Mostre d’Arte a Rovigo | Ossessione Nordica fino al 22 giugno 2014

A Rovigo, fino al 22 giugno 2014, tra le mostre d’arte c’è l’Ossessione Nordica: un confronto tra quei temi estetici e storici nell’entusiasmante incontro fra i pittori del Nord Europa e quelli italiani alla fine dell’Ottocento.


C’è una cosa in Europa andata inesorabilmente perduta con la fine dell’Ottocento, o, meglio, con la conclusione di quel Secolo Lungo esploso nella Rivoluzione Americana del 1775 – e non, come si pensa, nella Francese –, e crollato nel baratro della Grande Guerra del 1914. Ed è proprio lo spirito ottocentesco. Reduci da millenni di servaggio fisico e spirituale, imprigionate in prestabiliti recinti ancora feudali, nel XIX secolo finalmente le genti si appropriarono via via di quell’ignota libertà individuale che le spinse a cambiare radicalmente il mondo, a rivoluzionarne le società, a sconvolgerne il pensiero, e infine a esplorarne ogni regione lontana. Era nato l’uomo romanzesco. Le grandi teorie politiche, le ribellioni sociali, le avventure umane: dalle elite intellettuali questo spirito passò rapidamente ai popoli, e si assistette a lotte epocali per idee nuove, a migrazioni bibliche in cerca di nuova vita, generazioni di giovani si immolavano contro le ingiustizie e intere popolazioni si avventuravano alla scoperta dell’inesplorato. È l’epoca di Mazzini e di Lenin, dei Carbonari e degli Anarchici, ma anche dei pionieri americani. È il mondo mitico di Wagner, ma è lo stesso altrettanto eroico del popolare Verdi. Figli del secolo saranno Jack London e Darwin, Lincoln e Nietzsche, e infiniti altri monumenti. Nessuno aveva più paura ad osare, ogni conquista era compiuta per la dignità dell’uomo.

Poi tutto ebbe fine con la rinnovata follia della Prima Guerra Mondiale. Tutto ciò per cui si era lottato non era servito a nulla, l’Europa tornò a essere di nuovo ottusa e maledetta. E terre nuove da scoprire per salvarci e ricominciare non ce n’erano più. Non ci siamo mai più ripresi da questo shock. Oggi quello spirito idealista e romantico ha lasciato il posto alla miseria mentale della nostra epoca, privi d’ogni entusiasmo e dignità, derubati d’ogni speranza di futuro e di vita migliore, incatenati nella globalizzazione della nostra cameretta da cui è ormai impossibile salpare per altri lidi che non siano chat e social network, e dove il massimo dell’avventura vitale risiede nella settimanale discesa all’outlet. E il precipitato di tutto ciò è nello stordimento lisergico dei nostri politici, ragionieri immorali, burocrati criminali, burattini dei nuovi feudatari invisibili che comandano il mondo. Eppure quello spirito ottocentesco fu tanto forte, tanto dinamico…

Chi volesse assaporarlo ancora, non perda la mostra L’Ossessione Nordica, a Palazzo Roverella di Rovigo, dove si confrontano proprio quei temi estetici e storici nell’entusiasmante incontro fra i pittori del Nord Europa e quelli italiani alla fine dell’Ottocento. «Alle Biennali Veneziane arrivarono le opere dei “Nordici” (tedeschi, scandinavi, ma anche svizzeri) e nulla fu più come prima. I paesaggi del profondo nord, i ritratti, le scene di interno conducevano a mondi e a sensibilità diverse, lontane, potenti. Trasudavano un fascino che colpiva dentro. Raccontavano altri luoghi, reali e fantastici, popolati di sentimenti profondi, di miti, di sogni, di simboli. Lontani eppure vicini all’intimo di ciascuno e per questo fonte di una malia da cui risultava impossibile non farsi contagiare. Allora come ora. Gli artisti italiani, uomini di sensibilità ancora più acuta, furono stregati dalle opere di Klimt, Böcklin, Hodler, Klinger e Munch, il nuovo delle Biennali».

L’arte del Secolo Lungo ne interpreta appieno le infinite valenze, e il suo inesauribile articolarsi di motivi e atmosfere si rispecchia con esattezza in questa rassegna dalla rara connotazione meno commerciale che culturale. Quasi 150 dipinti tra simbolismo e realismo, tra visioni del sublime e argomenti domestici, tra ritratti espressionistici e paesaggi leggendari. C’è lo stupore mitologico inseguito lungo scogliere e laghi boreali, e c’è la fatica vera di pescatori e marinai rugosi, ci sono i silenzi notturni dei boschi e quelli di piccole case ordinate, ci sono i fiordi e la neve, e l’anima che li interpreta a modo suo. Ci sono gli italiani colpiti ed elettrizzati dei nuovi sentimenti pittorici scesi sulla Laguna, pronti ad assimilarli attraverso la propria mediterraneità. Ci sono le maschere e i volti dell’umanità, c’è l’erotismo sublimato del corpo femminile, c’è la fantasia della mente e la fascinazione della natura, ma su tutto ci sono i colori freddi ed energici di questi pittori che abbracciarono e furono a loro volta riabbracciati dalla cultura pittorica italiana. C’è un mondo dove ancora si poteva sognare e sperimentare, esplorare e ricordare, pensare e ripartire. Un mondo ancora vicino a noi ma ormai terribilmente lontano.

Cosa: L’ossessione nordica – Böcklin Klimt Munch e la pittura italiana

Dove: Rovigo Palazzo Roverella

Quando: fino al 22 giugno 2014

Testo di Andrea B. Nardi | Foto web

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