Cammini d'Italia

La rubrica che oggi presentiamo si chiama “Cammini d’Italia”, ma potrebbe chiamarsi “Cammino d’Italia”. L’obiettivo è far emergere dalla confusione la linea chiara di un solo cammino, di un unico percorso. Per i lettori di Latitudes si apre una serie di appuntamenti, sotto la guida di Elia Rossi,  passeggiando per il Bel Paese.


di Elia Rossi

L’esempio è stupido.

Tra Milano e Mosca corrono più di duemilacinquecento chilometri. In mezzo ci sono almeno quattro nazioni, decine di lingue, migliaia di piatti tipici… Eppure basta una connessione a internet: scrivendo Milano e Mosca, la ricerca è di circa 20 secondi. Con un po’ di fortuna, il biglietto aereo che viene offerto costa poco più di un pieno di benzina. Pochi click e meno di trenta ore dopo si è passati dal proprio salotto alla Piazza del Cremlino. Oggettivamente, internet e le infrastrutture hanno semplificato la vita dei viaggiatori. L’hanno resa più economica, più spontanea e meno impegnativa.

Eppure, si sta delineando in Europa una tendenza che sempre meno approfitta di questa comodità. Le ideologie tendono subito a impossessarsene, a strutturarla, a farne una “filosofia del viaggio” che abbia spazio sul mercato. Fermiamoci però al dato di fatto. Sempre più persone stanno compiendo viaggi usando il solo strumento delle proprie gambe. Sempre più realtà locali si stanno organizzando per essere in grado di accogliere “pellegrini”, “viandanti” o, più semplicemente, “persone che viaggiano a piedi”.

In questo clima, i vecchi cammini iniziano a saturarsi. È quello che sta succedendo al cammino di Santiago de Compostela, che secondo i dati ufficiali nel solo 2010 è stato invaso da più di 270mila persone. Allo stesso tempo, però, questa tendenza sta aprendo la strada a nuovi cammini, che rimangono poco conosciuti e offrono così ai pellegrini il clima disteso e discreto di cui sono alla ricerca. La Via Francigena, poco popolare fino a una decina di anni fa, oggi vede un aumento di pellegrini del 35% ogni anno. Una spinta incoraggiante, che ha fatto crescere la rete di Pro Loco che si occupano di offrire ospitalità ai pellegrini. Organizzando gli oratori, le sale comunali e aumentando la cura e la segnalazione dei sentieri.

E questo è solo l’inizio. Limitarsi a constatare che il cammino più famoso d’Italia sta aumentando di importanza, non renderebbe l’idea della vastità del fenomeno in corso. Si vuole piuttosto portare l’attenzione sui lavori in corso con cui pro loco cittadine, associazioni culturali, editori e facoltà universitarie stanno riscoprendo antiche tratte sul territorio italiano, mettendole a disposizione dei piedi dei viaggiatori. La tendenza è così chiara che nel 2014 l’Unione delle Pro Loco Italiane ha deciso di organizzare la “Settimana dei cammini Italiani”. Già dal 2009, inoltre, si è costituita una Rete dei Cammini Francigeni.

Tuttavia, basta approfondire i risultati per scoprire che una scena chiara dei cammini d’Italia, al momento è quasi impossibile. Dagli antichi romani ad oggi, passando per la storia della Chiesa, e dalle Guerre Mondiali, ogni popolo d’Italia ha preso parte alla storia camminando: lasciando la traccia di un sentiero sul suolo italiano. Se dovessimo tracciarli tutti, avremmo l’immagine di una cartina metropolitana: il dato negativo è quello di una caoticità, quello positivo è che con un po’ di pazienza, mettendo ordine tra le migliaia di vie, non c’è luogo d’Italia che non sia raggiungibile in un continuum a piedi.

Perché questo è il punto: la continuità della passeggiata. La rubrica che oggi presentiamo si chiama “Cammini d’Italia”, ma potrebbe chiamarsi “Cammino d’Italia”. L’obiettivo è far emergere dalla confusione la linea chiara di un solo cammino, di un unico percorso capace di unire Trieste e Genova, Aosta e Reggio Calabria, senza escludere le Sicilia e Sardegna. I singoli cammini ci sono già. Associazioni locali, in queste ore, ne stanno curando i sentieri. Spesso editori hanno già pubblicato singole guide, o approfondimenti storici. Si tratta di compiere prima di tutto una ricerca teorica, volta a mettere ordine nella vastità del materiale. Si tratta di unire i puntini in un’unica linea. Come si potrà, poi, non approfittare di questa ricchezza, approfondendone i contenuti storici, paesaggistici, etnografici? Perciò sarà un valore aggiunto della rubrica riuscire a coinvolgere non solo le associazioni locali, ma anche il contributo di storici ed etnografi.

E si tratterà, infine, di unire i puntini in senso fisico. Di percorrere la linea,  mettendosi finalmente in cammino.

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