Alla scoperta della via dell’ambra tra Mare del Nord, Baltico e Mar Mediterraneo

Un itinerario antico e la magia di ciò che è prezioso e nasce nelle pieghe della terra per brillare grazie al lavoro paziente di artigiani esperti in un’arte secolare: la via dell’ambra attraversa l’Europa dal Baltico al Mare del Nord per spingersi fino al Mediterraneo in un’intrigante strada del commercio che nei secoli ha intrecciato rotte, culture, leggende.

Mappa complessa le cui origini si perdono nella notte ancestrale di un tempo ignoto, la via dell’ambra attraverso i secoli ha disegnato il profilo dell’Europa attraverso una fitta rete di strade designate al trasferimento dell’ambra.
Se la comunità scientifica con il termine ambra identifica una qualunque resina fossile, abitualmente questo nome suggerisce i riflessi di fuoco della succinite, la varietà baltica più rilevante dal punto di vista mineralogico, molto ricercata, fin dall’antichità, e preziosa sul mercato come testimonia ancora oggi il ricco artigianato presente in luoghi della Polonia, Lituania, Svezia e Germania.
In queste aree, dove la resina è comune e assume decise sfumature, dall’arancione al giallo, da secoli vengono prodotti piccoli oggetti preziosi: monili a impugnature dei bastoni, pipe e persino navi in miniatura, una densa folla di materiali dalla fantasia estrema.

Nell’antichità dal Mar Baltico l’ambra attraversava il Mediterraneo verso Italia e Grecia, dove era nota come elektron, da cui deriverà la parola elettricità. Creati da processi millenari, i depositi di succinite hanno visto il costante alternarsi di tempeste marine e ghiacciai, che nel tempo hanno creato della natura un impasto di insuperabile bellezza: i giacimenti di ambra baltica sono considerati i più estesi al mondo.
Secondo gli scienziati questo tipo di ambra sembra provenire da una singola fonte botanica, tuttavia, ancora oggi le ricerche sul tema sono discordanti e, nonostante numerose indagini in corso, questa resina dall’anima luminosa affascina con il mistero di uno dei materiali più studiati XIX secolo, permeato dal senso inaccessibile di una natura che non svela le trame di se stessa, ma si concede solo nell’impossibilità di una comprensione totale.
Sembra che l’ambra rappresenti uno dei materiali più antichi utilizzati dall’uomo come decorazione e ornamento. La sua simbologia? Secondo la tradizione tenere in tasca dell’ambra protegge dalle negatività: se la magia non vi convince sappiate che l’ambra strofinata con lana o seta si elettrizza, di qui, forse, l’idea di un magnetismo capace di influire su quanto ci circonda. Simbolo del sole, il suo nome in tedesco antico è bernstein, dall’unione di bern, bruciare, e stein, pietra: pietra che brucia poiché è calda al tatto, simbolo della Dea Madre e auspicio di vita.

All’interno del corredo funebre del faraone egizio Tutankhamon sono presenti oggetti d’ambra, così come supporti nello stesso materiale sono stati rinvenuti presso il tempio di Apollo a Delfi in Grecia, mentre in epoca romana essa divenne un vezzo di moda fra le matrone latine.
Attraverso la Boemia lungo le rotte sul Mar Nero, nell’attuale Moldavia e in Russia, in tempi recenti Kaliningrad costituirà un’ulteriore zona dell’ambra: è in Russia dove si perdono le tracce di uno dei misteri più appassionanti dell’ultimo cinquantennio. Nella residenza della famiglia imperiale russa di Carskoe Selo, a una trentina di chilometri San Pietroburgo, all’iniziò del Settecento viene costruita la celebre Camera d’ambra, una stanza di 55 metri quadrati rivestita con sei tonnellate d’ambra. Smontata pezzo per pezzo dall’esercito nazista durante la seconda guerra mondiale, se ne perderà per sempre ogni traccia: oggi la Camera d’ambra ha un nuovo sorriso e dal 2003 è a disposizione del pubblico, faticosamente ricostruita grazie a documenti dell’epoca e testimonianze.

Maddalena De Bernardi
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