Corea evolution

South Korea, Seoul
South Korea, Seoul

La Corea cambia rapida, tumultuosa, a volte imprevedibile. Il contrasto con quella apparentemente immobile dei monasteri è netto, ma l’aura di spiritualità fa da sfondo a nuovi grattacieli e, soprattutto, nuove prospettive.

Si tratta di un’evoluzione che scuote le fondamenta di una società che da sempre fa fulcro sui valori della tradizione e che oggi fa i conti con i sottoprodotti del capitalismo d’assalto.

All’orizzonte però si profila una nuova Corea molto al femminile. A partire dall’elezione, in dicembre, del nuovo presidente della repubblica Geun-hye Park: donna, di lunga carriera politica, una madre e un padre assassinati in 2 tempi diversi mentre erano alla ribalta della politica coreana e un attentato ai suoi danni nel 2007 quando venne aggredita con una coltellata in faccia durante una campagna elettorale, molto carattere e idee chiare sul futuro di un paese dove il ruolo delle donne nel mondo del lavoro è ancora visto come una colpa.

In un paese dove la gente lavora di più e dorme di meno che in qualsiasi altra nazione sviluppata, la vita delle donne in carriera non è facile. Guadagnano il 35% in meno rispetto ai loro pari grado maschi, se rimangono incinte vengono spesso sottoposte a pressioni da parte del datore di lavoro per non sfruttare la maternità (che è legalmente garantita). Negli ultimi 20 anni le cose sono cambiate anche in questo aspetto della società ma non così rapidamente come in altri settori. L’arrivo ai vertici della politica di una donna lascia presagire una forte evoluzione del ruolo della donna coreana.

South Korea, Youido Plaza
South Korea, Youido Plaza

La Seoul di oggi è una metropoli ipermoderna, 11 milioni di persone che vivono i ritmi del progresso rampante. Una città rasa al suolo durante la Guerra di Corea, rinata con una rapidità travolgente e fulminata in piena corsa da qualche crisi economica e ripartita più volte. É una città di contrasti, di boulevard da 12 corsie e antichi palazzi, di capitani d’industria e contadini.  Yong Don Po era un piccolo villaggio circondato dalle risaie, oggi è uno dei quartieri più moderni della capitale. Il fragore dei grilli ha lasciato il posto a quello del traffico. Grattando un po’, dietro lo schermo della vita frenetica, dei gesti condivisi e globalizzati del consumismo quotidiano che allinea così tante metropoli del mondo si riconoscono i segni di una società ha saputo mantenere una propria identità, una dignità che viene dal suo passato, dalla sua storia. All’ombra dei vecchi palazzi, nel silenzio dei giardini ma soprattutto all’interno dei templi buddisti la Seoul di domani lascia il posto a quella di sempre. L’aroma che arriva dai baracchini che vendono le seppie essiccate agli angoli delle strade riporta al passato. Oggi gli stessi baracchini sopravvivono alle esalazioni dei motori diesel e servono lo stesso cibo a manager in giacca e cravatta. Uomini e donne che ritrovano una continuità con il passato nei sapori semplici della cucina tradizionale.

A Itawan e Namdaemun i due principali mercati della città si ritrova un altro angolo della Seoul del primo dopoguerra: i marciapiedi sono ancora invasi da innumerevoli venditori che proclamano a gran voce i loro prodotti, i GI americani sono ancora lì e l’inglese è la lingua franca, una vera eccezione in una nazione dove si parla solo il coreano.

South Korea,   Seoul, basic agriculture on the edge of the capital city
South Korea, Seoul, basic agriculture on the edge of the capital city

Per assaporare l’atmosfera della vecchia Seoul bisogna andare nel quartiere di Insadoggil. Qui nei negozi di antiquari si trovano ancora i tavoli di scrittura tradizionali che si usano stando seduti per terra, oppure le pietre incise che si usavano per preparare l’inchiostro. Durante i weekend si possono vedere gli artigiani lavorare in strada fianco a fianco ai venditori di dolci che preparano il tradizionale dok, la pasta di riso dolce che va battuta con enormi martelli. In queste vie si trovano anche le classiche “tea house”, l’equivalente coreano dei pub inglesi. In questi luoghi, in questi momenti la società coreana rivela il suo volto più sereno, eppure i problemi non mancano in questa civiltà a cavallo fra due mondi.

Crisi economica a parte, la Corea ha costruito il suo volto moderno sulla capacità di competere con i colossi mondiali. Una competizione che si riflette in ogni strato della popolazione. Nelle scuole, dove eccellere è un obbligo, nel mondo del lavoro dove Dio si chiama produttività. Un popolo, quello coreano, abituato ai sacrifici. Basta un’occhiata agli ultimi duemila anni di storia per farsi un’idea del trascorso di questa gente. Da sempre schiacciati, minacciati, da due vicini di gran lunga più potenti che non hanno mai fatto mistero delle loro mire espansionistiche sul territorio coreano: Cina e Giappone. Due presenze dominanti, culturalmente, militarmente ed economicamente. Il risultato è una storia senza pace, rocambolesca. Il prodotto di questo passato burrascoso è una società abituata ad aggrapparsi a valori etici, poco materiali, che non possano essere conquistati, depredati. In questo concetto si sintetizza tutto l’universo di contrasti che Seoul di oggi, e la Corea più in generale, offrono ai suoi visitatori.

South Korea,  Seoul, Korean Folk Village, calligrapher
South Korea, Seoul, Korean Folk Village, calligrapher

Un popolo che è passato dalle risaie ai grattacieli in meno di un ventennio. Un mondo che appare votato al consumismo più sfrenato al primo sguardo ma che rivela la presenza di un mondo spirituale e di valori tradizionali profondamente radicati negli individui. Quella coreana è una realtà da scoprire con calma, evitando i giudizi superficiali, i luoghi comuni.

Il territorio riflette i contrasti della società. La Corea del Sud è una terra straordinariamente montuosa anche se i rilievi raggiungono elevazioni modeste. La campagna, l’ambiente rurale dominano la scena anche se il Paese è fortemente industrializzato: il vetrocemento degli edifici ultramoderni di Seoul si specchia nell’acqua immobile delle risaie che cingono la periferia, dove i contadini sembrano appartenere a un mondo arcaico.

Se la capitale è il punto di partenza ideale per cominciare a scoprire questo paese, i monasteri buddisti sono il momento più magico e interessante di un viaggio in Corea. Fra i più interessanti da visitare: il Songgwang-sa, nella provincia di Chollanam-do e il Songgoksa, conosciuto come il “tempio dei molti Budda” che è caratterizzato dalla presenza di migliaia di statue di ogni dimensione. Forse il più bello di tutti i monasteri coreani è quello di Haeinsa, il “tempio dell’insegnamento”. Il tempio di Haeinsa si trova nella parte meridionale del paese nel cuore del Parco Nazionale del Monte Kayasan. É una regione rurale, nota per le sue acque termali. Il Parco Nazionale racchiude un’area montuosa ricoperta di fitta foresta e costellata di cascate. Per raggiungere il tempio bisogna attraversare un bosco secolare percorso da numerosi ruscelli. Il monastero è molto ampio, articolato in numerosi edifici ed ospita circa 200 monaci. Haeinsa è il luogo dove viene custodita la “Tripitaka Koreana”, una collezione unica di 80.000 tavole da stampa di legno incise nel tredicesimo secolo. Si tratta di una delle raccolte di testi buddisti più importanti del mondo ed è stata inserita nella lista dei World Heritage.

I monaci sono felici di fare da guida, di mostrare il loro tempio: nei templi coreani qualsiasi visitatore, di qualsiasi religione, è il benvenuto.

Un’altra caratteristica dei templi buddisti coreani è la convivenza con i riti sciamanici che tanta importanza hanno nella storia di questa nazione. La quasi totalità dei templi dispone di una “spirit hall” dove vengono custodite le divinità sciamaniche della regione.

Stando alle statistiche metà dei coreani è buddista, l’altra metà è cattolica: eppure esiste un’altra realtà altrettanto importante, il confucianesimo. In Corea il confucianesimo non viene percepito come una religione ma bensì come un codice etico che pone l’enfasi sulla devozione alla famiglia, la lealtà verso gli amici, la ricerca della giustizia e il culto degli antenati.

Testo e foto di Marco Santini|Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com

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INFO UTILI

 

Informazioni: KNTO (Korean National Tourism Organization)
Consolato Generale della Repubblica di Corea

Come arrivare: la compagnia di bandiera Korean Air (https://www.koreanair.com/global/en.html) opera voli giornalieri da Roma e Milano su Seoul.  Tra gli aeroporti più importanti c’è il Gimpo International Airport, a pochi chilometri da Seul, il Busan International Airport di Busan e l’Incheon International Airport, a circa 60 chilometri dalla capitale.

Quando andare: in Corea del Sud ci sono 4 stagioni distinte. I momenti migliori per un viaggio sono la primavera e l’autunno. L’estate è calda, umida e piuttosto piovosa mentre l’inverno non è dissimile dal nostro.

Fuso orario: la Corea è 8 ore più avanti rispetto all’Italia (7 quando è in vigore l’ora legale).

Documenti: è sufficiente il passaporto italiano in corso di validità.

Vaccini: non sono necessarie vaccinazioni a meno che si provenga da paesi dov’è presente la febbre gialla o il colera.

Lingua: la lingua ufficiale è il Coreano. Si tratta di una lingua Uralo-altaica e l’alfabeto si compone di 10 vocali semplici e 14 consonanti. L’inglese è poco diffuso e comunque solo nei centri maggiori.

Religione: le religioni predominanti sono il buddismo e il cristianesimo.

Valuta: in Corea ha corso legale il Won. 1 Euro è pari a circa 1264.96 Won.

 

 

 

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