Porto. Il Douro e la scia del sughero

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La quercia da sughero non è solo uno dei simboli lusitani. In Portogallo il segno della cortecia traccia nuovi itinerari turistici, tra vigneti terrazzati, wine resort e aziende che stappano traguardi ecosostenibili.

Se Pollicino fosse stato portoghese, è probabile che per ritrovare la strada di casa, anziché sassolini, avrebbe lasciato lungo il cammino pezzetti di sughero.

La stessa scia che oggi dissemina tutto il Portogallo, dall’Algarve all’Alentejo, fino a Porto. Anzi fino a Vila Nova de Gaia, dove hanno sede in grandi brand del Porto (nel senso del celebre vino liquoroso che prende il nome dalla città) e anche Amorim, il colosso mondiale del sughero e non solo, visto che il gruppo ha ormai vasti interessi,tra cui il turismo e l’enologia di eccellenza.

E qui il cerchio si chiude. Perché la quercia da sughero non è solo uno dei simboli lusitani e nemmeno solo un’importante risorsa economica. Essa contraddistingue la vita, il paesaggio, l’ambiente del paese. Ostacola la desertificazione, alligna nelle sabbie. Per crescere non chiede concimi o trattamenti, solo tempo. E la sua corteccia, che tutti banalmente collegano ai turaccioli, è invece un prodotto a 360°, riciclabile, flessibile, adatto agli usi più impensati. Insomma è la materia prima di un’industria nascente e che anzi, in parte, c’è già.

Visitare le fabbriche e i laboratori, addentrarsi tra i corridoi degli immensi piazzali di stoccaggio, vedere da vicino la tecnologia applicata alla selezione e all’analisi della materia prima non è quindi meno affascinante che addentrarsi nelle grandi foreste, dove le squadre di operai, con cicli di nove anni, la cavano a mano dai tronchi, con abili tagli. O contemplare le piantagioni dall’alto, a perdita d’occhio, mentre il vento frusciante si unisce agli sbuffi di gas della mongolfiera e, sotto, la pianura disegna strane geometrie in cui le querce sembrano i puntini di una carta geografica.

E poi c’è Porto, città atlantica dall’antico sapore popolare, antico cuore operaio del Portogallo, coi vecchi quartieri indolenti e un po’ malandati, le colline di Vila Nova de Gaia, sempre lei, sul lato sinistro del Douro, punteggiate di cantine dall’architettura ottocentesca, il centro storico, i ristoranti sull’oceano, le taverne e il lungofiume.

Prima di sfociare nell’Oceano il fiume bagna infatti le sponde cittadine, dopo aver disceso per cento km, pian piano, rilievi sempre meno alti e sempre meno brulli, che d‘estate si trasformano in fornaci. E dove prosperano i vigneti terrazzati che danno l’uva per il Porto, quasi a picco sul fiume fino al punto in cui, al confine con la Spagna, diventa Duero.

E’ un paesaggio dal 2001 entrato nel patrimonio dell’Unesco, con il verde delle viti e il giallo della pietra che si fondono in una bellezza abbagliante. E in cui, lentamente, sta facendosi strada il turismo di charme, tra wine-resort e gourmet hotel: come il Quinta Nova de Nossa Senhora do Carmo, tenuta settecentesca di oltre 100 ettari con 11 esclusive stanze pensate apposta per gli appassionati del vino e del cibo di alta gamma, eletto tra le più belle accomodation del mondo.

La fattoria (sempre a proposito di cerchi che si chiudono) è uno dei gioielli di Antonio Amorim, quello dei tappi.

Che però non è il capitano qualunque di un’industria qualunque. Te ne accorgi da come ti riceve a tavola, sia essa la sede storica dell’azienda, oggi trasformata in museo, o il pergolato della Quinta affacciata sul Douro. A pranzo parla con tutti di tutto, anche di argomenti scomodi, tranne che di sughero. Discetta di vino e di paesaggio o di politica internazionale, senza annoiarti col fatto che nel 2015 hanno venduto nel mondo 4,2 miliardi di tappi e che stanno dando la caccia al “tappo perfetto”, cioè a quello di solo sughero, ma anche privo al 100% dei difetti naturali del sughero, inclusa la molecola (il cosiddetto TCA) responsabile del famoso “sentore di tappo”.

Cose che ti tornano in mente quando, risalendo la valle del fiume tra strade tortuose e muretti a secco, nelle piazzole ti imbatti nei banchi dei contadini che vendono uva e fichi ai passanti. Lì respiri la stessa ruralità percepita tra i cavatori di sughero e, con qualche soddisfazione, pensi che come l’industria non può sopravvivere senza la foresta, così quella del del turismo del vino non potrebbero sopravvivere senza la patina polverosa di verità che avvolge la campagna reale. Allora ti sovviene che tra i discorsi fatti sotto la veranda c’era anche un accenno al riciclaggio dei tappi e ti viene voglia di ridiscendere in città a comprare quel giubbotto di sughero visto in una boutique.

Testo di Stefano Tesi,  foto di Renato Vettorato |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Info utili

Informazioni: www.visitportugal.com/it

Come arrivare: Porto è servita da un aeroporto per aerei di linea e low cost. La valle del Douro è accessibile in auto, bus, treno e per certi tratti in traghetto.

Quando andare: da settembre a novembre

Dove dormire:

–        Six Senses Douro Valley (Quinta Vale de Abrão, Samodães, Lamego: www.sixsenses.com/resorts/douro-valley/destination), villa padronale ottocentesca riadattata dal gruppo del lusso Six Senses, con esplicito orientamento wine-experience.

–        Casa das Pipas (EN 323 Celeirós, Sabrosa: http://www.quintadoportal.com/en/quinta_do_portal), nuovo miniresort di lusso (12 stanze), gestito dalla famiglia proprietaria stessa, struttura di “nuova generazione”, cioè piccola e indipendente rispetto ai grandi gruppi

–                     Quinta Nova Winery House (Quinta Nova, Covas do Douro: www.quintanova.com), resort di charme dell’omonima fattoria con ristorante gourmet.

–                     Ecorkhotel (Evora, Alentejo, www.ecorkhotel.com), delizioso ecohotel con piscina a pochi km da Evora, nel cuore del distrwetto del sughero e dalla città patrimonio dell’Unesco.

–                     Vincci hotel (Alameda basilio Teles 29, Porto: www.vinccihoteles.com), sul Lungodouro, hotel moderno di design ricavato da vecchi stabilimenti di stoccaggio.

Dove mangiare:

–         Conceitus (c/o Quinta Nova Winery House, tel +351 969860056): è il ristorante gourmet condotto dal celebre chef Josè Pinto, cucina creativa basata sui prodotti tipici della valle del Douro.

–         Vinum (Rua do Agro nº 141 c/o Grahams Port Lodge, Vila Nova de Gaia, Porto; tel. +351 220930417): è il ristorante delle cantine Graham’s, con piatti di carne e di pesce e veranda con vista fantastica sul fiume e la città.

–         Mauritania (Avenida Combatentes da Grande Guerra 50, Porto; tel. +351 229999480, http://restaurantesmauritania.com/index.php/mauritaniagrill), grande ristorante affacciato sull’oceano, specializzato in pesce e crostacei.

Fuso orario: – 1 rispetto all’Italia

Documenti: carta d’identità

Vaccini: nessuno

Lingua: portoghese

Religione: cattolica

Valuta: euro

Elettricità: 220

Telefono (prefisso e copertura mobile): +351, copertura mobile buona

Abbigliamento: informale

Shopping: oggetti in sughero

 

Suggerimenti

Degustazioni di Porto da Graham’s, Rua Rei Ramiro 514, Vila Nova de Gaia, Porto; tel +351 776484, grahams@grahamslodge.com

 

 

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