Gli ‘Invisibili’ del mondo

giornata internazionale dei popoli indigeniAbbiamo già avuto modo di dire che il calendario delle ricorrenze mondiali ‘festeggia’ o commemora quasi tutte le manifestazioni di vita – buone e cattive – che ben conosciamo e che si perpetuano, anno dopo anno. C’è però una ricorrenza che cadrà il prossimo 9 agosto (giornata internazionale dei popoli indigeni) che, almeno un po’, dovrebbe farci riflettere. Quando metà del mondo sarà al mare, in montagna o visiterà le famose ‘città d’arte’, il calendario ci chiede di riflettere sulla difficile situazione di vita e di sopravvivenza di milioni di persone completamente estranee al ‘modus vivendi’ che ci appartiene. Sono le genti del ‘popolo indigeno’ che occupano aree vaste o ridotte del pianeta e che vedono la loro esistenza sempre più minacciata dall’invasione del mondo moderno del quale, detto per inciso, farebbero volentieri a meno. I nomi di molte di queste ‘comunità’ sono noti da tempo: gli Inuit del grande nord americano; gli Cheyenne, i Navajo e i Maya degli Stati Uniti e dell’America centrale; passando all’America del sud – forse uno dei ‘serbatoi’ più numerosi di uomini e donne che si ostinano, malgrado gli ostacoli, a vivere come hanno sempre vissuto, troviamo gli Yanomami tra Brasile e Venezuela, i Quechua del Perù, gli Aymara e i Guarany del Brasile, Paraguay, Argentina. Popolazioni in ‘difficoltà’ le troviamo anche in Africa: Tuareg, Dogon, Turkana, Masai, Boscimani e altre ancora in Asia: i Miao e i Naga della Cina, i Palawani delle Filippine, gli Ainu del Giappone per finire con gli Aborigeni d’Australia.

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Le ‘cifre’ di questa progressiva riduzione delle popolazioni indigene sono drammatiche. È stato calcolato che negli anni della scoperta dell’America il numero delle varie comunità o tribù dava un totale di individui compreso tra i 5 e i 10 milioni; alla fine del periodo coloniale (1822) – tra massacri dei ‘conquistadores’, malattie indotte, schiavitù e veri e propri genocidi, il totale arrivava a 600mila persone, scese a 300mila alla scomparsa dell’impero britannico. Alla fine del 1971 le statistiche mondiali – non è dato sapere quanto approssimative – indicava il numero dei ‘superstiti’ attorno alle 50mila, 80mila unità. Poi si è verificato un graduale aumento, una volta che la comunità mondiale ha preso coscienza del problema; oggi si parla di un numero di indigeni che varia attorno alle 350mila unità; questo perché sono state riservate loro aree protette (non sempre rispettate) e molti Paesi e associazioni mondiali, sulla scorta della legge internazionale 169 delle Nazioni Unite, si sono adoperati per mettere in atto azioni di protezione e salvaguardia, come ad esempio l’italiana ‘survival.it’. Oggi la popolazione indigena della Terra assomma a circa 370-80 mila individui, dei quali i popoli tribali sono poco meno della metà: 150-160mila. Sono presenti nel mondo circa 5000 popoli diversi, disseminati in settanta paesi dei cinque continenti. Quelli che molti di noi considerano tuttora dei ‘selvaggi’, costituiscono il 6% della popolazione mondiale.

Fra le etnie più numerose, integrate e in un certo senso omogenee troviamo i Quechua, distribuiti fra Ecuador, Perù e Bolivia (circa 10 milioni); i Nahuati del Messico raggiungono i 5 milioni e gli Aymara, presenti in Bolivia, Cile e Argentina, arrivano ai 2 milioni di persone. Diversi antropologi hanno nel tempo effettuato spedizioni per cercare di ‘avvicinare’ popoli o tribù dei quali si conosceva l’esistenza ma che non erano mai stati avvicinati: popoli isolati e superstiti, dunque, ai quali erano state tagliate le foreste per farne coltivazioni (soia, allevamenti di bestiame ecc.) oppure avevano dovuto fuggire per i terreni invasi dalle acque (costruzione di dighe). Una statistica del 2007 parlava dei popoli ‘isolati’: 40 in Brasile, 44 in Papua occidentale, 15 in Perù; poi India, Bolivia, Colombia, Ecuador e Paraguay; gente che forse, oggi, non ci sarà più. Eppure, nel leggere l’elenco delle diverse popolazioni sacrificate nel corso degli anni al Moloch della civiltà, troviamo nomi strani, divertenti e misteriosi: Nez Perce, Shoshone, Mohawk, Tarahumara, Tupinikim, Mapuche, Nuba, Babongo, Sami, Ciukci, Igorot, per finire con le genti Wanniyala-Aetto dello Sri Lanka.  Popoli e tribù superstiti con le loro usanze, tradizioni, stili di vita unici e irripetibili. La ‘contaminazione’ globale della quale siamo stati portatori non dovrebbe essere confusa, davvero, come un messaggio di civiltà.

del ‘Columnist’ Federico Formignani, foto Gianni Barili |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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