Sudan. Avventure nel blu


Il Felicidad II naviga verso nord e una sosta d’obbligo è il faro di Sanganeb, a 13 miglia da Port Sudan. Il faro è collocato su un reef appena affiorante e l’isolamento dei guardiani e dei militari che lo presidiano è assoluto. L’arrivo di una barca di subacquei è un evento: non c’è molto turismo in Sudan e in tutto il paese sono una decina le imbarcazioni attrezzate per le immersioni. Salendo fino alla “lanterna”, a 50 metri d’altezza, la barriera corallina brilla sotto di noi con i suoi intricati arabeschi e le sue lagune dal colore indefinibile, indefinibile perché non è mai uguale a se stessa.

Sanganeb non è solo un faro, ma anche uno dei siti d’immersione più spettacolari del mondo; qui imbattersi nello squalo martello è qualcosa di più di una eventualità. Anche gli squali grigi frequentano queste acque e s’incontrano in molti altri reef del Sudan. Il santuario di questi grossi pelagici si trova molto più a nord: è Angarosh Reef, un luogo che pochi subacquei hanno visitato e molti, al contrario, sognano di visitare. Angarosh, in arabo, significa madre degli squali e non è difficile immaginare perché. Vediamo i grigi, ne vediamo tanti, al punto che quando compaiono i pinna bianca quasi non ci si fa più caso. I più fortunati, quelli che sono scesi a maggiore profondità, vedono i martello, che qui sono di casa; Angarosh è famosa nel mondo proprio per questo motivo.


A cena, Carletto racconta le sue avventure con questi giganti che ha incontrato in altre parti del mondo. Basta stimolarlo un po’ e non sono solo i fondali a fare da quinta ai suoi racconti: mari tempestosi dove la barca a vela sembrava doversi smarrire, avarie improvvise risolte in modo rocambolesco, deserti assetati d’acqua e gonfi di petrolio, isole disabitate e … fanciulle non sempre generose, più difficili da trattare di uno spietato squalo bianco. Carletto vive come un vagabondo, passando da un mare all’altro per poi tornare là dove si è trovato meglio; come in Sudan; qui è una presenza fissa da parecchi anni. “ Hai qualcuno che ti aspetta, in Italia? ” gli chiediamo in tanti. Lui resta un attimo in silenzio, ti guarda come se ti vedesse per la prima volta e con aria pensierosa risponde: “ Sai, da quando ho ucciso il basilico, non ho più legami”. Poi si alza, saluta tutti e va a dormire, non prima di sussurrare: “ Se stanotte Dio reclama la mia carcassa, per favore buttatemi subito in mare; detesto la puzza.”

Anche questo è Carletto!

Testo di Pier Vincenzo Zoli | Fotografie di Carlo Farina (sub) e Ketty Cavini   © LATITUDESLIFE.COM RIPRODUZIONE RISERVATA


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