Yucatán. Maya e Playa

di Natalino Russo

Terra verde, mare turchese. Strade dritte che collegano idealmente piramidi e siti maya. La penisola dello Yucatán, all’estremo sud del Messico, è un mondo da esplorare, tra foreste lussureggianti e coste da sogno, riserve naturali incontaminate, atmosfere coloniali colorate e tranquille. Un viaggio alla scoperta di spiagge bianche, per tuffarsi nell’avventura e per lasciarsi sorprendere dalle tradizioni locali.

Questo fu il regno dei Maya. Nello Yucatán pulsa il cuore dei popoli precolombiani. Le antiche piramidi si ergono alte sulla foresta, dalle colline che confinano con lo stato di Chiapas e col Guatemala, fino al Belize e alle meravigliose coste: quella caraibica a sud, il golfo del Messico a nord. Lo Yucatán è un mondo magico: qui natura, archeologia e avventura si fondono in un autentico paradiso. Lo scopriamo partendo da Cancún, meta ben nota per le sue spiagge candide e per l’acqua turchese, per il comfort degli alberghi, la qualità della cucina e la modernità delle infrastrutture.

Que viva Cancún!

Spiagge immense, sole e mare, relax. Totalmente consacrata al turismo, Cancún è il regno della vacanza. Ma pochi sanno che è anche un’ottima base di partenza per esplorare le meraviglie della penisola. Innanzitutto quelle archeologiche. Il nostro primo approccio con la cultura maya è di grande impatto: nel nuovissimo Museo Maya sono esposti reperti preziosi provenienti dagli scavi dell’area; è l’occasione ideale per conoscere la civiltà che oppose fiera resistenza all’invasione spagnola.

E poi c’è la natura: alle spalle della lunga striscia di sabbia su cui sorge la zona hotelera di Cancún si apre la laguna Nichupté, punteggiata di isolette sabbiose su cui crescono le mangrovie, habitat per decine di specie di uccelli marini. Poco più in là, dove la laguna si apre sul mare, possiamo tuffarci nell’acqua cristallina: ci basta avere maschera e snorkel per nuotare tra coralli e pesci multicolore.

Natura, avventura, archeologia

Qui la natura è strabordante. Nell’isola di Holbox, all’estremità settentrionale dello Yucatán, da metà maggio a metà settembre è possibile vedere gli squali balena, e persino nuotare al loro fianco. Un’escursione da Cancún alla vicina Isla Mujeres ci fa vivere invece l’emozione del nuoto coi delfini. Ma siccome siamo amanti dell’avventura non resistiamo alla tentazione e, tornati sulla terraferma, andiamo a provare il brivido delle teleferiche sospese sulla selva, presso Selvatica, attrezzatissimo parco avventura che ci permette anche di tuffarci in un cenote.

Queste voragini carsiche allagate sono parte di un immenso reticolo sotterraneo che gli speleologi messicani e di tutto il mondo esplorano da decenni. E come farci mancare il sottosuolo? Dopo una corroborante sosta nel borgo di pescatori di Puerto Morelos, andiamo a tuffarci (letteralmente) anche nelle grotte del Río Secreto, dove guide esperte ci accompagnano alla scoperta di grandi gallerie sotterranee, tra acque calde e cristalline in cui si rispecchiano le stalattiti.

Alcuni posti somigliano al paradiso. A Tulum rimaniamo incantati di fronte alla bellezza delle piramidi che i Maya costruirono proprio sulla costa: a pochi metri da queste meraviglie dell’antichità, sotto una bella scogliera su cui si aggirano libere grandi iguana, si dischiude la vista mozzafiato di un mare color smeraldo. Una scaletta conduce alla spiaggia, e rimaniamo qui, per qualche ora, a lasciarci cullare dalle onde.

Nel cuore dello Yucatán

Poi, ecco, abbiamo voglia di entroterra. Dalla costa caraibica seguiamo le strade che tagliano la selva, dritte, a perdita d’occhio nell’infinito verde. Valladolid ci regala la scoperta di una deliziosa cittadina coloniale, articolata intorno alla cattedrale e allo zócalo, la tipica piazza principale messicana. A poca distanza, quasi in pieno centro, si apre il cenote Zací. Ci fermiamo a pranzare nel vicino ristorante, che affaccia direttamente sul cenote e ci delizia con la cucina yucateca. Irresistibile la sopa de lima, un brodo di pollo aromatizzato con lime.

Raggiungiamo poi il villaggio di Dzenup coi suoi due cenotes: Xkekén e Sambulá, famosi per il raggio di luce che penetra da un’apertura sul soffitto e illumina l’acqua turchese. Impossibile resistere alla tentazione di fare il bagno, ed è una meraviglia.

D’obbligo anche la tappa al paesino di Izamá, dall’architettura coloniale e col grande convento di San Bernardino de Siena, realizzato su un’altura che ospitò una delle grandi piramidi maya della zona. A pochissima distanza ne sopravvive una: l’imponente piramide di Kinich Kakmó, o Kinich-Kak-Moo. Il sole picchia forte, ma non ci arrendiamo. Arrampicandoci sui gradoni raggiungiamo la cima, e finalmente si spalanca davanti ai nostri occhi la vastità della pianura circostante. L’orizzonte è una linea dritta a trecentosessanta gradi. Separa a malapena l’azzurro del cielo dal verde della selva.

Mérida querida

Proseguiamo il nostro viaggio verso ovest. È d’obbligo una sosta a Chichén Itzá, uno dei siti archeologici più vasti e spettacolari del Messico, patrimonio Unesco. Al centro si erge El Castillo, imponente piramide quadrilatera celebre perché durante gli equinozi proietta l’ombra del Quetzalcoatl, il serpente piumato, Kukulkán in lingua maya.

A poca distanza si apre un grande campo per il gioco della pelota, e per un percorso rettilineo si raggiunge il cosiddetto Cenote Sagrado, luogo di sacrifici umani. Poco oltre si ergono molti altri edifici, tra cui il Caracol (chiocciola, per la forma della torre, un osservatorio). Possiamo finalmente farci un’idea di come doveva essere una grande città maya.

E finalmente raggiungiamo quella che per i maya fu Iscansihó, la città dei cinque palazzi: l’odierna Mérida. Principale centro della penisola e punto strategico per esplorarne le bellezze, nel XIX secolo conobbe grande splendore grazie alla lavorazione e al commercio della fibra dell’henequen, una specie di agave che fu per la città un vero e proprio oro verde. Il centro storico, articolato intorno allo zócalo, è delizioso: su tutto domina la catedral de San Ildefonso, anche detta de Yucatán, con le due alte torri e il colossale interno in pietra calcarea. Sulla destra, nel complesso di San Juan de Dios, è allestito il Museo de la Ciudad. E nel vicino Palacio Presidencial, al primo piano, la grande sala di rappresentanza è impreziosita da un ciclo pittorico che ripercorre la storia dello Yucatán, con la famosa Guerra de Castas, combattuta nell’800 dai nativi maya contro i bianchi.

Sul vicino Paseo de Montejo troviamo ristoranti e locali con musica dal vivo. In uno dei molti negozi di artigianato scegliamo l’amaca che fa per noi. Non è difficile, visto che è il prodotto tipico per eccellenza di Mérida.

Facendo base in città, possiamo esplorarne comodamente i dintorni. Una giornata la dedichiamo ai tre cenotes di Cuzamá, che visitiamo a bordo di una specie di minuscolo trenino trainato da cavalli; il giorno successivo raggiungiamo la riserva di Celestún, sulla costa ovest: è il paradiso dei fenicotteri rosa, dei pellicani e di altri uccelli acquatici; infine facciamo un’escursione a Campeche, delizioso centro coloniale patrimonio Unesco, ultima tappa del nostro viaggio nella penisola dello Yucatán. Come avevamo fatto a non venirci prima?

Foto di Natalino Russo | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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