Un Mediterraneo sconosciuto, l’isola di Unije

di Alessandro Barile

Esiste un Mediterraneo ancora da scoprire. Luoghi dove la modernità e la tecnologia faticano ad arrivare, fermi nel tempo, apparentemente immobili nonostante i pochi chilometri che li separano dai nostri paesi. Alcuni di questi posti si trovano nel mar Adriatico, proprio di fronte alle coste italiane. In particolare, un gruppo di isole croate a sud della penisola istriana. Su tutte, emerge nella sua singolarità l’isola di Unije.

Racconti di viaggio o guide turistiche abbondano di raffigurazioni il più delle volte fantasiose. Ad esempio, una della figure retoriche più inflazionate sta nel definire villaggio di pescatori praticamente qualsiasi paese caratteristico affacciato sul mare. Poco importa se gli ultimi veri pescatori datano a decenni prima, o se l’attività della pesca sia ormai completamente appaltata alle grandi multinazionali del pesce. Difficile dunque oggi trovare un vero villaggio di pescatori; dove non esiste porto turistico, e le poche barche presenti sono funzionali alla pesca e non al divertimento; dove i bar sono pieni, sin dalle prime luci dell’alba, dei pescatori tornati in paese dopo la pesca notturna, in attesa della vendita diretta dalla barca al compratore, prima di concedersi al meritato riposo. Non è detto che l’isola di Unije corrisponda del tutto a questa descrizione, ma è di sicuro uno dei luoghi che più ci si avvicina, almeno nel Mediterraneo.

Unije

Nell’isola, nonostante la sua relativa grandezza, non ci sono automobili. C’è un unico villaggio, fatto di sentieri sterrati e strade bianche, strappate alla vegetazione mediterranea costantemente in competizione con l’uomo. Un villaggio di un centinaio di case, forse duecento, non di più. Fino a pochi anni fa – cinque o dieci al massimo – queste poche case erano costruite in legno e muri di pietre a secco. Ultimamente molte di esse sono state ristrutturate, più per esigenze turistiche che per esclusiva volontà dei pochi residenti. L’isola infatti nelle stagioni non estive vede una presenza di non più di cinquanta residenti, che diventano circa cinquecento quando, nei mesi di Luglio e Agosto, fanno ritorno i numerosi emigrati che passano qui le loro vacanze; o quando si affacciano i pochi turisti dal nord Italia e dalla Germania che giungono qui in barca dalla vicina Istria o dal Friuli. Le case di pietra e legno non hanno neanche l’acqua corrente, e possono contare solo nella cisterna che ogni casa ha sotto le proprie fondamenta. L’acqua viene dalle piogge. Nei casi di assenza prolungata di rovesci, la si può acquistare da una nave cisterna che saltuariamente viene al molo. Tutto questo fa si che l’acqua sia uno dei generi di maggior valore dell’isola, da preservare con cura evitandone gli sprechi inutili.

Oltre alle strade, mancano nel paese e nell’isola i negozi o qualsiasi altro tipo di attività commerciale. Sono presenti un piccolo dispaccio (chiamato eufemisticamente Market) dove è possibile acquistare i generi di prima necessità alimentare, due bar-ristoranti e una gelateria che fungono da punto di ritrovo della quasi assente vita mondana del villaggio. Per tutto il resto c’è la nave, che ogni mattina (fatte salve le condizioni del mare) verso le 6.20 porta chi ha necessità di comprare qualcosa più dello stretto necessario alla non troppo vicina isola di Lussino, a circa due ore da Unije. I pochi giovani residenti conoscono sulla propria pelle la fatica dello studio: sempre a Lussino sono presenti le scuole, e ogni mattina ai giovani attende la traversata marina. Nessun negozio, pub, discoteca o altri servizi d’intrattenimento che non siano la natura incontaminata e le relazioni sociali della gente di paese. Gente di mare, anche chi è stato costretto negli anni ad emigrare in cerca di fortuna. Nei più anziani, nati sotto il Regno d’Italia, sopravvive il ricordo della dominazione italiana. Il dialetto reca ancora i segni dei numerosi passaggi di mano dell’isola: da Venezia all’Impero Ottomano, dall’Italia alla Jugoslavia fino all’odierna appartenenza croata. Segni linguistici e culturali differenti che marcano la caratteristica principale della popolazione dell’isola, e cioè la sua complessa eterogeneità.

Unije

Un villaggio di pescatori, qualche decina di case diroccate, e la natura più incontaminata che il Mediterraneo possa ancora offrire. Chilometri di campagna, campi di grano e macchia mediterranea più tipica. Qualche sentiero è presente. Mentre fino a pochi anni fa bisognava lottare con la natura per uscire dal paese e girare l’isola, inventarsi percorsi e tappe, oggi alcuni sentieri sono stati tracciati, ed è possibile percorrerli a piedi con relativa sicurezza. Scoprendo il fascino dell’attraversare territori completamente inesplorati e in un certo qual modo primitivi. Non tutta l’isola è però raggiungibile a piedi. Per numerosi tratti della sua costa selvaggia necessita un’imbarcazione, unico modo per potersi girare l’isola raggiungendo anche le parti più inaccessibili.

La conformazione rocciosa dell’isola rende l’acqua subito molto alta, ma nonostante ciò proprio l’assenza di sabbia consente una limpidezza fuori dal comune. Il fondo è ben visibile anche a profondità di trenta o quaranta metri; le rocce bianche contribuiscono ad aumentarne la limpidezza e i colori, variando dall’azzurro cristallino al verde al bianco. Un panorama raramente riscontrabile dalle nostre parti, con in più la notevole caratteristica della genuinità e di una certa “arcaicità”, e non lo scenario dietro al quale si celano le speculazioni edilizie delle nostre coste, anche di quelle più belle. Voltando le spalle alla spiaggia, infatti, non veniamo assaliti da villette a schiera o da parcheggi abusivi che invadono la prossimità delle nostre spiagge. Nessuno stabilimento ad impedirci l’accesso al mare, neanche il più piccolo chiosco da cui proviene musica non richiesta. Un vero e proprio ritorno alla natura. Un luogo che consente di riappropriarsi del rapporto fra uomo e natura, fra noi e il nostro mare, proprio come dovevano viverlo secoli addietro gli abitanti di questo villaggio di pescatori. Gli uomini di un Mediterraneo che non esiste più e che sopravvive intatto in questi luoghi.

Foto Alessandro Barile| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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