Giordania, non di solo Petra

Mar Morto

Giordania uguale Petra. Nel mondo per icone del turismo di massa, le tombe dei re Nabatei scavate nella roccia riassumono, ed esauriscono, la Giordania. Il paese mediorientale, però, ha molto di più da offrire, far scoprire ed ammirare.

Petra, certo. Una delle sette meraviglie del mondo, sito patrimonio mondiale dell’Umanità: il tramonto che esalta i colori della roccia in cui sono state scavate le tombe dei re Nabatei. La Giordania è quasi vittima del successo di Petra, uno dei siti più visitati del Medio Oriente. Tanto che le turbolenze delle Primavere arabe, e i contraccolpi delle crisi in Siria e in Iraq, hanno solo attenuato il flusso di viaggiatori ansiosi di incantarsi davanti alla città nascosta. Il regno hashemita, però, ha molto di più da offrire a chi non si accontenta di un viaggio mordi e fuggi, o meglio: a chi, dopo aver visto Petra, o prima di giungervi, preferisce assaporare con calma e scoprire con gusto.

Una delle ricchezze richiede più tempo e più pazienza. Sono le riserve naturali della Giordania, amministrate e valorizzate dalla Royal Society for the Conservation of Nature (Rscn). E per poterne apprezzare la bellezza, non c’è modo migliore dell’imboccare il sentiero. Abituati ai parchi naturali europei, forse, le aree protette della Giordania, o almeno alcune di esse, potrebbero sembrare poca cosa. Ma per il Medio Oriente, dove la sensibilità ecologica è ancora in costruzione, il regno hashemita si sta dando molto da fare e attraverso la Rscn sta cercando di coniugare protezione della natura con sviluppo locale sostenibile e turismo consapevole. Un trinomio che lascia ben sperare per il futuro.

Atterrati ad Amman, si può prendere la principale strada nord-sud, che taglia il paese nella sua fascia più popolata, e puntare decisamente verso nord. La prima tappa è l’area umida della riserva di Azraq, un tempo la più grande palude tra la costa mediterranea e la Mezzaluna fertile. L’eco-lodge per gli ospiti è spartano ma efficace: vecchie foto della zona ai tempi del Mandato britannico e connessione wi-fi nella hall. Camere essenziali a pochi minuti a piedi dal cuore della riserva umida. Azraq non è un posto per lunge passeggiate: è un luogo storico, incrocio di almeno tre grandi direttrici carovaniere che collegavano il Limes Arabico dell’impero romano con le terre dell’odierno Iraq e oltre verso la Persia, ad est, mentre a sud puntavano su Petra e più in là, verso l’Arabia Felix, l’odierno Yemen. L’acqua delle paludi di Azraq, un tempo estese dieci volte la loro superficie attuale, era desiderata da uomini e cammelli, come dagli uccelli migratori che oggi fanno di questa oasi una delle tappe fondamentali del birdwatching in Medio Oriente. Il parco racconta che dagli anni ’40 in poi lo sviluppo di Amman e di Zarqa, la seconda città del paese, ha ridotto le paludi di Azraq, che oggi sono tenute in vita grazie a un programma del Rscn che annualmente pompa almeno 2 milioni di metri cubi d’acqua nell’invaso naturale, per evitare che si prosciughi del tutto.

La seconda tappa del nostro viaggio è la riserva naturale di Ajloun, la più vicina alla capitale Amman. Macchia mediterranea e sentieri ben segnati, dove si può girovagare per un paio di giorni, senza fretta, accompagnati dalle guardie forestali locali. Nel centro visitatori ci sono sistemazioni essenziali per chi ha voglia di fermarsi una notte o due, magari sperando di vedere il rarissimo scoiattolo persiano, una delle specie che vivono nella riserva. Oltre al centro visitatori, con tutta la documentazione sulla storia del parco, ad Ajloun ci sono due progetti pilota di sviluppo locale eco-compatibile. Il più interessante è la Casa del Sapone: un micro laboratorio per la produzione artigianale di ottimo sapone ricavato dalle essenze naturali del parco. Un esperimento che coinvolge soprattutto le donne del vicino villaggio e che potrebbe essere ripetuto per altri prodotti e altri villaggi.

Non un vero e proprio centro visitatori, ma un piccolo campo tendato, Rummana, è il cuore di un’altra zona protetta, quella di Dana, al centro della zona ovest della Giordania, sul bordo del settore della Rift Valley, la grande frattura tra le placche africana ed eurasiatica che dalla Turchia arriva fino al Corno d’Africa. Dana offre paesaggi lunari e canyons arditi, orizzonte aperto sul deserto che più a sud diventa Wadi Rum e giochi di luce tra le ardesie, i graniti, le argille. Bisogna alzarsi all’alba per sperare di vedere gli stambecchi locali scendere nei fondovalle per cercare l’acqua. Le tende bianche del campo di Rummana spuntano all’improvviso dopo l’ennesima salita tra le rocce. Hanno un che di inaspettatatemente confortevole e il té bevuto dopo la fatica del sentiero è un toccasana che prepara allo spettacolo del tramonto. Da qui si può partire anche per Petra, dove si può arrivare in tre giorni di cammino non troppo serrato ma con una buona scorta d’acqua.

E l’acqua, oro del deserto, è la calamita che ci attira verso Wadi Mujib, una preziosissima riserva sulla riva giordana del Mar Morto, 90 chilometri a sud di Amman. Wadi in questo caso vuol dire “gola scavata dal fiume” e il Mujib è il torrente che con un corso breve e tortuoso porta acqua al Mar Morto. Il letto del fiume e la zona circostante, per circa 220 chilometri quadrati fino alle montagne di Kerak e Madaba, sono riserva della biosfera dal 1987. Trecento specie di piante, una decina di specie di mammiferi, e molte specie di uccelli stanziali e migratori sono il patrimonio della zona, che ancora è al centro di molte ricerche. Non serve lo zaino, qui, anzi: bisogna lasciare tutto alla foce del torrente, 400 metri sotto il livello del mare, in riva al Mar Morto, indossare un giubbotto di salvataggio e iniziare a risalire la corrente. Una parte del torrente può essere esplorato, seguendo un percorso non troppo difficile, ma a tratti impegnativo, specie dopo le piogge primaverili che possono aver ingrossato gli affluenti del Mujib. Si arriva, roccia dopo roccia, anche con l’aiuto di corde messe nei passaggi più ardui, fino a una cascata che lava via sabbia, sudore e fatica. Poi la corrente trascina verso il punto di partenza, la foce e il Mar Morto. E a questo punto anche Petra, la misteriosa Petra, avrà un sapore diverso.


Testo di Enzo Mangini foto di Michele Palazzi | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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