Nord Irlanda, dove il golf regala emozioni

Per molti di noi, l’Irlanda è stata quasi sempre identificata con Dublino. Chi ci andava in vacanza, chi per imparare l’inglese, chi per fare l’università. Tutt’al più, qualcuno affittava un’auto e, sfidando le regole della circolazione sulla sinistra, si addentrava verso ovest o andava alla scoperta della costa sud.
Comunque, è parere condiviso dalla stragrande maggioranza di chi ci è stato, che lo star bene è reale. Gente ospitale, bei posti e, perché no, birra ottima. Qualche giorno di vacanza speso bene. Ma il fascino di quest’isola non si ferma a Dublino.

C’è un’altra città che negli anni scorsi è diventata famosa per quello che vi succedeva di brutto piuttosto che per il grande passato e le menti illustre che vi sono nate. È Belfast,  città di quasi cinquecento mila abitanti e capitale dell’Irlanda del Nord, una delle “provincie inglesi” insieme a Scozia e Galles. Negli anni ’70 le sue cronache riempivano le pagine di tutti i quotidiani internazionali. Non passava giorno che non vi fossero scontri, attentati o altri atti violenti tra i “terroristi” e l’esercito britannico.
Ora sembra tutto finito. La città è bella, a tratti moderna, a tratti molto “british”. Qui si usano le sterline e non l’euro, ma malgrado il cambio poco favorevole, la vita costa meno che al sud. La prova? Il prezzo del mito nazionale: la Guinness. I ristoranti sono pieni, soprattutto di giovani. Grandi alberghi e tipici bed & breakfast soddisfano le esigenze di chiunque si fermi qualche giorno. Da non perdere a Belfast una visita ai cantieri dove si costruì e fu varato il Titanic, imponente, rivoluzionaria quanto sfortunata nave da crociera. Una passeggiata nel quartiere universitario offre, poi, la vista di belle case, storici palazzi e prestigiose istituzioni disseminate tra stradine alberate e prati tipicamente all’inglese.
Se poi viene fame, si può scegliere di tutto, un panino al volo in un pub, una cena formale in qualche elegante ristorante, l’esperienza di una cena a base di pesce che non fa rimpiangere le nostre.

Ma non siamo qui solo per quello. La nostra “mission” è vedere dove giocare a golf. In tutto sono 95 i campi a disposizione di “noi fanatici”. Per non sbagliare e per trattarci bene abbiamo deciso di provare un paio di percorsi inclusi nella lista “World Class Golf”. Sono 13 in tutto. Abbiamo scelto l’Ardglass Golf Club a sud di Belfast e il Royal Portrush Golf Club a nord, sulla costa più settentrionale dell’Irlanda.
Entrambi sono tipici links courses e questo, per chi non è abituato, può essere affascinante come panorama ma terrificante come esperienza di golf. Qui il rought quasi non esiste e se sbagli colpo, e sei fortunato a trovare la palla, ti ritrovi in condizioni diciamo un po’ diverse da quelle cui siamo abituati dalle nostre parti, al limite della giocabilità. Ma ne vale comunque la pena. I due campi che abbiamo giocato sono direttamente sul mare e lo spettacolo è unico. Ogni tanto piove, ma appena un po’. E tira anche un po’ di vento, ma appena un po’. Comunque sufficienti, il più delle volte, a rendere impresentabile uno score. Ma anche questa è una sfida.

Allora proviamo a raccontare i percorsi. L’Ardglass Golf Club è uno splendido 18 buche con il tee della buca 1 a due metri dal mare, a ridosso di un castello che potrebbe essere quello di Highlander. È un par 70 di 5500 metri di lunghezza complessivi.
Le sue buche possiamo distinguerle di due tipi: quelle vicine al mare e quelle no. Le prime sono le più suggestive. In un continuo saliscendi si passa da uno scorcio di verde e mare mozzafiato a par tre con green in basso dove ti sembra basti allungare la mano per toccare l’asta della bandiera. C’è una buca, la 11, par 5 dog leg a destra dove il primo colpo deve superare una prima insenatura di mare per poter avere un secondo buon colpo.

Sullo “strokesaver” c’è scritto: “non importa quale risultato tu faccia su questa buca. Se riesci a finirla con la stessa palla con cui hai cominciato sei un uomo fortunato!” Le buche senza mare sono relativamente più rilassanti. E permettono di spaziare con lo sguardo sulla tipica campagna irlandese, fatta di stradine, fiori gialli, case bianche e tante pecore. La gente è ospitale.

In club house trovi soci pronti a raccontarti la storia del circolo e i tanti, inevitabili, aneddoti. Con una buona birra in mano è anche questo un modo per chiudere un’indimenticabile giornata di golf. L’altro campo, il Royal Portrush Golf Club, inaugurato nel 1888 ha due tracciati di 18 buche. Decisamente spettacolare il percorso Dunluce (dal nome di un vicino castello oggi semi-diroccato). Un par 72 di 6300 metri. Su questo percorso hanno giocato in tornei importanti i grandi del golf, di ieri come di oggi. Per un momento anch’io mi sono sentito importante. In fondo che mi mancava? Ero vestito “giusto”, avevo una sacca completa di ogni ben di Dio, una gran voglia di giocare e uno strokesaver che mi avrebbe detto come e dove tirare. Qui ogni buca ha un nome e tutto è filato (quasi) liscio fino alla buca chiamata “Calamity Corner”. Solo dopo aver tirato ho scoperto il perché di quel nome. Si tratta, come hanno detto tanti giocatori, del par 3 più difficile mai visto prima. 190 metri in salita sulla costa della scogliera. Con il vento sempre presente. Che dire? Da lì il mio score è cambiato e preferisco tacere oltre. La solita birra di fine giro ristabilisce l’equilibrio.

Altra bella giornata dedicata al golf. Assolutamente da ripetere. Intorno a Portrush non mancano certo le cose da fare e da vedere. Prima di concludere questo giro nel Nord Irlanda non si può non fare un salto a Bushmills, piccola cittadina che deve la sua fama al whiskey più famoso dell’Irlanda che si distilla qui dal 1608.

 

di Pietro Busconi | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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