Bagni di Fieno. Garniga ‘über alles’

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Con l’età che avanza, in perfetto orario come i treni svizzeri, arrivano i doloretti artritici, muscolari, ossei. Per un po’ non ci si fa caso e si tira avanti facendo finta di niente sino a quando, alzando un braccio per chiamare un taxi, si rimane con l’arto rigido e la mano tesa, col rischio (oltretutto) di essere scambiato per un nostalgico del fu regime fascista. Insomma: così proprio non va ed è chiaro che bisogna far qualcosa, vincendo pigrizia fisica e mentale, prima che la situazione peggiori ulteriormente. Quale incredibile scaccia-stress sia per il corpo farsi avvolgere dall’erba appena tagliata, mi è stato raccontano tempo fa da un dirigente del Consorzio Territorio e Ambiente di Trento. In occasione di un raffinato banchetto ‘medievale’ notturno nel Castello di Toblino, ho saputo tutto (o quasi) delle ‘utili delizie del fieno’. Come prima cosa ho scoperto che la tradizione della ‘fienagione corporea’ è dovuta allo spirito d’osservazione e a quello d’iniziativa di tale Romedio Martinelli di Garniga, emigrato in America nell’ultimo scorcio del XIX secolo. Durante la sua permanenza oltre Atlantico, il buon Romedio si accorge che anche i famosi Indiani – proprio quelli delle praterie, delle frecce incendiarie, dei bisonti e delle lotte con i visi pallidi – soffrono di tanto in tanto di reumatismi. Nulla di strano, si potrà obiettare; in primo luogo perché scorrazzavano a cavallo a torso nudo e col brutto tempo non doveva essere il massimo per la salute; in seconda istanza, dato che la cruenta e tragica guerra con i ‘bianchi’ volgeva alla fine, con la forzata integrazione negli States, i pellerossa superstiti avranno forse trovato il tempo e la voglia di badare un po’ più a se stessi, curandosi. Licenziato lo stregone del villaggio e accettati i consigli di qualche vecchia ed esperta squaw che conosceva le infinite risorse della natura, gli acciaccati guerrieri si erano decisi a curarsi con i ‘fumenti di erbe’. A quanto pare, con ottimi risultati.

Ecco allora che Remedio Martinelli torna a Garniga, paesello natìo, nei primi anni del Novecento e fa costruire una ‘casa’ per la raccolta delle erbe del luogo per curare parenti, amici e forestieri. Anche qui, con indubbio successo. Nel giro di pochi anni i bagni di fieno diventano di moda.

Occorrevano però prati abbondanti di erbe medicamentose, come quelli che si trovano sulle falde orientali del Monte Bondone, in Trentino. La zona è ricca di prati infiniti, punteggiati di fiori e rigogliosi di erbe. C’è l’arnica, prima di tutto; a quest’erba tra le più diffuse, fanno compagnia vari tipi di genziane e poi cicoria selvatica, mirtillo, peonia, trifoglio, piantaggine, anemoni, gerani selvatici. Questi nomi, rigorosamente ‘copiati’, sono perlomeno nomi che conosco e qualche erba arrivo persino a individuarla. Le altre erbe dei prati del Bondone (antenaria, marella, genestrino, cariofillata ecc.) mi sono completamente sconosciute di nome e di fatto. Vedo che ci sono anche i ‘poligoni vari’; che siano vegetali più vasti? Chissà.

Cosa ‘mi verrà fatto’ una volta a Garniga? Nessuna complicazione; dovrò immergermi sino al collo nei fiori o meglio lasciarmi ricoprire dall’erba appena tagliata; anzi: tagliata di notte, comunque prima che il sole sorga e ne alteri la freschezza. Avrò a disposizione una lettiera personale per tutta la durata della cura, adagiato nella quale potrò nitrire liberamente… pardón, potrò riposare per una ventina di minuti, facendo entrare nelle ossa il calore (dai 40 ai 60 gradi!) sprigionato dal cocktail di erbe fermentate. Poi un’abbondante sudorazione, avvolto in coperte di lana. Dopo sarà la volta del bagno con o senza idromassaggio al quale seguiranno i massaggi veri e propri. Per l’intera durata del ciclo di bagni vegetali, mediamente dieci giorni, avrò a disposizione un armadietto personale che conterrà lenzuola, coperte, accappatoi, asciugamani. Persino l’erba sarà personale: La lettiera infatti è formata da circa 50 centimetri di erbe compresse cui durante il soggiorno verranno aggiunte erbe fresche prelevate dal grande deposito termale di Garniga.

Allora, è deciso: il trattamento ‘fitotermoterapico’ (bagni di fieno) mi aspetta. Tornerò come nuovo.

del ‘Columnist’ Federico Formignani | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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