Amboise e Leonardo

Castello d'AmboiseLa Valle della Loira – nella sua interezza patrimonio Unesco – accoglie un gran numero di superbe dimore che hanno accompagnato e resa immortale la storia di Francia. Tra le più celebri e visitate, quella Reale d’Amboise e l’altra attigua ma non meno interessante di Clos Lucé. Il Castello d’Amboise ha visto passare i più importanti personaggi del regno e la migliore nobiltà di Francia ed è per tale ragione che può essere considerata come la più imponente fortezza medievale della Loira, trasformata, durante i regni di Carlo VIII e Francesco I, in residenza reale. Clos Lucé, in un certo senso piccola dépendance del castello maggiore, è ricordata per aver ospitato gli ultimi anni di attività e di vita di Leonardo da Vinci. Nell’anno 1517 Leonardo lascia definitivamente l’Italia per trasferirsi in Francia, su invito di Francesco I. Arriva ad Amboise nel mese di maggio, unitamente a Francesco Melzi e al servitore Battista de Vilanis, venendo alloggiato nel castello di Clos Lucé. Francesco I, sovrano colto e raffinato, gratifica Leonardo del titolo di premier peintre, architecte, et mecanicien du roi, elargendogli una pensione di 5000 scudi. Il re amava molto l’arte in generale e in particolar modo quella italiana; negli anni successivi accoglierà infatti a corte altri artisti italiani, fra i quali Francesco Primaticcio, Rosso Fiorentino, Andrea del Sarto e Benvenuto Cellini.

Leonardo da VinciI due anni trascorsi in Francia da Leonardo sono forse i più sereni della sua esistenza. Non era certamente ‘vecchio’ quando giunge ad Amboise (aveva 65 anni) ma con la premurosa assistenza dei suoi fedeli allievi, pur se in parte menomato alla mano destra da un attacco di trombosi, continua con passione e dedizione i suoi studi e le numerose ricerche scientifiche sulla natura del corpo umano. Una testimonianza in proposito ci arriva dal cardinale d’Aragona che gli fa visita il 10 ottobre del 1517: ‘…questo gentilhomo ha composto de notomia tanto particularmente con la demonstratione de la pictura sì de membri come de muscoli, nervi, vene, giunture, d’intestini tanto di corpi de homini che de done, de modo non è stato mai facto anchora da altra persona’. Per conto del sovrano, Leonardo si impegna in altri progetti che mettono in evidenza l’ampiezza incredibile del suo sapere: progetta il palazzo reale di Romorantin addirittura con lo spostamento di un fiume che doveva arricchire la dimora di acque, utili anche per rendere fertile la campagna: ‘…el fiume di mezzo non riceva acqua torbida, ma tale acqua vada per li fossi di fori della terra, con quattro molina dell’entrata e quattro all’uscita’. Ben presente nella vita di corte, Leonardo partecipa alle feste per il battesimo del Delfino e a quelle per le nozze di Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, con Maddalena de La Tour d’Auvergne. Tra i lavori eseguiti come curatore di feste e apparati, si ricorda quello messo in scena ad Argenton nel 1517 per festeggiare la presenza di Francesco I. Si trattava dell’automa del leone, che era in grado di camminare e poi fermarsi aprendosi il petto ‘tutto ripieno di gigli e diversi fiori, che fu di tanta meraviglia a quel re’.

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L’ultima data presente su un manoscritto di Leonardo risale al giugno del 1518: preso da calcoli di geometria, le annotazioni vengono bruscamente interrotte con un ‘…eccetera, perché la minestra si fredda!’ a riprova dello ‘spirito’ toscano del genio di Vinci. Il 23 aprile del 1519 Leonardo redige il proprio testamento: a Francesco Melzi, esecutore testamentario, lascia ‘libri et altri Instrumenti et Portracti circa l’arte sua et industria de Pictori’; al servitore De Vilanis e al Salaì la metà per ciascuno di ‘…uno iardino che ha fora de le mura de Milano, nel quale iardino il prefato Salay ha edificata et constructa una casa’; alla fantesca Maturina dei panni e due ducati; ai fratellastri fiorentini il suo patrimonio nella città toscana, cioè 400 scudi depositati in Santa Maria Nuova e un podere a Fiesole. Leonardo muore il 2 maggio del 1519 e Francesco I apprende direttamente dal Melzi la notizia della scomparsa. Il re si trovava a Saint-Germain-en-Laye; dicono le cronache del tempo che il monarca si sia lasciato andare a un pianto sconsolato. Il 12 agosto un registro ricorda come ‘fu inumato nel chiostro di questa chiesa, Saint-Florentin ad Amboise, M. Lionard de Vincy, nobile milanese (anche se era fiorentino, ndr) e primo pittore e ingegnere e architetto del Re, meschanischien di Stato e già direttore di pittura del duca di Milano’.

Per info: Ente del turismo francese

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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