Giordania, gli orti sul lungomare di Aqaba

di Elia Rossi

Se vi è capitato di leggere Poesia, di Ungaretti, e vi troverete sulla spiaggia di Aqaba, è probabile che di colpo quei versi vi scoppieranno in testa. A quel punto, nessuna parola vi sembrerà più adatta. Se sono le cinque di un pomeriggio invernale, guarderete il sole calare sulle montagne israeliane, al di là del mar Rosso. Vedrete queste diventare violacee, mentre una striscia arancione le separa da un cielo blu intenso, luccicante come carta da regalo. Dalle vostre spalle giunge il canto del muezzin, mentre sotto al minareto bianco si accendono le prime luci. È allora che vi chiederete come descrivere quella meraviglia e vi ricorderete delle parole del poeta: “vivo di questa gioia malata di universo e soffro di non saperla accendere nelle mie parole”. Perché c’è qualcosa di universale, in quella meraviglia. Lo stesso Lawrence d’Arabia, quando entrò ad Aqaba, fu costretto a posare per un attimo le armi. A guardare quelle montagne e a spalancare la bocca, per poi descrivere sul suo diario quella luce “vasta, echeggiante e simile ad una divinità”.

Era il 1917. Le milizie arabe, guidate dallo stesso Lawrence, avrebbero sconfitto definitivamente i turchi e Aqaba sarebbe diventata l’unica città sul Mar Rosso del Regno di Giordania. Ma Lawrence d’Arabia non ha visto la meraviglia che oggi vedono i turisti. O, almeno, non l’ha vista tutta. A quello scenario, mancavano gli orti. A pochi metri dalla spiaggia, sotto a un grande palmeto, oggi ci sono decine di piccoli appezzamenti, separati da muriccioli di pietre bianche, in alcuni casi dagli stessi tronchi delle palme, che svolgono il ruolo di passerella tra un’aiuola e l’altra. In mezzo svetta il rosso dei rapanelli, il verde intenso della rucola. Fa effetto vedere dei contadini a pochi metri dalla spiaggia. Molti di loro sono egiziani. Mentre le famiglie di giordani passeggiano sul lungomare, loro sono accucciati, tra un’aiuola e l’altra. Controllano le foglioline, potano, caricano le verdure nei cestoni che porteranno al mercato e infine si asciugano la fronte, con la kefiah rossa in stile saudita.

Perché Aqaba è al centro di molti mondi. La città di Eilat, in Israele, sembra raggiungibile con poche bracciate sul Mar Rosso. Se c’è un’invalicabilità, non è naturale, ma burocratica. L’Arabia Saudita è a pochi chilometri, al punto che buona parte della spiaggia di Aqaba era considerata saudita fino al 1965. Dall’altra parte del golfo, poi, c’è la penisola del Sinai, che è egiziana.

In passato, ognuno dei tanti mondi ha reclamato Aqaba per sé. I segni delle guerre sono presenti nella città, nella forma di musei archeologici. Oggi, gli scavi hanno riportato alla luce buona parte della città romana di Ayla e ai turisti è possibile visitare il tempio e la porta d’Egitto. Il castello di Aqaba, invece, è stato eretto nel medioevo dai mamelucchi, che si erano insediati dopo che Saladino era riuscito a strappare Aqaba ai cristiani. Alcune parti sono poi state distrutte in epoca contemporanea, durante la rivolta guidata da Lawrence d’Arabia. Oggi, la città si compone soprattutto di un suk e di molti alberghi e locali.

Tuttavia ad Aqaba non è la storia a vincere, ma la natura. Se persino Lawrence d’Arabia, giunto qui, ha dovuto arrendersi allo stupore, che possibilità di resistenza rimangono a un turista? La natura è così meravigliosa che consente una sola attività umana: guardare. Non a caso, Aqaba è oggi uno dei principali punti di immersione sul Mar Rosso. La trasparenza dell’acqua permette al sole di sfiorare i 25 metri di profondità, facendo fiorire veri e propri giardini subacquei. Il solo snorkeling consente di affacciarsi su un panorama di coralli e pesci, che per chi fa immersione può raggiungere anche i 30 metri di profondità.

Tutto questo ha aumentato l’importanza della città, che oggi, nonostante le dimensioni, arriva quasi a competere con la capitale per importanza turistica. La stessa borghesia di Amman ha trasformato Aqaba nella propria residenza estiva, seguendo lo stile del re Abd’Allah. E poi ci sono Petra e il Wadi Rum. I due tesori della Giordania. Che sono a un passo da Aqaba, come qualunque tassista della città vi ricorderà in ogni momento, strizzando l’occhio, come un diavoletto tentatore.

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