Tunisia | Primavera araba



Spirano nuove brezze in Tunisia. Sotto la buona stella di una Costituzione nuova di zecca, il Paese nordafricano si accende di modernità, brilla per ospitalità e accoglienza. Vento in poppa e si parte: in viaggio verso sud, cavalcando i paesaggi pre-sahariani.

Primavera in rosa

L’aria sta cambiando. I treni passano ancora lenti nel sud della Tunisia, eppure, come nella strofa di Battiato, qui c’è “voglia di vivere a un’altra velocità”. Una velocità che con la fretta non ha nulla a che fare. È una velocità mentale. Perché nel più piccolo stato del Nord Africa ultimamente succedono cose; le vestigia dell’antico passato e il continuo flusso di popoli che lo hanno attraversato ne fanno un Paese accogliente; una  Costituzione appena varata, che sancisce la parità tra uomini e donne, ne fa un Paese moderno. A portare alta la bandiera della Tunisia nel mondo c’è Amel Karboul; poco più di 40 anni, curriculum interminabile, sorriso schietto, la prima donna a ricoprire la carica di Ministro del Turismo punta tutto su sicurezza e destagionalizzazione. Seppur la strada non sia completamente sgombra, si risale la china; il 2014 si prospetta bene considerando un 2013 chiuso, malgrado gli eventi difficili, tutto sommato positivamente. Merito anche di un’offerta che tende sempre più a diversificarsi. Accanto ai nomi blasonati delle grandi catene alberghiere, fioriscono le maison de charme e i boutique hotel ed eccellono i centri talassoterapici e le Spa, tra le meglio attrezzate. La remise en forme, per cui è conosciuta, è cominciata. Il Paese riparte da sé, c’è poco da inventarsi: mare cristallino, incantevoli spiagge, catene montuose, deserto e un patrimonio culturale millenario lo delineano come una destinazione da vivere in ogni momento dell’anno. Complici i prezzi abbordabili, non resta che andare. A bordo di un 4×4 si percorre il deserto,  scompigliati da un vento che sa di libertà. E si abbassino pure i finestrini: in Tunisia è primavera da un pezzo.

Deserto, la star!

Di primo acchito, ci si guarda attorno dubbiosi, in cerca dei segni di una qualsiasi presenza. Non stupirebbe se dai covi della brulla Matmata, spuntasse una silhouette di aliena umanità. A portarci improvvisamente sulla Terra ci pensa l’improvvisa e fragorosa comparsa di gruppi organizzati, accorsi probabilmente da  Djerba, nell’immancabile tour per la città troglodita,  sul set di Star Wars. Già, perché l’isola dolce, approdo epico di Ulisse, mito moderno del turismo stanziale, in realtà  è il punto di partenza perfetto per un’escursione alla volta del deserto. Sono passati 37 anni, ma l’Hotel Sidi Driss, dove nacque Luke Skywalker, continua a essere la prima tappa obbligata verso il Grande Erg, almeno per i cinefili. Spartano e senza fronzoli, forse poco adatto a chi cerca una sistemazione confortevole, questa specie di ostello vale forse la visita più per la tipicità architettonica dei cortili a pozzo, che per ammirarne i cimeli custoditi. Un paesaggio lunare di crateri depressi e abbarbicamenti petrosi circonda la cittadina berbera, scelta da Lucas per il primo episodio di Guerre Stellari. Ma Matmata non è l’unica città in cui il regista ambientò la celebre saga. Da qui a Tozeur, i déjà vu di paesaggi già noti  potrebbero essere ricorrenti. Oltrepassata Douz, la porta del deserto, si apre uno scenario di bellezza incomparabile. Un centinaio di chilometri di strada sopraelevata attraversa lo Chott el Jerid, uno specchio di sale di 5000 chilometri quadrati che sotto i bagliori solari riflette tutte le tonalità che vanno dal rosa all’indaco. Pare quasi di vederlo Luke, nell’immensa landa desolata dove osservava i due soli; ahimè, è solo un miraggio, fenomeno assai frequente da queste parti. Battendo la strada, i panorami indefiniti prendono invece una forma nitida. Eccola Tozeur, che spunta dietro verdi ombrelli grondanti di datteri.  Oggi i deliziosi frutti prodotti nell’oasi sono tra i più apprezzati al mondo. Buoni non solo da gustare, ma anche da provare negli impieghi più disparati: dalla cosmetica, alla medicina naturale, alla gastronomia, i campi in cui vengono utilizzati non si contano. Chi volesse saperne di più, non può mancare la visita dell’Eden Palm, un eco-museo in cui è possibile osservare l’agricoltura a livelli all’interno del palmeto e prendere parte ai laboratori. Più di 200 sorgenti danno linfa vitale a questa che è la seconda palmeraie per estensione di tutta la Tunisia; oltre 200 mila palme, ma c’è chi è pronto a scommettere che siano il doppio, abbracciano il labirinto di vicoli stretti di Olued el Hadef, il cuore antico; il tempo sembra essersi fermato sotto cornicioni di costruzioni in cui mattoncini ocra intessono di trame geometriche le belle facciate. Qualche carretto di passaggio, bimbi che giocano tra cantieri aperti e il passeggio di donne con i volti coperti scandiscono i ritmi rilassati dei numerosi localini dove si ozia fumando la shisha. All’ombra del Cafè Culturel Hoch el Abbes, si aspetta il crepuscolo disquisendo vivacemente di arte, fotografia e letteratura. Per il resto, benché Tozeur sia una delle città più visitate del Paese, appare abbastanza ordinata. Lasciata la Zona Touristique, habitat degli hotel colossali, a qualche dozzina di chilometri da qui si prepara un tramonto megagalattico: tra le dune desertiche di Ong Jemal – il collo del cammello – la luce morbida accarezza quel che resta del Mos Espa, l’osservatorio di Darth Maul nell’episodio The Phantom Menace di Guerre Stellari. Ciò che rimane del set originale è un grappolo di edifici in mezzo ai quali si dimenano turisti divertiti a farsi immortalare nell’immancabile foto con volpe del deserto. La vista da Oscar sull’immensa distesa di sabbia ripaga dall’affanno di liberarsi di baby-venditori che tirano per la giacca. Canyon, gole, depressioni e falesie si insinuano tra curve e tornanti fino a Tamerza. Dell’antico villaggio, abbandonato dopo la distruzione dell’alluvione del ’69, non rimane che qualche rudere, oggi divenuto polo d’attrazione. E quest’apparente immagine di abbandono fa lezione. In tempi in cui nel turismo sembra che paghi la ricercatezza  ostentata e lo sbigottimento forzato, la desolazione ci piace. Ed è stupefacente.

Strutture stellari

Brillano di luce propria le innumerevoli  strutture che punteggiano la Tunisia del sud. Non mancano le sontuose dimore da mille e una notte e le grandi catene alberghiere, ma le vere chicche della ospitalità sono le dar:  case ristrutturate e curate nello stile, con pochissime camere e un’atmosfera at home, in cui godere della tipica accoglienza tunisina, fatta di calore e intimità. A Djerba, nel cuore di Erriadh sorge Dar Dhiafa, uno degli esempi più riusciti di recupero architettonico: 8 camere e 6 suite, tutte arredate con mobili di grande manifattura. Si affacciano su un meraviglioso patio ombreggiato da palme altissime le 7 suite uniche di Dar Tozeur, una casa tradizionale nel cuore della medina di Tozeur. Dalle terrazze panoramiche la vista sui tetti della città si allunga sino allo Chott el Jerid. Piglio eco-chic quello di Diar Abou Habibi: si dorme in lodge costruiti come palafitte in mezzo al palmeto di Tozeur, per un’esperienza coinvolgente  a tu per tu con la natura. I design-addicted devono allungarsi fino a Nefta: la mente geniale del progettista francese Matali Crasset ha partorito un boutique hotel contemporaneo, il Dar Hi. L’attenzione è tutta sulla scelta dei materiali, bio e sostenibili, e sul recupero a bassissimo impatto.  Atmosfera intima e confortevole da Tamerza Palace, 5 stelle su la route de Midès. Le camere sono essenziali e confortevoli, ma il fiore all’occhiello è la vista mozzafiato che dalla piscina si spinge fino ai resti del vecchio villaggio, vicinissimo.

Testo di Francesca Calò   Foto Francesca Calò e Shutterstock. © LATITUDESLIFE.COM RIPRODUZIONE RISERVATA

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