Turchia | Olympos: esploratori nella città dimenticata


Olympos come era un tempo

In Turchia, nel cuore dell’antica Licia e nei pressi dell’omonimo monte, si trova Olympos: città ellenica ormai dimenticata, ma dal fascino intramontabile.

Cosa resta dello splendore dell’antica civiltà? Sassi. Abbandonati e poi dimenticati, per lungo tempo. È soprattutto questo – la sua natura effimera e malinconica – a rendere le rovine di Olympos una delle mete più affascinanti della costa mediterranea occidentale della Turchia. A circa 70 chilometri da Antalya, Olympos oggi è una località turistica molto frequentata e nota soprattutto per le tipiche case sugli alberi: un must per tutte le pensioni che vogliono ancora attirare i viaggiatori, la vita notturna e lo splendido mare. A conti fatti, un caotico parcheggio all’aria aperta. Nascosta nel bosco però, a pochi passi dal Mediterraneo, sorge l’antica città. O, almeno, quello che ne rimane. Nulla a che vedere con la magnificenza di altri siti archeologici turchi come Hierapolis o Efeso: la bellezza di Olympos è timida, silenziosa. Risalente al periodo ellenistico, la città dell’antica Licia sorge su un fiume che porta direttamente al mare. Oltre ai resti greco-romani (una necropoli, le mura, il teatro, templi e tombe monumentali) vi sono anche due piccoli castelli di epoca medioevale. Dal diciottesimo al ventesimo secolo, però, Olympos è stata sostanzialmente dimenticata: solo quando alcuni nomadi si sono stabiliti nel luogo, i turchi si sono improvvisamente resi conto della ricchezza di questo sito, lo hanno ripulito e fatto fruttare. Oggi vi si può accedere pagando 10 lire turche (circa 4 euro).

Non è difficile lasciarsi rapire dal fascino insolito del luogo, incarnato proprio dal senso tragico di abbandono, rovina. I resti della città sono in parte nascosti nella vegetazione, quasi sommersi, ancora una volta sull’orlo dell’oblio. L’impressione è che pochi se ne prendano cura oggi. Nonostante questo la struttura della città, in alcuni punti, è ancora straordinariamente conservata: è possibile percorrere le strade, riconoscere chiaramente le mura, camminare nel letto asciutto dei canali. Allontanandosi dalla via principale, che porta alla spiaggia, e addentrandosi sempre più nel cuore del bosco, capita di ammirare una tomba con un’iscrizione greca ancora perfettamente leggibile, ma quasi sepolta, o un mosaico sporco di terra, con la stessa naturalezza con la quale si trovano lungo il sentiero un fiore o un insetto. La bellezza di Olympos è proprio nello scoprirla con i propri passi e i propri occhi, immaginarla nel suo passato splendore ormai divorato dalla natura. Cosa ne resterà fra dieci anni, di questo passo, non è difficile prevederlo. Per ora le sue macerie ricordano, più che la gloria del passato, la fugacità di ogni presente.

Testo di Chiara Beretta | Foto web

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