Saint Croix. Il giardino delle Antille

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La prima a essere scoperta, la più grande, la più romantica. Saint Croix è un mix di tranquillità e vivacità caraibica. Mare, certo, rum, ma anche foresta pluviale, colline ammantate di verde, rovine di piantagioni di canna da zucchero e mulini a vento.

                          

 La storia dell’arrivo degli europei inizia proprio qui. Se la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo entusiasma ancora gli animi italici, non di meno è uno dei capitoli più tristi e devastanti per la storia delle Virgin Islands, benché il nome Virgin Islands si deve proprio a Colombo secondo la leggenda di Sant’Orsola e delle 11.000 vergini.  Nel novembre 1493 il suo arrivo a Salt River, sull’isola di St. Croix, provoca l’immediata reazione dei feroci Arawaks o Carib. Ma la corona spagnola non desiste e ordina a Colombo qualsivoglia rappresaglia per occupare le isole in cerca di oro. Fu durante questo periodo di impresa coloniale che la maggior parte della popolazione nativa degli Amerindi fu sterminata.

Il controllo di St. Croix negli anni successivi passa dalle mani della Spagna all’Olanda, ai Cavalieri di Malta e alla Gran Bretagna prima di entrare nei possedimenti della Francia dal 1650 al 1733 per mano dei Danesi e della Danish West Indian Company. Le due cittadine fortificate di  Christiansted e Frederiksted vengono immediatamente create dai danesi non appena colonizzano l’isola e sono oggi una testimonianza unica del potere coloniale danese, maestosamente rappresentato da edifici storici e forti.

Salt River Bay National Historical Park and Ecological Preserve  è stato creato il 24 febbraio 1992 dal Congresso Americano con la collaborazione congiunta del National Park Service e del Governo delle Virgin Islands of the United States, che lo gestiscono. Si trova sul versante settentrionale di St. Croix sulla parte costiera centrale. La baia è un’insenatura  ampia con due sezioni principali, delle quali una ancora sul letto del fiume Salt River. Il parco nazionale conserva il  Columbus Landing Site, un National Historic Landmark – dove approdò Colombo nel 1493 per fare approvvigionamento d’acqua e cibo: questo è uno dei valori storici di Salt River Bay. Inoltre conserva ruderi della fortificazione coloniale francese del Fort Salè, del 1617. Preziosi i reperti preistorici e archeologici con l’unico campo del gioco della palla degli Indiani pre-colombiani, l’unico esempio esistente nei Caraibi. Per altro uno dei due luoghi delle due baie bioluminescenti, l’altra è Altona Lagoon. Le Bio Bays sono estremamente rare e sono un fenomeno naturale, un vero tesoro, create da microrganismi, le  dinoflagellate Pyrodinium bahamense. Salt River Bay ospita anche altra vita marina bioluminescenti quale la Ctenophora o comb-jelly e Odontosyllis phosphorea  o fireworms. Il parco ha molta importanza per l’ecosistema presente, costituito dalle mangrovie, l’estuario, la barriera coralline e il canyon sottomarino.

L’antico villaggio di Salt River, dopo la metà del 1660 fu trasferito in un altro porto a nord-est di St. Croix – Bassin – più tardi diventata la città di  Christiansted sotto la dominazione danese nel 1735. Il Parco rientra nelle onorificenze del programma America the Beautiful Quarters nel 2020.

Piantagioni di canna da zucchero

L’interesse dei danesi a St. Croix – che già sono stabiliti a St. Thomas e St. John negli anni precedenti – è per le piantagioni di canna da zucchero, poiché l’isola è più grande e più fertile. Nel 1751 erano attive già 64 piantagioni, lavorate dagli schiavi africani. Nel 1754 la maggior parte dei terreni fertili erano coltivati con le sole eccezioni del North Side e dell’East End dell’isola. Ogni piantagione di canna da zucchero era contrassegnata dal mulino a vento e dalle macine. Nel 1766 St. Croix era completamente coltivata, con una suddivisione in lotti.

La Grange nel 1759 era una delle più grandi e di maggior profitto per le Danish West Indies. Di proprietà, insieme ad altre, dell’influente famiglia Schimmelmann. La maggior parte dei suoi campi erano di canna, solo un piccolo appezzamento era un giardino. L’intera piantagione era circondata dalla boscaglia.

Tra le Greathouse storiche rimaste praticamente intatte o amabilmente restaurate ci sono le belle Butler’s Bay e Whim, Estates Little Princess, Pearl, Little La Grange, La Reine, Slob, Cane Garden, Bonne Esperance, Annaly, Sprat Hall, l’antica dimora del Baron de Bretton a Concordia, Sion Farm, Richmond e le due Orange Groves. Uno dei restauri più impressionanti è quello della Greathouse all’Estate Cane Garden, di cui una parte risale al 1650, quando I frati gesuiti vi costruirono un monastero durante l’occupazione francese. È stata restaurata e arredata come nel periodo della metà del 18° secolo per mostrare la vita opulenta di un colono West Indian, il planter.

La maggior parte delle Greathouse preservate e restaurate sono di proprietà privata ma spesso sono accessibili durante gli Open House and Garden Tours sponsorizzati ogni anno a febbraio e marzo dalla Landmarks Society. Il gioiello architettonico è la Greathouse del Whim Plantation Museum, Il mulino a vento restaurato e gli altri edifici sono aperti al pubblico come museo dalla Landmarks Society. Whim è un esempio dei momenti topici delle piantagioni e del rum e narra la storia di una famiglia d’imprenditori che fece fortuna sull’isola.

Nella Golden Age le grandi Greathouse erano costruite con cura e arredate riccamente con splendida mobilia di mogano, porcellane e cristalleria, argenteria e biancheria di Madeira. Provetti artigiani venivano portati dall’Europa per seguire gli schiavi apprendisti. La Greathouse sorgeva sempre sulla cima di una collina o su un lato per godere degli alisei, benché il mulino a vento avesse la precedenza assoluta nel luogo più ventilato. La dimora più grande di norma sfruttava i due piani per l’abitazione, con il magazzino situato in un’altra parte. Se non c’erano problemi economici entrambi i piani avevano pavimentazioni di pietra, al limite il secondo piano era di legno duro per resistere all’umidità ed agli insetti. Le stanze erano ampie con alti soffitti; le finestre ampie, ricavate nei muri spessi, avevano scuri di legno pronti per essere fermamente chiusi e inchiodati in caso di tempeste. Le porte erano possenti, ampie e sormontate da archi con portoni robusti. Ampie balconate circondavano tutta la casa, con belle arcate di pietra e mattoni, cornici a vedute della fattoria e della fabbrica, con il mare in lontananza. La balconate erano il centro della vita domestica. Quasi ogni edificio su ciascuna piantagione, inclusa la Greathouse, aveva una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Molte di queste antiche cisterne costruite 200 anni fa mantengono l’acqua ancora fresca, pura e potabile. Di tanto in tanto le Greathouse più eleganti organizzavano danze, minuetti e quadriglie nella la sala da ballo.

La cucina – Cookhouse – era in un edificio separato nelle vicinanze della  Greathouse, fatta delle stesse pietre della casa o di mattoni, con un alto soffitto. Il fuoco all’aperto per far da mangiare, con tutto il suo calore, lapilli e braci, era sconosciuto a St. Croix. I forni di argilla erano sufficientemente grandi per arrostirvi capre o maiali o per cuocere il pane ed erano costruiti accanto alle cucine e altri accanto alle abitazioni degli schiavi. Di norma la donna schiava preparava il cibo per le famiglie su ciò che ancora oggi si chiama coal pots. Una varietà di piatti deliziosi era preparata sul coal pot.

Il quartiere degli schiavi è ancora oggi conosciuto come Village, e nel 18° secolo era una zona autosufficiente. La prime capanne degli schiavi furono costruite di ramoscelli flessibili, canne e fango. I tetto di norma era di canniccio e rami di palma.

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INFO UTILI

Per informazioni

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Come arrivare

Sia sull’isola di St. Thomas che su quella di St. Croix ci sono aeroporti internazionali. Le USVI possono essere raggiunte con voli di circa due ore dagli Stati Uniti continentali. I turisti possono raggiungere i luoghi di villeggiatura o le città in pullman o in taxi. Il modo migliore per visitare le isole è in barca.

Quando andare

Il periodo di alta stagione va da dicembre a maggio. Il clima è subtropicale, temperato dai venti alisei. Le temperature vanno dai 22 gradi di minima notturna invernale, ai 31 di massima estiva diurna.

Visti: Le norme di accesso alle Isole Vergini americane sono le stesse che regolano l’ingresso negli Stati Uniti. Il passaporto deve avere una validità residua di almeno sei mesi oltre il periodo di permanenza nelle isole. Il nuovo Visa Waiver Program consente ai cittadini italiani e di molti paesi di visitare le isole Vergini americane per un periodo massimo di 90 giorni senza il visto statunitense, presentando il solo passaporto valido.

Religione: 42% battista, 34% cattolica, 17% episcopale, 7% altre religioni

Prefisso telefonico: Prefisso internazionale + 1 + 340 + le sette cifre del numero locale. Il prefisso per chiamare l’Italia è 01139 oppure; attenzione il prefisso 0039 non funziona.

Fuso orario: 3 ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich.

Valuta: dollaro americano (US$).

Corrente elettrica: 110 V.

 

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