Mantova, viaggio nel Limbo di una città

Testo di Elena Brunello

La Mantova di Virgilio, di Andrea Mantegna, di Leon Battista Alberti e di Giulio Romano. Viaggio nel Limbo di una regione alla scoperta del Rinascimento italiano.

“Mantua me genuit”. Mantova mi diede i natali, dice un’iscrizione sulla pietra levigata di una famosa tomba di Napoli. Qui riposano le spoglie dell’ “altissimo poeta” del “buon maestro” Publio Virgilio Marone, la guida che accompagnò Dante attraverso i regni ultraterreni della Divina Commedia. Nel I canto dell’Inferno Virgilio spiega a Dante “Non omo, omo già fui, e li parenti miei furono lombardi, mantoani per patria ambedue”. L’autore di uno dei testi più importanti della letteratura latina, l’Eneide, nacque nel 70 a.C a Pietole, nei pressi di Mantova. Il grande poeta latino che diede i natali alla bellissima figura letteraria di Enea, progenitore leggendario della stirpe romana ed eroe latino per eccellenza, incontra nel Limbo il poeta fiorentino padre della lingua italiana. Un luogo dove vagano le anime appartenute a persone buone morte prima che potessero conoscere la fede nel Cristianesimo. Un recinto di mezzo, un luogo ibrido e sospeso tra due mondi, dove riposano quei corpi pagani i cui spiriti, se non fosse stato per le tempistiche, sarebbe senza dubbio alcuno state annoverate tra le pie anime cristiane.

Mantova, lungopò

Ed è proprio con questa figura efficace del Limbo che Mantova si situa in una posizione tanto ibrida quanto quella del suo fortunato e celeberrimo figlio Virgilio. La sua è una terra di confine, incastrata fra tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Cittadina di provincia ma, per la sua storia politica e culturale, capitale culturale e principale centro del Rinascimento italiano ed europeo, fu portata alla gloria dalla famiglia dei Gonzaga. Città d’acqua, intorno scorrono il Garda, il Mincio, l’Oglio e il Po, e città di terra. Oggi, insieme alla vicina Sabbioneta, fa parte dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Il centro storico sorge su una piccola penisola, ricavata dall’architetto del XII secolo Alberto Pitentino che separò, con un ignegnoso sistema idraulico, il centro cittadino da quelli che un tempo erano quattro laghi e di cui oggi ne rimangono tre: il lago Superiore, il lago di Mezzo, il lago Inferiore e il Paiolo, quest’ultimo prosciugato nel XVII secolo. Intorno si nascondo altre perle naturali e architettoniche come il Parco Naturale del Mincio, la cittadina di Sabbioneta e il Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie, dalla cui navata centrale pende un coccodrillo impagliato legato al soffitto con delle catene, monito apotropaico all’inclinazione umana al peccato, e sulle cui pareti sono collocate delle bellissime statue votive ed ex voto anatomici di cera.

L’incertezza del Limbo ritorna nel mito della sua fondazione, legata a doppio filo con figure mitologiche latine ed etrusche. Qualcuno sostiene che Manto, la figlia del noto indovino Tiresia, il divinatore che apparve a Ulisse e a Edipo, fuggendo da Tebe si ritrovò abbandonata nella palude su cui oggi sorge la città. Qui, versando lacrime amare, creò un lago le cui acque avevano la proprietà di conferire capacità divinatorie a chi le bevesse. Secondo la mitologia etrusce Mantova deve il suo nome a Manth, dio etrusco dei morti.Virgilio racconta invece che Manto andò in sposa al dio fiume Tevere e che il figlio generato dalla loro unione, Ocno, volle fondare questa città in ricordo della madre. Profeti, sibille, divinatori e traghettatori di anime, Mantova fin dalla sua fondazione vive il Limbo culturale che ne permea così profondamente l’anima.

Mantova Palazzo Te

Non si possono capire l’Umanesimo e il Rinascimento italiano senza posare gli occhi prima su Mantova. Città di Matilde di Canossa, potentissima duchessa medievale incoronata imperatrice da Enrico IV, dell’illustre famiglia Gonzaga, città d’adozione di Giulio Romano, grande interprete del Rinascimento italiano, di Andrea Mantegna e meta di artisti e intellettuali del calibro di Leon Battista Alberti, Pisanello, Donatello e Rubens. Fin dal Medioevo Mantova si distinse nell’architettura urbana. Piazza delle Erbe ospita il bellissimo Palazzo della Ragione, costruito nel 1250, la Rotonda di San Lorenzo, fondata nel 1082, e la Torre dell’Orologio. Attraversando il Ponte di San Giorgio si arriva al Castello, costruito tra XIV e XV secolo e famoso in tutto il mondo per la grandiosa opera ad affresco nella Camera degli Sposi di Andrea Mantegna. E’ dal Castello di San Giorgio che si accede, fiancheggiandolo, al cuore pulsante della Mantova rinascimentale di Piazza Sordello, dove è costruito il Palazzo Ducale dove sorge il Duomo di Mantova, su cui mise le mani nel 1545 Giulio Romano, facendono uno degli esempi più importanti dell’architettura del suo tempo. Tra le statue di Virgilio e di Dante ci si ritrova a Piazza Broletto, che collega queste ultime due piazze. E ancora c’è la Mantova del Quattrocento, la Mantova della Basilica di Sant’Andrea, un gioiello progettato da Leon Battista Alberti nel 1472 a fianco del preesistente campanile gotico; la Mantova di Palazzo Te, un gigantesco Palazzo voluto da Federico II Gonzaga nella prima metà del XVI secolo e al cui interno sono conservati alcune dei capolavori del Rinascimento italiano. Qui venivano dressati i meravigliosi cavalli delle scuderie Gonzaga, ritratti magistralmente da Romano all’interno del Palazzo. “Un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso”, scriveva Giorgio Vasari a proposito della residenza dei Gonzaga. E’ qui, all’interno di Palazzo Te, che rimangono le meravigliose pitture ad affresco della Sala dei Giganti, esempio insuperato del Rinascimento del nord Italia. Le figure possenti, scultoree e carnali dei Giganti sconfitti dalle folgori di Zeus esplodono dalle pareti dalla sala. Le colonne dipinte ad affresco si frantumano sotto il peso di questi corpi michelangioleschi, in una spirale che racconta il mito della Gigantomachia fino al soffitto, dove le figure si mescolano in un tripudio di nuvole, luci e colori. Mantova è la chiave di lettura di buona parte della storia artistica dell’Italia.

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Foto di Lucio Rossi | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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