Camminando in Sicilia

di Elia Rossi

Sulla parete della Chiesa di San Giacomo, a Geraci, erano appesi dei galletti ancora vivi. I fedeli pagavano un obolo, si facevano appresso, poi iniziavano a scagliare le pietre. Chi fosse riuscito a colpirne uno, l’avrebbe portato a casa e il suo pranzo sarebbe stato benedetto. Oggi non è più cosi. Nella seconda domenica d’agosto i fedeli di Geraci si limitano a una una processione, ma fino agli anni Trenta la “lapidazione dei polli” rappresentava il momento più importante della festa di San Giacomo. Provate a chiedere il perché di quell’uso così truculento, poi sedetevi comodi: i fedeli vi racconteranno una fiaba, fatta di furie d’amore e di giovani che tornano dal regno dei morti. Sarà come un buco nero della geografia, che vi scarica a centinaia di chilometri di distanza, in Spagna, dove altri contadini usano la stessa fiaba per spiegare cosa ci facciano dei galli vivi, in un recinto d’oro, nella cattedrale del paese.

La Sicilia e Santiago de Compostela sono sotto lo stesso cielo. L’antropologo Pitré racconta che per molti contadini siciliani l’accesso al paradiso era collocato in Galizia e che le anime dei morti dovessero fluttuare lungo la Via Lattea, prima di lasciare questo mondo. Ma rimaniamo ai vivi. A quelli che dovevano raggiungere Santiago e Roma in carne ed ossa, trascinando i propri piedi sulla terra. Questi pellegrini, nel corso dei secoli, hanno fatto della Sicilia una rete di strade francigene e giacobee. Il movimento centrifugo, dall’isola verso il continente, ha seminato hospital per viandanti, culti, narrazioni e opere d’arte che oggi sono raccolte nell’oratorio bizantino di Siracusa, nei musei di Palermo e di Trapani, nelle chiese di Corleone, di Gratteri e di Geraci.

Oggi, percorrere la rete di cammini siciliani significa rivivere, a rallentatore, quello stesso lampo che congiunge istantaneamente il folclore dell’isola e quello spagnolo, la Sicilia e l’Europa, i percorsi-natura e il patrimonio archeologico. Una rete, appunto. I cui bordi sono appesi alle principali città di mare: Palermo, Mazara, Siracusa e Messina, mentre le maglie si distribuiscono sui paesaggi rurali dell’entroterra: Alcamo, Corleone, Agrigento. Come racconta Davide Comunale, presidente dell’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia, “i cammini sono molto ‘democratici’ e incontrano sia mare che montagna”, anche se di certo vince “l’interno rurale: la campagna palermitana ed agrigentina, le distese di colture sulle colline argillose e gessose del sud della Sicilia, i paesaggi montani delle Madonie o dei Nebrodi…” La tratta di cammino che segue il fiume Simeto, poi, porta i pellegrini a ridosso dell’Etna.

Nel complesso, si tratta di quasi 1000 km di sentieri e strade sterrate. Dal 2009, gli Amici dei Cammini hanno riscoperto e organizzato sei tratte. Il lavoro è stato compiuto con una progettualità che va ben oltre la semplice creazione di un interesse per i turisti. Una sensibilità particolarmente attenta a “differenziare i flussi di camminatori e a destagionalizzare i percorsi”. Per esempio, la primavera è di certo il momento più indicato per chi volesse immergersi nel folclore rurale della Sicilia e molte tappe dei cammini sono state ricostruite proprio con l’obiettivo di “intercettare i riti”, di “unire la riscoperta dei territori con il piacere della tradizione”. Un valore inestimabile, in una regione il cui mondo rurale fonde la fantasia di etnie arabe, normanne, spagnole, arbëreshë, oltre che montane e marinaresche.

La collaborazione con le amministrazioni locali ha inoltre consentito la creazione di una buona rete di strutture. Spiega Davide Comunale: “case-albergo, b&b, palestre, saloni parrocchiali. Un progetto di convenzione spinge a restare entro cifre contenute, proponendo la donazione e lo scambio di servizi ad un pagamento puro e semplice”.  In un certo senso, il valore profondo dei cammini siciliani sta nel tipo di interlocutore che cercano: il progetto, riconosce Comunale, si rivolge “al turismo che punta al movimento lento, alla riappropriazione del territorio, alla microeconomia locale che riparte”. Insomma, qualcosa di più di un’opzione turistica. Piuttosto un paesaggio umano che sta prendendo forma, si sta mettendo in cammino e aprendo al mondo.

Link utili: Cammini Francigeni di Sicilia

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