Roma insolita: il cimitero acattolico sotto la Piramide


Roma ha un lato nascosto, che va oltre il Colosseo e i Fori Imperiali. Il cimitero acattolico, ad esempio, offre l’occasione di conoscere i gatti della Piramide.

Nell’estate del 1822 un giovane poeta inglese salpò da Livorno per Lerici, dove lo aspettava la moglie Mary. Si chiamava Percy, avrebbe compiuto trent’anni di lì a poco e con lui c’erano un amico e un marinaio. I tre naufragarono e i loro corpi furono ritrovati lungo la costa di Viareggio qualche settimana dopo. Il corpo di Percy venne cremato sulla spiaggia alla presenza di Mary, del poeta Byron e di altri nobili inglesi. Il fuoco consumò tutto tranne il suo cuore, che Mary raccolse e custodì in una scatola di legno. Riferendosi al marito, Mary aveva scritto:”La mia vita è nella luce dei suoi occhi e la mia intera anima è completamente assorbita da lui”. Quando anche lei morì, molti anni dopo, la scatola venne aperta. Il cuore di Percy, avvolto in un panno di seta, si sbriciolò in polvere.

Questa storia, che abbraccia tanti temi cari al romanticismo, mi venne raccontata quando ero ragazzino e sognavo di fare l’esploratore e lo scrittore. Bastò per farmi scappare a Roma, di nascosto dai miei genitori. Partii in treno da Modena, una domenica di marzo, con lo zainetto, la merenda, la cartina della città e un libro. Quel libro era “Frankenstein” di Mary Shelley, proprio la moglie di Percy. Le ceneri del poeta sono sepolte a Roma nel Cimitero degli Inglesi, all’ombra della Piramide Cestia. Mi dissero che la sua tomba era vicino all’angelo che piange, la scultura più celebre del cimitero, opera di W. W. Story per ricordare la moglie. Così la trovai. Una lapide bianca accanto a un cipresso. Sul marmo c’è scritto “Cor cordium”, cuore dei cuori. Due parole a racchiudere il soffio di un amore che non si è spento con la fine della vita. L’angelo del dolore di Wetmore Story è poco lontano, accasciato sul marmo con le sue grandi ali.

Qui riposano tanti stranieri che hanno amato Roma. Le loro vite, lontane da noi, sono diventate storie e quest’isola verde le custodisce. Ci sono l’attrice Belinda Lee, l’esploratore americano Thomas Jefferson Page, il pittore tedesco August Riedel, gli italiani Antonio Gramsci, Carlo Emilio Gadda e il fisico Bruno Pontecorvo. La tomba di un altro grande poeta inglese, John Keats, è visibile dall’esterno anche quando il cimitero è chiuso, grazie a una finestrella sul muro di cinta. Keats morì a Roma nel 1821 a soli venticinque anni, assistito dall’amico Joseph Severn che gli sarà poi sepolto accanto. La lapide di Keats è anonima per volontà dell’artista. L’iscrizione dice:”Qui giace un uomo il cui nome è stato scritto nell’acqua”. Quando venne ritrovato sulla spiaggia, Percy aveva addosso la sua giacca da studente e nelle tasche un libro di Eschilo e uno proprio di Keats.

La visita al Cimitero degli Inglesi (o cimitero acattolico) di Roma è anche un modo per conoscere i celebri gatti della Piramide. Da una trentina d’anni un piccolo gruppo di volontari si prende cura della colonia felina che vive nella zona archeologica ai margini del cimitero. Grazie alla dedizione della signora Matilde, che negli anni ’80 per prima ha preso a cuore la loro sorte, oggi i micetti trovano riparo, cibo e cure veterinarie. Chi vuol dare una mano è accolto a braccia aperte. Se avete l’occhio attento saprete trovare, nel cimitero, la tomba del gatto Romeo, minuscola e appartata.

Chi si ferma a Roma per la cena, cosa che io non feci durante quel viaggio clandestino da quattordicenne, deve andare a conoscere la Locanda dei Girasoli. Potrete gustare le specialità della cucina romana in una realtà che nasce per promuovere l’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down. Qui, ormai da diversi anni, si coniugano professionalità e solidarietà, in un progetto vincente di imprenditoria sociale. Nel caso vi innamoriate anche voi delle storie di Percy Bysshe Shelley, di Keats e dei poeti romantici inglesi, sappiate che oggi la baia di Lerici è chiamata Golfo dei Poeti proprio in loro onore. A Viareggio c’è un monumento accanto a luogo in cui fu ritrovato il corpo di Percy, mentre a San Terenzo, presso Lerici, esiste ancora Villa Magni, la “bianca casa sul mare” dove Mary attese inutilmente il marito. Ma di questo, magari, racconterò un’altra volta.

Testo di Devis Bellucci | Foto web

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