In Carnia i musei camminano come uomini

di Elia Rossi

Si racconta che fosse un pirata genovese. Si dice che fu costretto a nascondersi a Chiavari, che qui non avesse altro passatempo che osservare gli artigiani orologiai. Poi una nuova fuga, racconta qualcuno, o l’arresto e l’esilio, sostiene qualcun altro, proprio in Carnia. In un villaggio alpino, di nome Pesariis. Qui, il signor Solari si stabilì definitivamente. L’orizzonte del mare fu lasciato al di là delle Alpi Carniche, mentre le sue scorribande venivano dimenticate, in quel paese di fabbri e  tagliaboschi. Per essere sinceri, qualcuno sostiene che tutto ciò sia mitologia. Ma c’è un fatto: proprio pochi anni dopo, nel villaggio di Pesariis, inizia a comparire un particolare orologio da parete in ferro battuto. Qualcosa che, alla fine del Seicento, corrisponde alla costruzione di un I-phone in un villaggio del deserto. E quel modello di orologio, che inizia a essere così diffuso da riempire i negozi di tutto il Friuli e del Veneto, porta una firma precisa: quella del signor Solari. Nel 1725, poi, l’acquisto di una cascina di Pesariis viene firmato dallo stesso cognome e dà l’avvio alla prima fabbrica di orologi della valle. Da qui in poi la storia accelera e i fratelli Solari saranno i migliori orologiai di molte epoche. Esperti del passato, del presente e precursori del futuro. Ci vorrà il boom tecnologico del secondo dopoguerra a travolgerli,  portandoli al loro apice e poi facendoli precipitare nelle mani della Pirelli, che ha infine acquistato la Fratelli Solari.

Il mondo è cambiato e si è spostato lontano dalla Carnia. Così Pesariis (oggi frazione di Prato Carnico) ritorna ad essere un villaggio alpino, con molti tagliaboschi e più nessun fabbro. Ma quel brulicare tecnologico si sparso per il paese. Oggi Pesariis è il «Paese degli orologi». Passeggiare tra i suoi vicoli significa passeggiare in un museo aperto di lancette, clessidre, meridiane, orologi a pendolo, solari, elettronici. Tutto ticchetta, cammina e fa cucù come nella bottega di Mastro Geppetto. Il pezzo forte è il Museo dell’Orologeria. Qui è possibile vedere la storia dei fratelli Solari e delle loro invenzioni, ma anche il mondo che li ha preceduti. I segnali di fumo che hanno anticipato l’I-phone. Per esempio, vi siete mai chiesti come facessero i monaci del medioevo a svegliarsi a ore precise della notte in un mondo senza sveglie? Usavano uno svegliarino. Una tecnologia così fulminea che è impossibile spiegarla: bisogna vederla.

È un esempio fra i tanti. Molti musei della Carnia hanno la caratteristica di nascere da storie personali, che si sono nutrite della vita quotidiana di quei luoghi, dei ritmi della giornata tipica delle sue valli. Solo il tempo li ha trasformati in musei, ma la parola li sminuisce. Sono sedimenti di vita quotidiana. Tavole lasciate imbandite e consegnate poi ai turisti dal mondo che, nel corso della notte, è cambiato. Altro esempio è Casa Bruseschi,  Museo della Casa Carnica: gli utensili della cucina sembrano dimenticati da una persona uscita per prendere il rosmarino e poi andata chissà dove, decine di anni fa. La stessa che ha lasciato quei libri aperti sulla scrivania, vicino al tinello.

La storia più interessante è quella di Gaudenzio Straulino. Intorno agli anni Cinquanta, Teno (così lo chiamavano i suoi compaesani) ha iniziato a intagliare delle statuine per il proprio presepe. Quando lo ha installato in casa propria, la nostalgia lo ha travolto. Osservando quei pastori, quei contadini, quelle malghe, ha realizzato che probabilmente i suoi erano gli ultimi occhi ad aver conosciuto quel mondo. I ricordi gli sono scrosciati addosso, mentre le sue mani, armate di scalpellino e blocchi di noce, cercavano di tenere testa a quel flusso. Già nel Natale successivo, il suo villaggio della memoria era troppo grosso per stare in una casa. Così è stato aperto a tutti, diventando patrimonio del paese. D’altronde ogni anziano poteva riconoscere se stesso e il proprio lavoro, e il proprio tempo libero, e i propri costumi, in quel presepe. Straulino è andato avanti a intagliare statuine e scenari fino al 1988, anno della sua morte. Oggi il presepio di Teno, a Sutrio, è uno dei musei più toccanti della Carnia. Il profumo di pino ed eucalipto accoglie i turisti in una stanza dalla luce soffusa, dove le statuine di Teno ritornano meccanicamente, ma non solo, in vita, mentre una proiezione di cielo descrive l’alternarsi di mattina, pomeriggio e notte sulle montagne della Carnia. ? er

Link utili: Carnia Musei

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