Indocina Mon Amour

di Elena Brunello

Un viaggio indietro nella Storia ai tempi delle rovine khmer fino ai tempi più recenti delle guerre che afflissero la regione nel XX secolo. L’Indocina di Angkor Wat, di Lunag Prabang, della giungla e del grande fiume dei nove draghi: il Mekong

Un paesaggio che rimescola colori violenti e carnali, tramonti infuocati, atmosfere surreali. Un territorio denso e nostalgico come i monsoni, intricato come la giungla e scorrevole come l’acqua che lo irriga in lungo e in largo. Dai paesaggi di montagna alle isole tropicali, la Natura domina incontrastata il territorio dell’Indocina Scorre attraverso il sud-est asiatico, vigoroso e forte come un serpente, il Mekong; le sue spire si snodano tra i pendii rocciosi, si insinuano tra le risaie umide e stritolano la scorza piena di vita della giungla selvaggia. Generato dalla roccia tibetana, il Mekong scorre per 4,880 chilometri attraverso la Thailandia, il Laos e la Cambogia, per gettarsi infine in Vietnam nel Mare Cinese meridionale. Questo luogo surreale, su cui oggi galleggiano centinaia di sampan e che nella zona di Kien Giang è tutelato come riserva delle biosfera UNESCO, fu teatro di scontri violenti durante la terribile guerra che afflisse il Vietnam tra il 1955 e il 1975. Sulla riva limacciosa del Mekong, scavate nella roccia fredda del Laos settentrionale, si trovano le grotte di Pak Ou, al cui interno sono ospitate centinaia di piccole statue del Buddha. Seguendo il corso del fiume verso sud il Mekong si allarga per fare spazio alle isole Si Phan Don, nella provincia laotina di Champasak; un arcipelago remoto e paradisiaco che appare e scompare con le piene del fiume. Le sue acque, abitate dai bizzarri delfini dell’Irrawaddy, precipitano prepotentemente nella meravigliose cascate di Khone Pphapheng, le più grandi del sud-est asiatico. Il Mekong decide ancora le sorti del lago cambogiano di Tonle Sap, il più ampio bacino d’acqua dolce dell’Indocina, che, durante la stagione dei monsoni, si ingrossa del corso dell’omonimo fiume, allagando campi e foreste tutto intorno. Questa biosfera naturale si trasforma allora nel luogo ideale per la riproduzione dei pesci, che vengono poi portati a valle per sfamare oltre 3 milioni di abitanti. Meta prediletta dai turisti più avventuruosi e dai backpackers appassionati di rafting e arrampicata su roccia, Vang Vien, in Laos, è una tranquilla cittadina adagiata sulle rive del Nam Song e circondata dalle colline.

Ta Prhom

Attraversata la frontiera col Vietnam si scopre un altro itinerario per chi ama l’avventura; la National Route 1A, ventuno chilometri di strada di montagna che si snodano lungo il dorso e i fianchi delle montagne per attraversare il passo di Hai Van e raggiungere così l’antica capitale del paese: Hue. Città imperiale dal 1802 al 1945, custodisce ancora le rovine della cittadella del XVII secolo, al cui interno si trovano il colorato ponte Thanh Toan, la Città Proibita e le tombe reali. L’acqua domina ancora il paesaggio laotino dell’altopiano Bolaven, dove i laghi, le cascate e la vegetazione lussureggiante nascondono i villaggi delle minoranze etniche della zona. E infine, la Natura selvaggia si addormenta al tramonto, quando la notte cala e stormi di pippistrelli si levano in volo tra le palme colorate di blu e illuminate dalle stelle. All’orizzonte si allunga il mare, custode di luoghi incantati. L’isola di Kho Kong sorge al largo della costa della Cambogia. Qui si trova un solo piccolo villaggio di pescatori, mentre la costa occidentale vanta sei isole tropicali ancora incontaminate. Tuttavia è sicuramente la baia vietnamita di Halong la meta più famosa della regione. Sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è sicuramente il luogo più famoso e fotografato del paese. L’acqua turchese della baia è costellata di formazioni rocciose calcaree che sorgono dall’acqua come giganti.

E’ la Natura a preservare la cultura di Laos, Vietnam e Cambogia. Sono le radici centenarie degli alberi che hanno protetto e avvolgono ancora le meraviglie architettoniche di Angkor Wat. Questa perla dell’architettura mondiale fu prima un tempio induista e poi buddhista, nonchè il più grande complesso religioso del mondo. Il tempio venne costruito dall’imperatore Suryavarman agli inizi del XII secolo e funse da capitale dell’Impero Khmer. La mattina sarete sorpresi da quanti turisti si levano all’alba per andare a vedere lo spettacolo memorabile del Sole che sorge sulle rovine di Angkor. Scoperto alla metà del XIX secolo durante l’epoca della colonizzazione francese, quando ancora era ingoiato completamente dalla giungla, questo complesso architettonico è oggi considerato una delle Meraviglie del Mondo. I wat, templi sacri, non finiscono però qui. Ad Angkor Tom, nei pressi della cittadina di Siem Rap, si accede attraverso una maestoso ponte di pietra i cui bordi sono decorati con le statue du 54 guerrieri di pietra. Ta Prohm è un tempio di Angkor costruito in stile Bayon. Diversamente dagli altri due complessi religiosi è stato lasciato come è stato trovato. Le radici prepotenti si sono fatte strada nella dura pietra, avvolgendo gli edifici in una morsa vigorosa. Luang Prabang, situata sulle rive del Mekong nel Laos centro-settentrionale, è un’altra Mecca degli appassionati di arte e architettura. Capitale del regno del Laos dal XIV al XVI scolo, smise di essere la residenza dei sovrani con la presa del potere da parte dei comunisti nel 1975. Nel 1995 il palazzo reale e i 33 templi che lo circondano diventarono Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Oggi Luang Prabang è considerata generalmente il cuore della cultura laotina, sebbene la capitale moderna sia Vientiane. Nel 1975 Paul Theroux scriveva che nella capitale del Laos “i bordelli erano più puliti degli alberghi, la marijuana era più facile da trovare del tabacco da pipa e l’oppio più diffuso di una birra ghiacciata”. Seppure le cose siano cambiate, a Ventiane raleggia ancora quello spirito di antica città di frontiera che la rende una sonnolenta cittadina asiatica. Il simbolo nazionale della città è senza ombra di dubbio il gigantesco stupa di That Luang, nonché il monumento più sacro della nazione. Il tempio di Wat Siskat è invece famoso per il suo chiostro e per le migliaia di piccole immagine del Buddha, costruite tra il 1500 e il 1900 per un totale di 6,800 immagini e statue. Il Buddha è ancora protagonista di questa città nell’incredibile Xieng Khuan, un parco in cui si trovano duecento statue del Buddha. Wat Pu, letteralmente il tempio della montagna, si trova su una bellissima collina che guarda la campagna circostante e il corso del fiume Mekong. Più antico ancora del complesso di Angkor Wat, questo tempio immerso in un paesaggio naturale selvaggio è una delle perle dell’architettura khmer. Tuttavia uno dei luoghi più misteriosi dell’Indocina è quello delle Pianure dei Vasi (Plains of Jars) dove centinaia di antiche giare di pietra giacciono a terra. Gli studiosi non sono ancora riusciti a definire il ruolo di questi grandi vasi, ipotizzando che potessero servire per la conservazione del vino o per la sepoltura dei morti.

Donne al lavoro

Avendo trattato la natura e la cultura locale dell’Indocina è bene ora soffermarsi sul ruolo cruciale che ebbero le potenze coloniali nello sviluppo e nel declino di nazioni come il Vietnam e la Cambogia. Partendo dall’architettura francese coloniale che rimescolò il gusto asiatico non si possono non citare Battabang in Cambogia e Hoi An in Vietnam. La città di Battabang sorge nel mezzo di quella fertile pianura che è chiamata “la ciotola del riso della Cambogia” ed è una vera ode al colonialismo francese che lasciò marcata la sua presenza nel gusto coloniale degli edifici. Hoi An sorge invece sulle rive del fiume Thu Bon, poco distante dalla costa. La città vecchia è un intrico di viottoli e stradine ai cui lati fanno capolino begli edifici coloniali dalle ampie stanze e dagli eleganti porticati. Se il colonialismo europeo in Indocina ha lasciato sicuramente il segno nell’eleganza delle architetture e nella raffinatezza della gastronomia che si è andata a legare con l’eccellenza dei prodotti e della tradizione locale, ha però anche lasciato ferite profonde e dolorose che solo in questi ultimi anni i cambogiani e i vietnamiti stanno cercando di superare. Sia la Cambogia che il Vietnam furono sconvolti per lunghi decenni da terribili guerre. La Cambogia uscì da un logorante conflitto durato cinque anni che vide il partito dei Khmer Rouge salire al potere nel 1975 e infliggere, per i quattro anni successivi, al suo stesso popolo uno dei più crudeli genocidi della Storia; genocidio documentato dal giornalista del New York Times Sidney Schanberg e ripreso nel celebro film Urla del Silenzio. Se Phnom Phen, capitale della Cambogia, è famosa per i suoi edifici storici come il Palazzo Reale e la Silver Pagoda, non si possono non visitare il Museo S-21 sul Genocidio e i cosìdetti Killing Fields, situati a soli 15 chilometri dalla capitale; veri e propri campi di sterminio dove vennero ritrovati gli scheletri di milioni di cambogiani e che documenta un massacro che vide scomparire dalla faccia della Terra quasi la metà della popolazione del paese. In questo contesto è interessante visitare l’Hotel Le Royal di Phnom Phen che, prima della fuga delle ambasciate nel 1975 e dell’entrata in città del terribile generale khmer rouge Pol Pot, ospitò tra i migliori e più coraggiosi giornalisti del XX secolo. Il Vietnam per un lungo e doloroso periodo che andò dal 1960 e il 1975 venne dilaniato da una spevantosa guerra tra il sud filoamericano e il nord comunista del paese. Conosciamo in Europa e in generale in Occidente quanto questa guerra costò in termine di vite umane e quanto fu importante per lo sviluppo di un certo tipo di ideologia rivoluzionaria dei movimenti anti-bellici che invasero il mondo in quegli anni difficili. Per questo motivo in un viaggio in Vietnam è opportuno visitare, oltre alla parte storica dei quartieri coloniale e cinese di Ho Chi Minh City, musei cruciali per la Storia del Paese come il Museo dei Ricordi della Guerra.Un viaggio in Indocina svela i misteri e le bellezze dell’Oriente. Tra fiumi, foreste, stupa dorati, giganteschi buddha dei wat e le rovine maestose delle perle khmer come Angkor Wat e Wat Pu, si profila anche la Storia più recente, dal colonialismo del Novecento alle conseguenze più recenti della Guerra Fredda in Asia. ? eb

Foto NAAR| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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