Spal di Ferrara, antico ‘amore’

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Questa settimana mi concedo una vacanza ‘sportiva’ e insieme ‘nostalgica’, complice la tivù. Ho visto la partita di Prima Divisione (la Serie C di pochi anni fa) fra Spal e Pisa, giocata a Ferrara. Premessa: ritengo di essere un buon ‘sportivo’, se con tale termine si vuole indicare non più un atleta praticante (data l’età!) ma un appassionato di tutti gli sport, che seguo con interesse e fino in fondo se lo spettacolo è degno di questo nome; tipo gli incontri internazionali, quelli fra i grandi club europei e sudamericani e trovo elettrizzanti le partite del campionato inglese di Championship (equivalente alla nostra Serie B) con squadre che darebbero del filo da torcere alle nostre della Serie A. Ma non solo ‘calcio’. Mi piace molto la pallavolo (maschile e femminile) il pattinaggio su ghiaccio, il calcio a 5, giocato a velocità folle in palestre chiuse, il nuoto, eccetera. Mi piace ancora l’atmosfera delle partite di rugby, molto meno quelle del Football americano, corollato di ‘scontri’ al limite dell’omicidio preterintenzionale; quindi l’eleganza dell’ippica, l’agonismo sul filo dei centesimi dello sci; per contro, trovo ‘insipido’ il baseball, l’hockey su prato, il curling e non amo come vorrei il basket; naturalmente queste sono scelte personali. In definitiva: apprezzo il bel gioco, la competizione, la correttezza degli atleti, l’equità dei giudizi. Mi disamoro se gli attori sono semplici ‘mestieranti’, se il pubblico è becero e interessato alla sola vittoria che, parlando di calcio, vuol dire unicamente i ‘tre punti’ buoni per la classifica.

Ma che c’entra tutto questo con la partita Spal-Pisa? C’entra eccome, per quanto mi riguarda, perché seguendo le gesta dei miei beniamini in maglia ‘biancazzurra’ mi sono scoperto ‘tifoso’ incattivito (e quindi disposto ad ogni compromesso pur di vincere) per i colori della mia squadra, che dopo un primo tempo strepitoso ma con un solo goal, nella ripresa ne ha beccati due e ha perso, giocando in casa; non accadeva dal gennaio di quest’anno. La Spal è in testa alla classifica e ha buone possibilità di tornare in Serie B, tutto andando bene, ma io mi sono – con vergogna – visto simile a quei sessanta milioni di italiani che dicono di amare il calcio e che, di volta in volta sono (nell’ordine): Commissari Tecnici, pronti a criticare ogni scelta di Conte, il vero C.T.; tifosi innamorati marci della propria squadra – a vari livelli di intensità – disposti ad ogni sacrificio pur di seguirla nello stadio di casa e in quelli delle trasferte, con relativo armamentario di sciarpe, magliette, berretti, bandiere e festoni inneggianti l’amata; creatori di cori urlati e ripetuti fino all’ossessione negli stadi, commentatori e giudici implacabili delle prestazioni sportive degli avversari di turno, quasi sempre propensi a giustificare le immancabili ‘magre’ (leggi sconfitte o figuracce dei propri colori) perché, è risaputo, gli arbitri soffrono di riprovevoli ‘condizionamenti ambientali’ che li inducono a favorire i club che già sono forti del loro. Come minimo ingiustificabile il mio atteggiamento, lo confesso, anche se figlio di un amore mai sopito, a lungo mortificato dai risultati sportivi e incompreso da chi mi conosce come milanese che non tifa per l’Inter o per il Milan e finisce per concludere che tifi Juventus: offesa immeritata.

Sperando un giorno di rivedere la mia amata di nuovo in Serie A, specie a beneficio dei giovani tifosi di altre squadre che non ne conoscono la ‘storia’, butto giù le note finali di questo antico e rinnovato innamoramento. Primo motivo: sono milanese ma il mio vecchio era di Ferrara. Anzi, ne è stato uno dei primi ‘pedatori’ dato che frequentava le scuole dei Salesiani della città estense. La fondazione risale all’anno 1907 per merito del Salesiano padre Pietro Acerbis che decise anche il nome della squadra: S.P.A.L. (Società Polisportiva Ars et Labor). La Spal ha disputato 21 campionati di serie A, dei quali 13 consecutivi (tra gli anni 1951 e 1964, gli anni del Gre-No- Li milanista). La miglior classifica nella massima categoria è stato un quinto posto nel campionato 59/60. Nell’anno 1974 alla Spal è stata conferita la ‘Stella d’Oro’ al merito sportivo. I calciatori che hanno militato nella Spal per vestire in seguito le maglie delle più importanti squadre italiane, sono davvero tanti. Passi per i più giovani, giustamente abbagliati dai vari Messi, Neymar, Suarez, Cristiano Ronaldo, Pogba e compagnia, ma i loro papà (o i giovani ‘nonni!) sicuramente ne ricorderanno alcuni: Pandolfini, Nesti, Fontanesi, Bugatti, Massei (argentino), Bulent (turco), Nuciari, per finire con Armando Picchi, mai dimenticato capitano dell’Inter, Fabio Capello, Albertino Bigon, Cervato, Mattrel e (in seguito apprezzati allenatori) Reja, Del Neri, Bagnoli. Almeno quest’ultimo avrebbe potuto vincere uno scudetto con la Spal, dato che è stato così bravo da vincerlo col Verona! Concludo con la personale preoccupazione di aver predicato bene e razzolato male: vedere Spal-Pisa in tivù mi ha messo in agitazione: sono dunque uguale alla tribù dei ‘vaffa’, che reputano i famosi ‘tre punti’ più importanti del bel gioco e del fair play? Allora ‘Forza Spal’ e così sia.

del ‘Columnist’ Federico Formignani | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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