Nella Terra degli Dei / 3

…segue da Nella Terra degli Dei / 2

“Se hai deciso di intraprendere un viaggio in India le opzioni sono due: o sai benissimo a cosa stai andando incontro e accetti rischio e avventura o sei un totale sprovveduto e scappi dopo un paio di giorni. L’India è così, è una donna forte che si impone, una donna misteriosa che non ti dà subito fiducia, te la devi conquistare giorno dopo giorno, di conseguenza o la ami o la odi. Noi siamo partiti il 23  luglio 2014 con un bagaglio leggero e nessuna aspettativa ed è stata senza dubbio la scelta migliore: “Aspettati l’inaspettato e non avrai sorprese”.

Bombay. Questa è una città che veramente ti mette alla prova soprattutto per il fatto che igiene e pulizia sono in fondo alla scala delle priorità. L’infatuazione per questa terra infatti non è scattata in questa metropoli di sedici milioni di abitanti, troppo lontana da noi. Le strade qui si trasformano in luoghi per fare un pisolino o alla peggio servizi igienici a cielo aperto dove uomini e animali convivono negli stessi spazi. Fortemente sconsigliato dalla guida del posto inoltre di fare il bagno nell’oceano perché vi arrivano dritte le fogne. Il primo impatto è stato duro e quasi scoraggiante, ma una donna va corteggiata con perseveranza. La prima sera, storditi ed incerti, vaghiamo nell’ignoto, mangiamo del pollo decisamente troppo speziato per i nostri palati piemontesi in un ristorante più affollato di camerieri che clienti (la media era di circa quattro camerieri per cliente).

Scimmia indiana

Facciamo un bel tour guidato in macchina, speso una stupidata; ok la macchina non è condizionata e fa un caldo bestia ma la guida (che effettivamente guida) Akim è molto simpatico e preparato. Tra le scoperte più particolari c’è la “torre del silenzio”, visibile solo da lontano. Trattasi di un antico edificio in un parco nel centro di Mumbay appartenente alla religione Parsi (antichi seguaci di Zarathustra). Sulla cima della torre vengono portati i corpi dei fedeli defunti e lasciati lì. Se ne occupano gli uccelli. E la cosa sembra normale a tutti in città.

In India convivono decine se non centinaia di religioni differenti, ed i fedeli dell’una o dell’altra passeggiano tranquillamente davanti ai diversi luoghi di culto, senza problemi. Forse è solo una questione di rispetto. A salvare a pieni voti la situazione ai limiti della nostra percezione sensoriale, è infine arrivata la magica Elephanta Island, un’isola tropicale ad un’ora di traghetto dalla città, fortemente sconsigliato a chi soffre di mare. Appena sbarcati verrete accolti da un’atmosfera stile film di Indiana Jones: templi antichi, scavati nelle rocce, caverne, vegetazione simile ad una giungla. Si rimane estasiati dall’atmosfera selvatica che dona una sensazione di quiete, così vicina e al contempo così lontana dal caos cittadino. In conclusione, riteniamo che tre o quattro giorni siano sufficienti; questa città ti consuma, e i monsoni non aiutano e non sono mai clementi, mai.

Continua lunedì 17 novembre 2014…

Testo  di Arianna e Mattia Giannini | Foto di Vittorio Sciosia RIPRODUZIONE RISERVATA © LATITUDESLIFE.COM

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