Garfagnana, dove il tempo non corre

di Pierluca Rossi

La Garfagnana è una terra nascosta e misteriosa che è ancora Toscana ma profuma di Liguria, piena di boschi e di una magia che sa di lontananza. Non si arriva qui per caso o, se il caso ti favorisce, non è un luogo che si dimentica.

Castelnuovo è il capoluogo di questa terra di Toscana, un paese di circa seimila persone che è dominato dalla Rocca Ariostesca, castello che ospitò il genio e la fatica di Ludovico Ariosto, il quale trovò qui la terra perfetta per esprimere il suo mondo magico. Castelnuovo è un paese senza vie di mezzo. O lo si ama o lo si odia. Ha tutti i pregi e tutti i difetti dei paesi di provincia. Provare per credere. Il centro della vita del paese sono le case ed i tanti bar, dove si impara l’arte del prendersi in giro. Un po’ più distante e in alto si trova un grande lago creato da una diga altrettanto grande, con cui l’ENEL imprigiona le acque del torrente Edron e, con pazienza infinita, aspetta che diventino 35 milioni di metri cubi. La cosa che più affascina è che nelle sue acque torbide si trova un paesino che torna alla luce una volta ogni dieci anni, quando il lago viene svuotato per essere ripulito. Una specie di apparizione che richiama un sacco di persone che non si vogliono perdere uno spettacolo unico per il modo e per il simbolo che rappresenta. Saggezza che si apprende pensando che tutto può cambiare e che si deve sempre essere pronti a sopravvivere.

Vette delle Apuane

Da qui, quando il lago fa da specchio, si può osservare il lontananza la sagoma del monte Sumbra, dal quale una immensa parete di roccia si affaccia sulla strada che porta al mare, ennesimo paradosso di una terra che è una mescolanza di tutto e che fa del suo essere un’isola il modo per essere in contatto con tutto. Il lago di Vagli porta questo nome dal paese di Vagli, che ha una storia che risale ai Romani e al tempo in cui questi combatterono l’ispida fierezza dei garfagnini che non volevano essere depredati del marmo che fu quello che il grande Michelangelo usò per i suoi capolavori. Essendo sbrigativi e pragmatici, i romani non vollero perdersi in una faticosa lotta fatta di scontri e di guerriglia. Preferirono prendere una popolazione meridionale e trasferirla al completo in quelle terre inospitali, tanto che, ancora oggi, il dialetto che parlano non è del tutto comprensibile dai garfagnini. Di certo furono contaminati dallo spirito anarchico delle genti che incontrarono, tanto che esiste il paese di Vagli di sotto e quello di Vagli di sopra, a testimoniare di quanto fosse facile separarsi. Come se non bastasse, essendo litigiosi e facili di coltello, nacque il paese di Arni, che altro non era che la colonia penale dove venivano mandati tutti quelli che si fossero macchiati di qualche delitto. Ancora oggi chi si trovi a passare di là, fa bene attenzione che la sua macchina sia in perfetta forma e che non lo lasci a piedi proprio lì. Sopra Vagli si trova Campocatino, un microscopico presepe d’alta quota, miracolo per metà dovuto alla natura, che si è inventata una valle morenica di incantevole bellezza e per metà al lavoro dell’uomo, che l’ha impreziosita di una serie di casette dal tetto d’ardesia, che un tempo servivano per i pastori e che oggi sono fiori all’occhiello di turisti illuminati che le custodiscono con vero amore. Il monte Roccandagia, fatto di una pietra ruvida ed impervia, è la sentinella di tanto splendore e fa da sfondo per chi arriva sino a qui. Volerci salire sopra non è una cosa facile né saggia, ma chi lo fa si sente, per un attimo, padrone del mondo.

Dalla Sambuca al Poggio si va anche in treno. Sono quei treni che un tempo avevano la caldaia a vapore e un paio di macchinisti sudati che spalavano carbone. Oggi ci pensa un robusto motore a gasolio, ma l’effetto, quando passa sul ponte che va dalla Sambuca al paesino del Poggio, non a caso appollaiato proprio su di un poggio, è lo stesso. Il messaggero di un tempo passato che porta l’idea di qualcosa che fu e che oggi, in questa terra magica, è ancora. Qui si può venire a dimenticare gli affanni della vita che la città ti impone, piena di opportunità e di doveri. In questa terra che è ancora Toscana e profuma di Liguria, che è bosco e mare, il tempo ha smesso di correre o continua a farlo come faceva tanti anni fa, senza che ti manchi mai il fiato e non si faccia raggiungere. Tutto è lì, a portata di mano, e non devi fare altro che lasciarti andare ad un altro ritmo, dettato dalle stagioni e da una natura madre e prepotente come tutte la madri, nella loro convinzione di avere sempre ragione.

A cavallo

Il paesino di Castiglione è la controprova, se ce ne fosse bisogno, di quanto la pietra possa essere docile nelle mani di qualcuno che abbia un sogno. Chi ha immaginato Castiglione così ha avuto anche la forza e la costanza di alzare mura e torri che hanno saputo sfidare i secoli e creare una bellezza che ha trovato il coraggio di resistere a sé stessa. Il sorgere del sole di ogni giorno non è altro che un’ulteriore tacca da aggiungere al calcio della pistola, un’altra medaglia al valore di una sfida all’eternità. A proposito di eternità non si può fare a meno di parlare della Grotta del vento, dove l’acqua, scorrendo, lascia tracce infinitesimali che diventano stalattiti e stalagmiti. Una battaglia di pazienza assoluta, che si può combattere solo se i secoli non contano niente. L’Eremo di Calomini è incastonato nella montagna come il gioiello che è. Luogo di preghiera e di una santità che si guadagna con la ripetizione perpetua di gesti e parole e la rinuncia al mondo.

La fortezza delle Verrucole è aggrappata ad un colle ripido e sembra il suo naturale prolungamento. Uno spettacolo di pietre che sono arrivate sin quassù attraverso la fatica di antichi uomini che non hanno avuto paura di un impresa che sembrava impossibile. Riecheggia qui il loro desiderio di sicurezza ma anche una follia operosa che i secoli non hanno saputo piegare.

Tra le antiche tradizioni c’è quella della pietra che gira lenta su di un’altra pietra e traforma i chicchi di un particolare granturco (chiamato Formenton otto file) che ha una pannocchia più sottile composta appunto da sole otto file. Minor quantità per un risultato di qualità superiore, un sapore unico. Tra i prodotti che questa terra dà ai suoi figli laboriosi, ci sono la castagne, che furono pane nei difficili momenti della guerra ed un antico cereale, oggi tornato di moda, che è il farro, il primo cereale coltivato dall’uomo, a sottolineare la lontananza, anche nel tempo, di questa terra. Le pecore di queste montagne hanno una particolare lana bianca con cui vengono realizzate delle maglie che oggi hanno la linea dettata dalla moda. Lana bianca di un bianco particolare, destinato a chi lo sappia apprezzare, come tutto qui. Se avete voglia di mangiare bene c’è un posto a Castelnuovo che è una garanzia. E’ il vecchio mulino del grande Andrea Bertucci, meticoloso ricercatore delle specialità nascoste in paesi microscopici e tramandate dalla notte dei tempi. ? pr

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Foto Luca Bracali | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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