La Rioja, i polli in chiesa sulla strada del Santo

La strada di polvere bianca, d’un tratto, è invasa dal profumo di resina di pino, mescolata all’uva in maturazione. Inspiriamo a pieni polmoni, come se ne avessimo bisogno. Il cammino di Santiago non lesina piaceri di questo tipo, ma da qualche giorno avevamo la sensazione che La Rioja fosse più asciutta dei Pirenei e della Navarra. Le vigne, sparse sulle colline fin qui, erano basse e brulle, non riuscivano a offrire che poca ombra, né a fermare la polvere secca che costantemente veniva sparsa dal vento. Non era così fastidioso, intendiamoci. Tutta quell’asprezza ci faceva sentire come dei cow-boys ed è con questo spirito che abbiamo attraversato il grande canyon rosso all’uscita di Najéra e poi i campi di cereali della Sierra de la Demanda.

Ma adesso è diverso. Qualcosa di dolce è tornato a posarsi sul camino. Percorriamo la strada bianca in solitudine, ma per la prima volta da Saint Jean Pied de Port ci sentiamo un po’ meno avventurieri e un po’ più vacanzieri. In fin dei conti, realizziamo, stiamo passeggiando. Le vigne si fanno sempre più rare e tra i campi di grano inizia a comparirne qualcuno di girasoli. Con spirito leggero attraversiamo Ciriñuela e poi Cirueña. Siamo così ingenui, da non sapere che quella che abbiamo varcato è la strada tracciata da un santo. Sarà una pellegrina francese a ricordarcelo: “questo è uno dei tratti più densi di tutto il Cammino”, ci dirà mentre si allaccia le scarpe, “è stato tracciato da Santo Domingo, quasi mille anni fa. È stato lui a curare il sentiero e a costruire il ponte sull’Oja.” Sorpresa che non lo sapessimo, continuerà: “quello che state per raggiungere non è un paese tra i tanti, ma il Santiago de Compostela riojano!”

In effetti, non appena entriamo a Santo Domingo de la Calzada, ci accorgiamo che siamo circondati da leggende. In quella piazza, si dice, era arrivato un cavaliere francese travolto dagli spasmi del diavolo: quando ha visto il demonio abbandonare il suo corpo e fuggire a gambe levate ha capito di essere capitato nella città in cui era sepolto Santo Domingo. In quella via, un pellegrino di nome Bernardo è rimasto per giorni in preghiera: aveva percorso tutto il Cammino nella cecità e, giunto qui, Santo Domingo lo ha guarito dall’infezione agli occhi. Ma la nostra curiosità, ormai, ci spinge verso la Cattedrale. La pellegrina francese ci aveva guardato sorridendo e aveva detto: “andate a vedere cosa c’è nella Chiesa. Rimarrete sorpresi!”

Quando entriamo ci sentiamo avvolgere dal profumo del legno, mentre una luce morbida si posa sul retablo intagliato nel legno e nell’oro. È proprio in questo momento che sentiamo qualcuno imitare un pollo. Ci voltiamo e non vediamo nessuno, se non lui: il pollo. Anzi, sono due, i polli. Due polli veri, bianchi e grassocci, che ci guardano alteri, quasi offesi dai nostri occhi curiosi. Loro sono al proprio posto, nella Cattedrale, piuttosto noi, cosa vogliamo? Un autografo?

Usciamo come se avessimo appena fatto una figuraccia. La sera è Francesco, un hospitalero sardo, a raccontarci la storia. “Molti anni fa”, ci dice, “passò una famiglia di pellegrini il cui figlio era bellissimo. La figlia del locandiere si innamorò di lui, ma venne respinta. Umiliata, nascose una coppa d’oro nella bisaccia del pellegrino e corse a chiamare il magistrato che lo condannò a morte. I genitori guardarono il suo corpo pendere dalla forca e, con la morte nel cuore, ripresero la strada per Santiago. Quando mesi dopo ripassarono, sulla via del ritorno, videro il corpo del figlio ancora sospeso, sorridente. Sotto ai suoi piedi, c’era San Giacomo in persona, che lo teneva sollevato da terra. Non gli restava che correre dal magistrato: se San Giacomo lo aveva salvato, non poteva che essere innocente. Ma il magistrato scoppiò in una risata. Si pulì le mani dai due polli arrosto che stava mangiando e disse che il loro figlio era vivo come quel che c’era nel suo piatto. Miracolo!

Santo Domingo fece rispuntare le piume ai due polli arrosto e li fece svolazzare per la stanza! I due polli vennero portati nella Cattedrale del Santo. Non sono mai stati spostati, come segno di protezione dei pellegrini”. Guardo Francesco: “vuoi dire che sono sempre i due polli di allora?” Francesco fa un sorriso furbo, poi intinge il pane nel sughetto del pollo e dice: “beh, forse non proprio loro. Diciamo che sono i figli.”

Testo di Elia Rossi| Foto web RIPRODUZIONE RISERVATA © LATITUDESLIFE.COM

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