In Kenya safari tra le buche

kenya golf

Il golf fa bene. Anche al turismo. Molti Paesi di mezzo mondo l’hanno capito da tempo. In attesa che anche l’Italia lo comprenda e si organizzi, quello che possiamo fare è sperare che chi può faccia e presto. Numerose destinazioni abbinano il golf ad altri tipi di vacanze. Spesso con formule vincenti, anche se, è il caso del Kenya, il turismo potrà incrementare anche in assenza del golf. Il Paese africano ha una così forte capacità di attrarre il turista che non ha bisogno d’iniziative destinate al golfista. Diciamolo chiaramente. A nessuno di noi verrà mai in mente di andare in Kenya per giocare a golf, anche se ci sono campi straordinari e migliori di certi che, dalle nostre parti, vogliono considerarsi straordinari. Chi decide di andare a fare una vacanza in Kenya lo fa per un solo motivo: safari (o games come li chiamano da queste parti) per gustare, finché sarà possibile, gli scenari unici che la savana keniota sa offrire con i suoi animali allo stato naturale. Giornate spese a diretto contatto con una natura forte, aspra e crudele, dove il forte vince per sopravvivere. Una vacanza che si addice perfettamente anche ai bambini che non potranno tornare non estasiati da quello che vedranno. Una vacanza straordinaria che, proprio per questo non ha bisogno del golf per risultare memorabile. Tuttalpiù si potrebbe suggerire, ai responsabili del ministero del turismo, di organizzare games con coda golfistica, in modo che tra un safari e l’altro, l’irriducibile giocatore, possa ricaricarsi magari con una bella partita di golf.

Cosa aspettarsi da un viaggio da queste parti? Il Kenya è un Paese dove la gente è cordiale e pronta a rendersi disponibile. Certo è anche un Paese che viaggia a una velocità diversa rispetto a quella ideale. Infrastrutture a 5 stelle che mostrano già dopo pochi anni di attività i segni evidenti di usura, probabilmente legata ad un uso di materiali non proprio di prima qualità e di una bassa professionalità nella lavorazione con il risultato generale che lo standard offerto da hotel, ristoranti, resort e quant’altro lascia un po’ a desiderare. Per le strade i mezzi circolanti sono tutti obsoleti, scomodi e non concedono molte speranze alla sicurezza. Le strade ci sono. Almeno quelle che seguono le principali direttrici di comunicazione. Ma sono tutte strette e dense di traffico (quelle asfaltate). Le altre meno affollate vanno affrontate con veicoli capaci di avanzare tra asperità continue. Ovunque la velocità media è bassissima e i trasferimenti anche per piccole tratte richiedono tempi considerevoli. Fin qui le cose critiche, ma concentriamoci sull’aspetto migliore. Il fascino di un tramonto tra i radi alberi della savana, magari ospiti di un campo tendato, trasmette emozioni e sensazioni forti, difficili da cancellare. Il safari a bordo delle (stavolta) efficienti land rover percorre le piste degli animali per coglierli durante la loro vita quotidiana. Il solo rischio è quello, dopo i primi giorni, di farci l’abitudine. Dopo un po’, infatti, sembra di essere davanti alla tv e vedere uno di quei bei documentari che ci hanno reso familiari questi posti. Invece no. Siamo proprio lì. Protagonisti tra i protagonisti. Il Kenya offre anche possibilità di vacanza da unire al safari. Si può scegliere il mare, sulla costa est con località come Malindi (a qualcuno piace) e Mombasa, dove rilassarsi sulle spiagge bagnate dall’Oceano Indiano. Certamente almeno un paio di giorni vanno spesi nella capitale, Nairobi, in cui dedicarsi allo shopping fatto in particolare di prodotti artigianali realizzati con gusto ed esperienza. Anche in città ci sono parchi dedicati alla vita animale come il Nairobi National Park e il Giraf centre.

Ma veniamo al nostro amato sport. I migliori campi di golf si trovano proprio nei dintorni della capitale. E non poteva essere diversamente, soprattutto considerando la lunga presenza inglese da queste parti. Ne abbiamo visitati tre: Il Sigona Golf Club, 18 buche, par 72 di 6300 metri. Un campo non particolarmente lungo ma con alcune buche in salita per cui anche un par 4 diventa impegnativo. Oltre 1500 i soci, per lo più locali, che frequentano questo circolo e che animano le giornate durante tutta la settimana. Buona manutenzione del tappeto erboso e la ricchezza degli addobbi floreali la rende un’ottima scelta per una giornata di svago.

Il Muthaiga Golf Club è annoverato tra i campi importanti. Non fosse altro perché ha ospitato il Kenya  Open, gara  inserita nel calendario dell’European Tour. 18 buche par 72 di 6400 metri dai back tee. Ha cominciato ad ospitare giocatori, per lo più inglesi, fin dal 1920 e si snoda in un contesto di alberi e cespugli che poco rendono l’idea del Kenya per come lo immaginiamo.

Il Windsor Golf Hotel & Country Club è, a nostro avviso, il top dei campi della regione. 18 buche par 72 di 6500 metri. Ha un percorso di gioco che sa rendere, buca dopo buca, il gioco avvincente e ogni tiro rappresenta una nuova sfida e un’esperienza sicura. Capita raramente di trovare campi così piacevoli. E proprio per gustare al meglio le sue caratteristiche sarebbe consigliato giocarci un paio di volte. Di livello elevato anche l’hotel che si affaccia sui laghi che caratterizzano le buche 9 e 18. Servizi e confort di elevato standard keniota.

Sui campi del Paese sono d’obbligo i caddy. Per loro si consideri un fee di 10 euro o l’equivalente in valuta locale. Scarso l’utilizzo dei car.

Una cosa non ci piace assolutamente del Kenya: il visto d’ingresso di 50 dollari che si deve pagare all’arrivo. Un sicuro disincentivo per il turismo.

di Pietro Busconi  | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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