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Voilà, le Pavillon France!

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Voilà, le Pavillon France!

del “columnist” Federico Formignani

Dopo aver visto l’anno scorso la posa della prima ‘trave’ del Padiglione Francia, quando Expo 2015 era una enorme cantiere zeppo di gru, di camion, di terra rimossa, di migliaia di operai con  caschetti di protezione dai diversi colori e, dulcis in fundo, nemmeno un filo di verde, mai avrei immaginato che tutte queste travi connesse a formare una grande cupola potessero alla fine risultare, fra le avveniristiche architetture dell’Esposizione Universale, qualcosa di (nell’ordine): moderno, funzionale, percorribile, innovativo, estremamente gradevole e istruttivo; in altre parole, come l’hanno giustamente definito i francesi, ‘olistico’; ovvero, onnicomprensivo, dai molti messaggi singolarmente indicativi ma più ancora dalla ‘semplice complessità’ di un messaggio globale, strettamente ancorato al tema proposto da Expo 2015: ‘nutrire il pianeta, energia per la vita’. Lo spazio ‘Francia’, prossimo al Padiglione Italia, copre un’area di circa 3.600 metri quadrati, dei quali 2.800 sono coperti, occupati da questo incredibile ‘lego’ in legno che colpisce la fantasia, immediatamente. Il progetto architettonico è un omaggio alle tipiche Halles parigine, luogo di scambio ma anche di produzione; metafora di un territorio fisico, sociale e culturale e luogo in cui seminare nuove visioni dell’alimentazione.

Atout France Expo

Prima di accedervi, si affronta un percorso di notevole impatto visivo: un simpatico ‘labirinto’ che si snoda nello spazio antistante; un ‘giardino’ alimentare che presenta una successione di colture comuni ai paesaggi agricoli francesi, suddivisi in tre principali tipologie: cereali, policolture e allevamento, colture specializzate e orticoltura. Nel verde che circonda il padiglione, gli agricoltori presenti all’Expo hanno il compito di ‘dare un occhio’ alle piante seminate, fatte crescere e curate per l’arco di tempo dell’Esposizione. Sei mesi sono sufficienti per soddisfare in pieno le esigenze alimentari dei molti punti ristoro di Expo e per rendersi conto del miracolo di nascita e crescita di ‘piantine’ che ci sono familiari: menta, basilico, maggiorana, salvia e mille altre, per un giardino che contiene una sessantina di specie vegetali coltivate. Esperienze visive e olfattive, dunque: piante, odori, profumi a profusione. Superato il piccolo giardino coltivato, è bello ‘infilarsi’ sotto la cupola del padiglione, alla scoperta delle peculiarità agro-alimentari della Francia. favoriti in ciò dalle scelte progettuali adottate che mettono in mostra lo stato dell’agricoltura, della pesca e del settore agro-alimentare nazionale.

L’interno, è una vera sorpresa: si vedono innumerevoli grossi paralumi, ancorati al soffitto e mostrati in posizioni oblique e contrastanti uno dall’altro, contenenti i ‘prodotti’, gli oggetti, il lavoro di un’intera nazione. Pesci e reti appesi ai fili a ricordare la pesca e la lavorazione del pesce; bottiglie di vini e champagne, a celebrare uno dei prodotti per i quali la Francia è famosa nel mondo; quindi posate, piatti, pentole a dar vita a una cucina sospesa nell’aria, destinazione finale per la valorizzazione delle infinite varietà alimentari ricordate nel grande spazio  costruito con i legni delle foreste del Giura; è anche logico che alla fine della manifestazione il padiglione venga smontato e rimontato nel paese al quale appartiene. Tornando alle campanule capovolte, o se si preferisce ai grossi copri lampade le cui lampadine sono sostituite dagli oggetti delle varie ‘categorie’ alimentari e di lavoro del paese, tutto viene reso ancor più comprensibile per il pubblico grazie all’impiego diffuso e originale di filmati, veloci e (in alcuni casi) persino scanzonati ma di immediata accessibilità per le varie età dei visitatori. Cosa mostrano? La terra: come viene lavorata e coltivata; le vigne: come vengono amorevolmente potate e ‘pettinate’ per dare le migliori uve; gli allevamenti degli animali, da quelli più grandi a quelli piccoli e doc, come ad esempio i polli di Bourg-en-Bresse e dell’Ain: zampe blu, piumaggio bianco e creste rosse, come il drapeau nazionale. Il padiglione è al contempo una sala, una stalla e una cantina, una cattedrale e un alveare, un laboratorio di innovazione e un luogo di divertimento e di istruzione, dove ognuno trova piacere e interesse; in altre parole, uno spazio vivo, animato, dove si farà grande uso dei cinque sensi: vista, odorato, gusto, tatto e udito; perché l’alimentazione è in grado di unire la necessità di nutrirsi alle esigenze della sfera sensoriale. Un viaggio completo in Francia, a due passi dal Duomo di Milano. ? ff

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