Israele, terra di diversità

di Anna Rescigno

Gerusalemme è il sogno del popolo ebraico, non il sogno di un singolo uomo, ma il sogno di un’ intera nazione.

Non so se scrivere sarà sufficiente a ricreare ciò che ho visto e provato: ognuno dovrebbe vedere Israele con gli occhi della sua anima. Mio marito ed io partiamo per Israele i primi di Luglio accompagnati dalle preoccupazioni di tutti i nostri amici: “siete matti: è pericoloso, e poi morirete di caldo..” Niente di più falso! Ci aspetta infatti non solo una temperatura secca che non supera mai i 30°C ma soprattutto ci aspetta un clima sereno e rilassato.

Troviamo la nostra guida Ruthi ad attenderci all’aeroporto ed immediatamente da Tel Aviv ci dirigiamo a nord est. Siamo in Samaria ed i villaggi rurali che vediamo scorrere dal finestrino sono misti: Ruthi ci spiega infatti che non vi è netta separazione fra ebrei ed arabi che qui convivono pacificamente. Assaggiamo cosi per la prima volta lo spirito di questa terra di contrasti in cui convivono religioni e storia, antico e moderno, deserto e aranceti. Continuiamo la strada tra una serie di dolci colline che ci portano al lago di Tiberiade in Galilea. Qui Gesù ha compiuto la maggior parte dei suoi miracoli. E come sempre la storia e i popoli si intrecciano: la nostra guida ci racconta che la citta di Tiberiade, fondata da Erode, venne ricostruita da un leader beduino che, spinto dal desiderio di incrementare i commerci, invitò a stabilirsi in città anche importanti rabbini e cosi, sin dal 18 secolo, i due popoli iniziarono a convivere E ancor prima di Tiberiade, esisteva Magdala. Tra le sue rovine ci conduce Veronica da Bolzano,volontaria nell’aiutare a realizzare, in questo luogo, il progetto di costruzione di centri per l’aiuto verso i pellegrini e le donne. E’ italiana , quindi si offre per spiegarci la storia del sito. E’ una dei tantissimi volontari che accorrono qui da ogni continente. Colpisce l’entusiasmo di questi giovani che, sacrificando moltissimo tempo della loro vita, accorrono in terra santa per aiutare o spiritualmente o finanziariamente i vari progetti. Il parco archeologico è bellissimo e molto ben conservato. Spiccano , fra tutte, le rovine dell’ antica sinagoga e la più antica raffigurazione del candelabro ebraico a sette braccia.

Molto interessante è il “Tel” che domina gli scavi. Con questo nome si indica una collina formata dalla sovrapposizione di tantissimi strati archeologici. Nel corso dei secoli, a partire fin dal IV millennio avanti Cristo, l’uomo ha occupato questo luogo e i materiali depositati uno dopo l’altro, anno dopo anno, hanno formato un cumulo enorme, un vero tesoro per gli studiosi. Magdala ha come simbolo un mosaico che rappresenta un’ antica barca della Galilea; barche di questo tipo solcavano le acque del mar di Galilea al tempo di Gesù.Servivano sia per la pesca che per il trasporto. Conferma di ciò ci è data anche dal ritrovamento sulle rive del mare, nella melma, durante l’abbassamento del livello delle acque, di un’imbarcazione dell’epoca molto ben conservata della lunghezza di 8 metri.Ora è custodita nel Kibbutz Ginossar, dove è possibile ammirarla.

All’ingresso si è accolti da una scultura in legno, “the peace tree”, che trasmette un bellissimo messaggio di pace: rappresenta due mani che si stringono ed è stata scolpita da Ebrei ed Arabi insieme nel simbolo della fratellanza. E ancora viviamo la convivenza fra religioni diverse sulla collina che domina Cafarnao che è, secondo la tradizione, il luogo dove Gesu’ tenne il Sermone del monte. Da qui il nome cristiano: Monte delle beatitudini. Le parole evangeliche pronunciate qui da Gesù rispondono ai quesiti del cuore umano, danno speranza di felicità, sono la sintesi di un messaggio di gioia.

E in questo spirito il luogo invita alla meditazione e alla preghiera fedeli di varie religioni. Troviamo un gruppo evangelico facente parte della chiesa cristiana protestante composto da pellegrini provenienti da tutto il mondo . Ci intratteniamo a parlare con un fedele proveniente dal Sud Africa che ci illustra il logo riportato su tutte le magliette che indossano e che definisce il loro credo : “il tuo popolo sarà il mio popolo, il tuo Dio il mio Dio” Il gruppo è accompagnato da ebrei messianici, ebrei che credono in Gesù Cristo ma non per questo vogliono rinunciare alle loro origini ebraiche. E poco distante celebrano sacerdoti della Confraternita della Speranza, una comunità cattolica con voti di castità. Sono venuti dagli Stati Uniti in terra santa per un pellegrinaggio.

Mi illudo di poter credere ,guardando tutti loro , che la pace nel mondo possa esistere davvero.

E dà speranza anche la città di Nazareth che rappresenta il crocevia di tutte le popolazioni che da tempi immemorabili hanno abitato la Palestina. Qui convivono, senza grossi problemi, arabi,cristiani,ebrei e mussulmani! E qui a Nazareth scopriamo che la Basilica dell’annunciazione , chiesa di costruzione moderna, che sorge sulla grotta dove si celebra l’annuncio dell’Angelo a Maria,si eleva sui resti di ben altre tre chiese:la giudeo-cristiana, la bizantina e la crociata. Stessa situazione architettonica si può trovare anche a Cafarnao nella casa che fu di San Pietro e a Tabgha dove fu compiuto da Gesù il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: i luoghi sacri sono stati sempre venerati con la costruzione, sopra di essi, di chiese. E spesso si possono trovare resti romani, bizantini, crociati ed ottomani, costruiti uno sopra l’altro!! Anche nelle mura delle chiese troviamo quindi sovrapposizioni di civiltà diverse. Sul fiume Giordano, nel deserto della giudea, dove Gesù fu battezzato da Giovanni Battista troviamo gruppi di pellegrini che, indossata una veste bianca, si immergono nel fiume rinnovando il rito.

Proseguiamo quindi per il mar morto dove ci concediamo un bagno nell’acqua più salata del mondo. Divertentissimo è cercare di nuotare :impossibile ! Gambe e braccia escono dal mare come spinte da una forza invisibile. Fin dalle prime ore del mattino tantissimi turisti si riversano sulla spiaggia per fare i fanghi, per prendere il sole o per immergersi nelle acque ricche di minerali non solo per curare diverse patologie, ma anche semplicemente per un bagno di bellezza. E bagni si possono fare anche nelle piscine dei tanti modernissimi alberghi, nelle acque termali o si può visitare il parco di Ein Gedi per fare un bagno nelle pozze d’acqua cristallina sotto le numerose cascate. Insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Una sera a cena abbiamo una piacevolissima sorpresa:arrivano al ristorante circa 200 “mamme” americane che fanno parte del progetto”judish women renaissance project” che porta le donne ebree a conoscere la loro patria. Tutte insieme improvvisano la danza tradizionale israeliana della hora.. Come tutto in Israele anche il loro ballo tipico deriva dalla fusione di più generi: nasce infatti da tradizioni provenienti sia dell’est sia dall’Arabia. Il cibo è un altro aspetto della commissione che ormai siamo abituati a scoprire in questo viaggio. Ogni popolo, arrivando qui, ha portato la sua cucina. Da questo miscuglio sono nate ricette davvero sorprendenti e buonissime. Gustiamo il kube (specialità irakena), il falafel e l’ hummus (specialità libanesi), la pita ( il pane mediorientale), le zuppe (specialità della cucina ebrea-yemenita) e tanto altro il tutto accompagnato da eccellenti spremute di frutta fresca.

Lasciato il mar Morto e fatti pochi chilometri , presa una funicolare ci troviamo in cima ad una rupe isolata dove sorgono le rovine della fortezza di Masada, il sito del palazzo di Erode che ho trovato architettonicamente strabiliante. Importante è la sua storia: è il luogo della resistenza ebraica ai romani nel 73 DC e del conseguente suicidio di tutti gli assediati. È un sito magico con una vista mozzafiato sul mar morto. E a renderlo ancora più magico contribuisce un gruppo di ragazzi di Toronto che ballano tra le rovine in un’atmosfera quasi irreale.  È giovedì ed è il giorno in cui molti ebrei celebrano il Bar Mitzvah. Le scuole sono chiuse per le vacanze, quindi molte famiglie decidono di raggiungere Masada e di festeggiare qui. Seguiamo il suono della musica e scopriamo diverse famiglie intente nei festeggiamenti tra le rovine. Dopo la suggestiva cerimonia che segna l’entrata dei ragazzi nell’età adulta , il luogo si riempie di musica e canti popolari. Tutti brindano col vino e noi siamo invitati a partecipare. Sembra di vivere un sogno.

Non so come fosse il vino della festa, ma so quanto era buono quello che abbiamo assaggiato in un’azienda vinicola di Eli Gilbert Ben-Zaken,un ebreo nato ad Alessandria d’Egitto. Personaggio dalla vita interessantissima,ci racconta che solo  alcuni anni fa ha piantato alcune vigne non sapendo bene dove ciò lo avrebbe portato. Ed ora il suo “Domaine du Castel”è conosciuto in tutto il mondo!!

Ci troviamo alle porte di Gerusalemne entro le cui mura vive il massimo esempio di convivenza.  La città consta di 4 quartieri: cristiano, ebraico, armeno e mussulmano, ma la divisione fra di loro è solo una linea virtuale invisibile. Fra tutte le mete imperdibili voglio solo citare la chiesa del santo sepolcro. Prima tempio pagano, ricostruita più volte ,ora chiesa edificata dai crociati. Nel suo interno comprende i luoghi della morte e resurrezione di Gesù Cristo. E’ una chiesa cristiana, è sede del patriarcato ortodosso di Gerusalemme e del patriarcato dei latini,al suo interno si trovano la cappella siriaca e la cappella copta, la guardia è mussulmana…insomma ritroviamo il solito interessantissimo miscuglio. Gerusalemme offre musei, siti archeologici, santuari, gemme architettoniche: ci vorrebbe troppo tempo per raccontare di tutti questi luoghi , ma sopratutto sarebbe impossibile trasmettere l’emozione che si prova camminando per le strade della vecchia città  o ammirandola dai suoi tetti. Ci pentiamo subito di aver programmato solo tre giorni in questa splendida cittadina che, secondo noi, meriterebbe qualche giorno in più per assaporare meglio le sue strade, i suoi mercati, i suoi palazzi.

Sta per iniziare Sabbath, il settimo giorno della settimana.  Andiamo a fare la spesa al Mahane Yehuda Food Market dove il venerdì pomeriggio il popolo ebraico va a fare acquisti per la cena. E’ un caos multicolore , la frutta è particolarmente invitante e i piccoli bar offrono stuzzicanti specialità. Poi andiamo al muro del pianto,dove, prima del tramonto , si radunano a pregare i fedeli. Incontriamo religiosi della comunità di Hassadim , una comunità che viene dall’est, ebrei ortodossi e diversi soldati che, col kalashnikov in spalla, leggono   testi sacri.Dalla loro parte del muro molte donne pregano lasciando nelle fessure delle pietre bigliettini con le preghiere.

Abbiamo poi la fortuna di essere invitati nella casa di una coppia ebrea che, una volta al mese, dà ospitalità a qualche straniero dividendo con lui la gioia di stare in famiglia. Ovviamente il rito ha carattere religioso e non si può fotografare. La popolazione di Gerusalemme è molto religiosa, i vestiti che indossano sono casti, le famiglie numerose.  Ma non per questo non ci si diverte:nella città nuova, per esempio, la vecchia linea ferroviaria Gerusalemme-Giaffa è stata trasformata : lungo i vecchi binari ora ci sono una pista pedonale ed una ciclabile; vi sono diversi bar e ristoranti ed uno spazio dove si può ascoltare musica dal vivo.  La “the first station” è piena di persone tra cui molti genitori coi bambini, fino a sera tardi .

Pochissimi km ed il clima che si respira è diversissimo:siamo a Tel Aviv, città laica e totalmente occidentale. Caffè di stile europeo, spiagge, eleganti ristoranti, negozi alla moda e gallerie d’arte.  Si possono fare passeggiate di ore sul lungomare ed arrivare anche a Giaffa, la città vecchia, dove esiste un interessante mercato delle pulci e la famosa panetteria Abulafia dove convivono ebrei e arabi.Di notte si ha solo l’imbarazzo della scelta tra pub, piani bar e i tanti club. Molto interessante è poi l’architettura: si passa dalle vecchie case in arenaria di Giaffa alle case chiamate “dei sogni” perché costruite da chi, tornando ricco in Israele, realizzava il suo personale desiderio di abitazione , e allo stile Bauhaus, stile degli anni 30 che segue i principi del Movimento Moderno. La grande quantità di queste case a Tel Aviv le ha guadagnato l’appellativo di “città bianca” La nostra bravissima guida Ruthi ci ha accompagnato nel viaggio continuando a raccontarci della storia, del grande crocevia dei tanti popoli, delle diverse religioni, ma per capire realmente tutto ciò bisogna vivere personalmente questa esperienza. Senza paura. Noi non abbiamo avuto la minima sensazione di pericolo, i turisti sono numerosi e la sera, a Tel Aviv, abbiamo visto donne passeggiare sole. Per quanto riguarda me, Israele è ritornata dentro il mio cuore.

Foto di Giancarlo Majocchi| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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