A scuola in Cina

di Ivana  Stampeggi e Eleonora Subini

Come fa un giovane a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa cambiare e come farlo se gli unici contatti che ha sono con persone uguali a lui?
Il cinese nasce, cresce e vive tutta la sua vita a “fare il suo dovere”.

La vita normale di un giovane è studiare.
La scuola inizia alle 7:30, termina alle 12:00 per pranzo, pausa fino alle 14:00, rientro a scuola fino alle 18:00, pausa per cena fino alle 18:45, poi di nuovo fino alle 22:00, dal lunedì al venerdì. Il sabato, fino alle 17:00.

A casa hanno anche i compiti da fare.
Il sistema d’insegnamento è basato sulla ripetizione a voce alta, quindi gironzolare tra i corridoi di una scuola durante l’ora di lezione, significa ascoltare una costante cantilena di alunni che gridano in continuo le stesse cose. Non c’è un metodo costruttivo, tutti devono imparare tutto, non si sviluppano le qualità del singolo o l’intelligenza dell’alunno, non importa se sei più o meno predisposto ad una materia, devi memorizzare ciò che memorizzano tutti.
Per non contare l’imposizione dittatoriale dell’insegnante sull’alunno.
Altro che telefono azzurro o denunce gratis al professore.
Persino l’ora di ginnastica è faticosa, l’attività fisica è più simile a quella che si può vedere in una caserma militare che in una normale scuola superiore Europea.

Non esiste divertimento, libertà, inventiva in nulla di ciò che fanno.

Signora di Dali' che insegna a sua figlia il proprio mestiere

Finiti gli studi se sei “fortunato” trovi subito lavoro, ti sposi, fai un figlio, e inizi a risparmiare perché se ti nasce una femmina la devi mantenere fino al matrimonio, se ti nasce maschio devi assicurarti che possa mantenere la futura moglie e tutta la sua famiglia.

Una tipica famiglia cinese è composta da mamma, papà e un/a figlio/a. Un solo figlio perché il secondo ti costa più di 60000 ¥ (circa 8,000 euro) di tassa da dare allo stato.
Per la società cinese è impossibile pensare di non sposarsi, il concetto di famiglia è obbligatorio, una volta che la crei, ti è concesso un solo pargolo!

Il problema principale della Cina è lo stato che fa di tutto per impedire di avere un popolo “pensante”. Per far ciò monitora costantemente la comunicazione: internet è offuscato, Google non è il loro motore di ricerca perché ha troppe informazioni, quindi anche Gmail è impossibile da usare. Facebook è bloccato completamente, gli hacker hanno trovato il modo di sbloccare il sito, ma ovviamente è a pagamento, la televisione e i telegiornali fanno passare solo notizie ritenute ‘adatte’.
Solo chi ha studiato un po’ di più o chi è più ricco, ha la possibilità di venire a conoscenza che al di fuori della Cina il mondo è diverso e non come viene rappresentato dai media, il filtro dello stato cinese.
Imparare l’inglese è una cosa molto ardua, un decimo della popolazione parla un’altra lingua, quindi comunicare con stranieri, leggere degli articoli in internet o ascoltare le news del mondo è da tenere non in discussione.
Il loro scopo, ovviamente, non è distruggere l’economia degli altri paesi, non è far vedere al mondo che hanno i contanti o che lavorano più di te, loro lo fanno perché gli è stato insegnato così.
Per loro riuscire a ripetere e copiare bene qualcosa, è una grande soddisfazione. Sono bravissimi nel replicare, perché non hanno il permesso di essere creativi.

Non conoscono vie alternative, hanno solo capito che se fanno la stessa cosa in Italia possono solo vivere meglio, gli è concesso il lusso di fare il secondo figlio, che può andare a scuola gratis, che può studiare meno ore con una migliore qualità. Hanno capito che se vogliono andare in vacanza possono farlo addirittura per un mese, e non solo per una settimana, potendo tornare in Cina per visitare la famiglia. Se stanno male hanno l’assistenza sanitaria gratuita, e se paghi le tasse rientri pure in un piano pensionistico!
Diciamo che non possiamo biasimarli!

Quindi il cinese in Italia non ha fatto altro che fare ciò che l’italiano fa quando si trasferisce all’estero: cercare una vita migliore.
Purtroppo non si può giudicare la diversità culturale, si può solo cercare di comprendere, e se non sei contento, fai come loro: rimboccati le maniche e trasferisciti dove potrai essere più felice. ?es ?is

Foto Eleonora Subini  e Ivana Stampeggi | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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