Emilia in discesa libera

di Gisella Motta

Sestola è la perla dell’Appennino modenese sul quale svetta il Monte Cimone. Piste attrezzate, ciaspolate e itinerari trekking la rendono la meta perfetta per gli sportivi; tigelle e gnocco fritto la mecca privilegiata per i buongustai.

Nevischia. Le strade sono tutte imbiancate e si incomincia a slittare: le catene con questo manto nevoso oramai sono obbligatorie. Una bella carreggiata a mo’ di serpentone sale dolcemente fino a Fanano, il primo paese dove si possono inforcare gli sci e fare il proprio ingresso nel comprensorio del Monte Cimone. Caratteristico questo borgo, con la torre di piazza Ottonelli che la fa da padrona e la piazzetta con la fontana che oramai è completamente ricoperta di neve. Non si incontra nessuno sulla strada tranne un’auto con a bordo cinque giovani che pensavano di farcela senza catene e si sono arenati.

A  Sestola è già sera e l’alloggio è all’Hotel Elena, una piacevole pensioncina in centro paese situata proprio alla confluenza tra le due vie principali, Corso Umberto Primo e Corso Libertà. Inutile aggiungere che qui si mangia molto bene e l’indomani mattina sarà un bel raccontare a Valentina, la guida, dell’enorme quantità di tigelle assaggiate. Alla luce del giorno lo spettacolo è davvero suggestivo, la bianca coltre di neve disegna i tetti e tutto il complesso del Castello, ricostruito alla fine del Cinquecento, che domina il paese.

Muovendosi con le ciaspole si raggiunge il Museo della civiltà montanara collocato in un edificio che è parte della fortezza: sarebbe interessante una visita ma metà della porta d’entrata è sommersa dalla neve. Peccato. Anche l’ottocentesca fontana del Forno ha in parte l’acqua gelata e l’aria frizzante rende le guance simili a quelle di Heidi. Lasciate le ciaspole si riprende la strada verso il Passo del Lupo, a 1550 metri di altitudine, da dove partono gli impianti. Qui le strutture sono un po’ datate ma gli alberi imbiancati e il paesaggio tutto intorno fanno passare in secondo piano questi particolari tecnici.

Il panettone del Monte Cimone domina tutto il comprensorio dall’alto dei suoi 2.165, maestoso e solitario signore di queste montagne: è la cima più alta dell’Appennino settentrionale e per metà dell’anno rimane imbiancata. Ad accogliere i visitatori, cinquanta chilometri di piste tutte collegate una all’altra e percorribili interamente senza mai togliere gli sci, una vera rarità per queste zone. Per riscaldare le gambe vale la pena gettarsi subito sulla pista nera della Cervarola, appositamente non fresata,  per la gioia degli amanti della “polvere”.

La funivia gialla del Passo del Lupo porta fino ai 1880 metri di Pian Cavallaro. La giornata tersa fa allungare lo sguardo su tutte le cime circostanti: un panorama davvero suggestivo ma certamente molto diverso da quello alpino a cui siamo abituati nei comprensori sciistici del nord. Un’occhiata alla cartina sul cartellone situato all’esterno della funivia fa notare come il comprensorio si divida in 4 diramazioni. Con lo sguardo rivolto a valle, sulla destra il Cimoncino con l’impegnativa nera “Delle Aquile” che prosegue poi fino al lago della Ninfa; una zona molto ben esposta al sole dove le piste sono ritagliate in mezzo a un fitto bosco di abeti. Alle piste del Cimoncino si può arrivare in auto (pedaggio di cinque euro nei week-end) o con il bus navetta da Pian del Falco oppure direttamente da Fanano.

La parte centrale del comprensorio è quella più frequentata dai clienti abituali con due belle piste rosse e la nera (Direttissima) per gli specialisti dei ripidi pendii. Anche dal paese di Montecreto si può giungere al Passo del Lupo. Tutto a sinistra poi c’è la parte del comprensorio che scende fino a Le Polle di Riolunato. E’ stata inaugurata nel dicembre 2012 la pista 19, intitolata alla medaglia d’oro dello slalom alle Olimpiadi di Vancouver Giuliano Razzoli che qui è “di casa” e che proprio su queste nevi ha ottenuto i suoi primi importanti successi, come la vittoria nel campionato regionale Ragazzi. E sempre qui, prima di lui, il supercampione Alberto Tomba aveva sciato su tutte le nevi possibili, ricordando spesso, durante le interviste, quanto sia stata importante questa palestra così mutevole, a volte capricciosa, per la sua formazione atletica.

Nella parte alta di queste piste si ha una bella visuale sul Passo del Lupo e sulle discese ricavate in un bosco di faggi rossi fino a fondovalle dove finalmente si può consumare uno spuntino o un vero e proprio pranzo nella deliziosa baita de “La Tana del Lupo”. Per un buon sciatore il comprensorio del Monte Cimone è percorribile tutto in una sola giornata: un’idea per il rientro a Sestola, per chi è salito con la navetta, è di prendere la vecchia seggiovia che da Pian del Falco discende proprio al centro del paese.

Giunta la sera poi, ci si può dedicare al rito dello “struscio” nelle vie principali ricche di bar e negozi, con l’imbarazzo della scelta tra le varie specialità gastronomiche, le celebri tigelle, il gnocco fritto o le artistiche torte di croccante della pasticceria Turchi, lavorate a caldo dalla signora Maria Luisa nelle forme più impensate. Ma c’è qualcosa ancora di più piacevole in questi luoghi dell’Appennino che ne fa una meta desiderabile per una vacanza rilassante ed è quel calore umano, quella cordialità spontanea che si respira tra la gente, simpatia e allegria contagiose, come la parlata emiliana.

Foto di Gisella Motta | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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