[Letti per viaggiare] Il cortigiano e l’eretico

Formidabile il viaggio in cui ci trasporta questo libro, con l’autorevolezza del saggio e il piacere del romanzo. Leggendolo abbiamo attraversato baronie e principati germanici, da Magonza ad Hannover, tra i fumi della Guerra dei Trent’anni scaturita in origine da follie religiose, e infettata alla fine da prosaiche lotte dinastiche. Su una carrozza cigolante abbiamo raggiunto la Parigi del Re Sole, dove furono anni frementi. Poi in nave verso l’Inghilterra delle nebbie, e di nuovo in battello alla volta dell’Olanda. Qui, finalmente, siamo approdati nella città più bella del mondo, Amsterdam, che faceva a gara con L’Aia per ricchezza e vita bella. Ovviamente siamo a metà del 1600, quando i destini di due uomini si intersecano nel momento esatto in cui entrambi si trovano a far dono all’Europa del pensiero che avrebbe fatto finire il Medioevo e iniziato la modernità. Seguendo la vita dell’olandese Spinoza e del germanico Leibniz, giovani e insuperati geni in bilico fra teologia e politica, Matthew Stewart ci immerge in una storia coinvolgente come mai si potrebbe immaginare, niente a che vedere con la noia di fiction e fantastorie, perché qui, questa avventura entusiasmante è assolutamente vera.

Diversissimi fra loro: gentleman dalla vita quasi monastica Spinoza, nutrito solo dal proprio intelletto che blandì l’infinito come pochi pensatori nella storia della filosofia occidentale; ambizioso cortigiano Leibniz, affetto da una sorta di sindrome di Salieri ante litteram nei confronti del primo, cosa che forse gli impedì di eguagliarlo nella profondità speculativa. Eppure anch’egli fu un prodigio di scienza e profondità di pensiero, decidendo di combattere per tutta la vita, con tutte le proprie forze, contro la filosofia dell’altro per il terrore di comprendere quanto invece ne fosse attratto. Perché questo libro non è solo un bell’affresco storico dell’epoca, un racconto eccitante sulla vita di due protagonisti tanto seducenti, ma è soprattutto un magistrale insegnamento sul pensiero di due intellettuali che non ebbero paura a viaggiare su picchi teologici tanto impervi. Eccone un assaggio. Dio ha una scelta? Spinoza lo nega, Leibniz lo afferma. Per il primo, Dio non sceglie nulla perché non si distingue dal mondo che avrebbe scelto, Dio è il mondo, l’intera natura delle cose, tutto ciò che esiste; e le cose esistono in questo modo semplicemente perché sono così, come un triangolo non sceglie di avere tre angoli, ma semplicemente ha tre angoli.

Per l’altro, invece, Dio non solo sceglie, ma sceglie il meglio; quindi questo Dio è separato dal mondo, lo precede e lo guida. Per l’olandese è inconcepibile un Dio che decida a un certo momento di creare qualcosa, seguendo un suo capriccio, o, peggio, una sua necessità: significherebbe ammettere l’incompletezza di Dio, il suo dipendere da qualcosa d’altro rispetto alla propria assolutezza. Per il tedesco se Dio non sceglie, significa che neppure l’uomo, allora, lo può fare, assistendo quindi inerme al crollo di ogni libertà e di ogni responsabilità, e soprattutto alla perdita di ogni prospettiva di bontà divina. Quando i due si incontrarono finalmente di persona all’Aia, quel 18 novembre 1676, nella modesta ma deliziosa casa di Spinoza, si stavano confrontando due mondi, due epoche, forse due illusioni, ma di sicuro qualcosa dopo quel giorno cambiò nella vita dell’Occidente.

Il cortigiano e l’eretico – Leibiniz, Spinoza e il destino di Dio nel mondo moderno | di Matthew Stewart | Feltrinelli Editore, Universale Economica – Saggi, 2013 | pp. 300 | euro 12,00

Testo di Andrea B. Nardi RIPRODUZIONE RISERVATA © LATITUDESLIFE.COM

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