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Riviera del Conero. Fra storia e angoli di natura selvaggia

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Riviera del Conero. Fra storia e angoli di natura selvaggia

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Adriatico. Un vero peccato andarci soltanto nella bella stagione, perché Ancona e il vicino parco del Conero offrono sorprese che meritano d’essere scoperte e godute tutto l’anno.

A Settembre, ad esempio, quando sì le giornate si accorciano e sulle spiagge gli ombrelloni iniziano a sparire, ma il clima è ottimo per escursioni che coniughino l’arte all’amore per la natura e per l’aria aperta. Siete di fronte al porto e alla vostre spalle, imponente, sorge il Teatro delle Muse con i suoi  quasi due secoli di storia e una inaugurazione che ha potuto fregiarsi, nel 1827, dell’esecuzione dell’opera Aureliano in Palmira del maestro Gioacchino Rossini. Un vero spettacolo di giorno, il Teatro, quando la pietra bianca è baciata dal sole; meraviglioso di notte, quando i marmi sono illuminati dalle luci che si riflettono su Piazza della Repubblica.

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Ai lati dello stabile, poi, la centralissima via della Loggia pare invitarvi a seguirla; fatelo, non ve ne pentirete. Un piccolo spiazzo interrompe la camminata: vi si affaccia l’antichissima Chiesa di Santa Maria della Piazza, gioiello dell’Alto Medioevo che conserva intatti elementi dello stile romanico. Santa Maria della Piazza non è un tempio qualsiasi: curata, oggi, dai Templari Cattolici d’Italia, nel XIII Secolo era parte di un complesso di edifici che l’Ordine Templare aveva dedicato al culto della Vergine Maria. E se Santa Maria Stella Maris, altro sito dei cavalieri, è andata distrutta nella Seconda Guerra Mondiale, il tempio che avete di fronte è una pagina di storia, tutta da scoprire. A partire dal sottosuolo. Varcato l’ingresso, infatti, una scala sul lato destro della navata conduce alle catacombe cristiane e alle vestigia romane. Solidi archi proiettano la loro sagoma sul cristallo posto a protezione degli scavi archeologici, lavori che recentemente hanno riportato alla luce un pezzo del passato classico dell’antica Ankon (gomito) come erano i greci chiamavano la città.

Fondamenta d’età imperiale, antiche dunque, ma non quanto quelle conservate nel cuore del Duomo di San Ciriaco, edificato nel X Secolo sulle rovine del sacello di Venere, risalente all’Età di Roma Repubblicana e noto sin dall’Antichità: l’imperatore Traiano, ad esempio, al ritorno dalla campagna di Dacia (attuale Romania meridionale), omaggiò la dea della Fertilità e dell’Amore “citando” il tempio in una delle centoquattordici scene della sua imponente Colonna. Ma nella città dalla quale era salpato, l’imperatore aveva voluto che si conservasse un altro monumento, capace di ricordare la grande impresa militare. E’ l’Arco di Traiano che sovrasta il porto antico, oggi “abbracciato” da più moderne strutture portuali.

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San Ciriaco è immersa nel verde, alberi rigogliosi del Parco del Conero i cui primi lembi toccano la città sin nel suo cuore. Infatti, a pochi passi dal Duomo, attraverso una delle stradelle ricavate nella roccia calcarea, è possibile scendere a mare sulla spiaggia del Passetto. Non sabbia, né un tratto di litorale tradizionale, piuttosto un paesaggio lunare: gli scogli separano il mare dalle vecchie grotte artificiali scavate dai pescatori nella prima metà del XX Secolo, oggi alloggio di “prestigio” per quegli anconetani che le hanno ereditate o acquistate. Cancelli variopinti e scene surreali: cucine improvvisate, cene a base di mòscioli (mitili nda) pescate direttamente a pochi passi dalle tavolate che, da aprile a ottobre, da mattina a sera, animano il tratto di mare fra la Seggiola del Papa e il monumento ai caduti.

La Seggiola, spezzone di roccia, è il confine con l’area più selvaggia del Passetto, dove la presenza umana non ha ancora intaccato un angolo di natura in cui a farla da padrone è il mare, col suo blu profondo e il moto delle onde che riecheggia nelle cavità marine.

Anfratti e gallerie, naturali e artificiali, sono un elemento ricorrente nel paesaggio del Conero, per gli oltre dieci chilometri di costa che da Ancona raggiungono Sirolo e Numana.

Impressa nella tradizione locale, ad esempio, è la storia della Grotta degli Schiavi, riparo e covo dei corsari barbareschi nel quale erano stipati i prigionieri catturati in razzia e depositati i tesori nei Secoli XVI e XVII. Leggenda e verità: un luogo simile è realmente esistito, seppure sepolto da una frana nel 1930 e la cui difficile ubicazione non ha fatto  che aumentarne la fama.

L’approdo piratesco, tuttavia, non è il solo luogo oggetto di folklore. Nei boschi sovrastanti, a picco sul mare,  esiste in effetti un articolato sistema di gallerie di epoca romana, un tempo cave di pietra, oggi luoghi del mistero immersi nelle macchia mediterranea. Più recente ma non visitabile, invece, è il complesso militare NATO del Monte Conero la cui segretezza ha alimentato nel tempo il diffondersi di storie, popolari e non. D’altronde, che il promontorio potesse essere sfondo per attività spionistiche se ne era già accorto Arthur Conan Doyle, lo scrittore inglese padre di Sherlock Holmes, che ambienta un’avventura del detective britannico proprio in una presunta base della marina tedesca nel Golfo di Ancona. Dunque, un territorio di mare, sul mare, che può offrire spiagge, nuotate e mare pulito, ma anche immersioni in un contesto storico-culturale di particolare fascino.

Testodi Marco Petrelli. Foto di Veronica Benigni e Paolo Zitti |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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