‘Arbeit Macht Frei’ (il lavoro rende liberi)

del “Columnist” Federico Formignani

Quelli di ‘Je suis Charlie’, non molti giorni fa, hanno coagulato lo sdegno e la compassione del mondo con il loro sacrificio, perpetrato da ‘europei’ che hanno abbracciato senza riserve il programma (…programma?) sanguinario dell’Isis. Vittime in questo caso giornalisti-disegnatori dalle matite ingegnose e talvolta un po’ eccessive. Sappiamo che in altre zone del mondo per meno, molto meno di una semplice vignetta, si rischia la vita o si viene brutalmente discriminati perché il credo religioso non è quello musulmano. Questo grazie soprattutto ai nuovi profeti del terrore che dicono di agire in nome di un Dio che loro stessi non esitano a definire giusto e misericordioso. L’odio viscerale, qualunque esso sia, genera comportamenti difficili da comprendere e giustificare; ne risulta dunque che ogni persona, a causa delle scelte personali di vita, di pensiero e di fede, qualcosa sbagli a giudizio della fazione avversa e per tale presunto errore di appartenenza sia candidata alla condanna senza appello. Vite avvelenate, alla fine: per gli stessi musulmani di fede sunnita e sciita, tra loro in perenne contrasto; per gli abitanti del mondo occidentale, che molto spesso, in nome di una sovrastimata ‘cultura’, si ergono a giudici severi delle idee e dei comportamenti altrui; per quelli che vivono negli stati nei quali la ‘Sharia’ è legge imposta e assoluta; e per gli stessi ebrei che, ciclicamente, continuano la loro vita da ex-vittime, da ‘odiati’ perpetui anche da non poche frange di rappresentanti del cosiddetto mondo civile. In questo clima di tragico ‘nonsense’, viene ricordata la ricorrenza del 27 gennaio, Giorno della Memoria.

È questo il giorno del 1945 in cui sono stati abbattuti i cancelli di Auschwitz ed è stata conservata, monito per i posteri, l’ironica insegna in metallo riportata nel titolo. Molte sono le nazioni che hanno aderito al Giorno della Memoria, Germania compresa. La stessa ONU, per mezzo della risoluzione 60/7 del 1° novembre del 2005, l’ha fatta propria. Noi, qui, a Milano, abbiamo il personale ‘mausoleo’ che ricorda le vittime della ‘Shoah’. È il Binario 21 della Stazione Centrale. Da qui partivano i convogli di carri ferroviari adibiti al trasporto del bestiame, che i nazisti utilizzavano per stiparvi gli ebrei (oltre a zingari, avversari politici, portatori di handicap, omosessuali ecc.) da deportare in Germania, nei campi di concentramento e di sterminio rimasti purtroppo famosi nella geografia del dolore: Auschwitz con la sua subdola insegna, quindi Buchenwald, Mauthausen, Dachau, Bergen-Belsen, Terezin e altri ancora. Molti erano in paesi oggi indipendenti, al tempo inglobati nella Grande Germania del Terzo Reich. Anche l’Italia ha avuto il suo luogo di internamento: la Risiera di San Sabba, alle porte di Trieste. Non è un male che Milano abbia pensato di onorare con un museo permanente questo spaccato di storia che ha sconvolto il mondo; organizzando, tra l’altro, numerosi viaggi per i giovani delle scuole, verso i luoghi più sopra ricordati. Ciascuno di essi, crescendo (si spera) conserverà in maniera indelebile questo pellegrinaggio del dolore e della verità.

La tradizione ebraica definisce ‘Gentile Giusto’ chi non è ebreo ma vive nel rispetto di Dio. E forse solo Dio sa quanti Giusti si siano adoperati, in epoca nazista e fascista, per aiutare i numerosi individui che dappertutto venivano obbligati a srotolare, giorno dopo giorno, un’esistenza difficile e umiliante. Nel 1962 la Suprema Corte israeliana ha deciso di conferire il titolo onorifico di ‘Giusto tra le Nazioni’ alle persone, sparse nel mondo, che a vario titolo hanno compiuto atti d’eroismo o di sacrificio per aiutare gli ebrei a sopravvivere. Una commissione speciale ha cercato e cerca tuttora, malgrado gli anni trascorsi rendano sempre più difficile trovare superstiti, testimonianze e documentazioni che certifichino i rischi e le azioni coraggiose che i Giusti hanno affrontato.

A tutt’oggi, sono oltre 23.000 i Giusti tra le nazioni riconosciuti; oltre 6000 in Polonia, 5000 nei Paesi Bassi, 3000 in Francia e via via in tutti gli altri Paesi. L’Italia ha avuto 484 riconoscimenti, tra i quali anche quello dedicato a Gino Bartali, che usava la canna della sua bici per nascondervi i messaggi che avrebbero favorito il salvataggio di un ebreo.  È un vero motivo di consolazione che fra i Giusti vi sia anche il nostro Ginettaccio, campione di sport e di vita.

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