Textifood: la ‘natura’ sulla pelle

del “columnist” Federico Formignani

Un po’ di frutta: ananas, arancia, limone, banana, noce di cocco. Un po’ di verdura: ortica, barbabietola; una certa quantità di cereali: riso, mais, soia e per finire, una miscellanea di altri prodotti ‘mangerecci’: caffè, alghe, birre, vini, funghi, molluschi e crostacei. Tutte queste cose per approntare un gigantesco banchetto multi gusto? Assolutamente no. Prodotti alimentari e vegetali per confezionare abiti, oggetti dagli usi più diversi, rutilanti di colori e decisamente sorprendenti per il risultato finale che offrono; senza dimenticare che le realizzazioni stilistiche vengono apprezzate  soprattutto dalle donne, sempre sensibili ai richiami della moda. Tutto questo messo in mostra dall’Institut Français di Milano, nella prestigiosa sede del Palazzo delle Stelline. Textifood è una raccolta di realizzazioni ricavate da fibre vegetali e persino animali, delle quali alcune parti sono commestibili e altre vengono utilizzate per le creazioni tessili. Sono fibre che provengono dai vari continenti, oggetto degli studi di numerosi ricercatori impegnati a rispondere ai bisogni di un pianeta sempre più responsabile. Molti gli artisti internazionali (compresi designers e stilisti) che, nell’ambito delle iniziative promosse da Lille-3000, già presente all’esposizione universale di Shanghai e ora a Expo Milano 2015, hanno contribuito con le loro realizzazioni a concretizzare gli studi e le sperimentazioni condotte, attraverso gli anni, sulle ricerche tessili incentrate sulla chimica vegetale e il trattamento delle biomasse.

Le fibre tessili naturali maggiormente impiegate dall’industria sono quattro: cotone, lino, lana e seta. Però sono altrettanto numerosi i vegetali che si prestano all’estrazione delle fibre: direttamente dagli steli (lino, juta, canapa e loto); oppure dalle foglie (banano, sisal) dai fiori (cotone, kapok) o dai frutti (noce di cocco). Passando alle fibre di origine animale, è noto che alcune possono essere ricavate dalla pelliccia di vari mammiferi (pecora, capra, cammello, alpaca, coniglio); antico e notissimo è il ‘baco da seta’ (bombyx mori); poi vi sono i ‘molluschi’ (bisso). Vediamo ora alcune realizzazioni in mostra a Textifood (elencarle tutte sarebbe un’impresa!) cominciando dalla ‘frutta’.

La fibra della piña (ananas), lucida e leggera, viene estratta dalle foglie della pianta, lavata in acqua di fiume e successivamente annodata sino a formare gomitoli da lavorare; attività molto diffusa nelle Filippine; in mostra gonne e corpetti di colore crema. Altri abiti sono realizzati con la seta del banano, detta abacà, estratta dai piccioli delle foglie. È una fibra leggera e biodegradabile utilizzata in Giappone, Nepal e Filippine. Una bellissima creazione stilistica, dai colori chiari e luminosi, è l’abito creato con la parte interna e fibrosa della corteccia del baobab; uno degli alberi più imponenti della terra, del quale nulla va sprecato: legno, foglie, frutti e, appunto, corteccia.

A sorpresa, sono diverse e tra loro molto differenti, le realizzazioni pratiche e ‘artistiche’ possibili con le fibre del lino. Sappiamo che i semi e l’olio sono molto usati in cucina; le fibre, estratte dallo stelo della pianta e opportunamente macerate e strigliate, consentono di essere lavorate in modi diversi. In mostra ci sono caschetti da bici in composito di lino, racchette da tennis, un violino in fibra leggera (musicale e resistente!), una culla (leggera e manovrabile) e persino un veicolo elettrico eco-concepito (riciclabile, silenzioso e maneggevole). Dalla lavorazione del lino si ottengono poi cuscini e tappezzerie per pareti. Altri prodotti in mostra a Textifood: tessuti leggeri, ingualcibili e impermeabili, ottenuti (specie in Cambogia e Birmania) dagli steli di loto. Persino la modesta ortica dà luogo a tessuti morbidi e soffici; le si riconoscono poi virtù antisettiche, stimolanti e proprietà termiche isolanti! Terminiamo la visita di Tectifood col mollusco Pinna nobilis dai cui filamenti, detti bisso o ‘seta del mare’, si ottiene un tessuto setoso e ignifugo. In mostra una splendida ‘pianeta’ di lino, ricamata in bisso, risalente al XII secolo e appartenuta a Sant’Ivo. Una tradizione di lavoro, quindi, vecchia di secoli. ?  ff

Foto Cimarosti | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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