Vietnam, due ruote e mille risaie

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Calarsi nelle vesti del popolo vietnamita significa salire in moto, far rombare il motore e imparare a districarsi tra le migliaia di veicoli che sfrecciano lungo le strade. La cosa più semplice è seguirne la scia. Tutto d’un tratto il traffico scema e le onde dei terrazzamenti di riso disegnano dolci geometrie sulle montagne da nord a sud.

 Asia è sinonimo di eterogeneità di popoli, culture, ma anche di paesaggi. E il Vietnam è senza dubbio uno spicchio del continente che merita di essere raccontato ma prima di tutto visitato e vissuto. Il nostro viaggio parte da Vinh Phuc. Le due ruote scandiscono i ritmi del popolo vietnamita, oltre 6 milioni di abitanti vivono infatti nella sola Hanoi con un parco circolante, fra moto e scooter, di 4.5 milioni di veicoli. Ci adattiamo senza esitazione e saliamo a bordo di una Vespa rossa fiammante per entrare nel mood di uno dei popoli più affascinanti del mondo.

Ad Hanoi siamo solo di passaggio ma riusciamo ad apprezzarne l’arte di strada e il muro di ceramica che corre lungo l’argine del fiume Rosso. Voluto da un giornalista stanco di camminare lungo quel triste blocco di cemento, è divenuto, con i suoi 4.5 km, il più grande mosaico in ceramica della terra.

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Come seconda tappa si scende un po’ più a sud rispetto ad Hanoi. Un trasferimento di poco più di tre ore in un traffico che pian piano allenta la sua stretta morsa per farci percorrere gli ultimi chilometri in assoluta tranquillità. Non demorde invece la calura soffocante, un viaggio decisamente impegnativo per le condizioni climatiche visto che si guida costantemente sui 38°/40° con un tasso di umidità che passa in abbondanza l’80%. Per visitare uno dei luoghi più belli e famosi al mondo, la baia di Ha Long, patrimonio Unesco, scendiamo dalla due ruote e scivoliamo con dolcezza all’interno della baia. Sono 2.000 le isole che costellano questa porzione del golfo di Tonchino, un ampio paesaggio marino costellato da centinaia di torri calcaree dalle cime arrotondate che si innalzano per decine di metri dal livello del mare. Affascinante sapere che già 25.000 anni fa questo arcipelago sviluppò i primi insediamenti e che addirittura molte culture si sono qui evolute in epoca preistorica. E proprio al centro della baia di Ha Long, in mezzo ad un canale puntellato di faraglioni e pinnacoli, si cela la grotta della Sorpresa che, al di la del nome, è un’autentica meraviglia. Da scoprire e da visitare. Un viaggio nella storia della geologia, fatto di migliaia di stalattiti e stalagmiti generatisi 100.000 anni fa dalle abbondantissime piogge che ritirandosi hanno lasciato così la loro traccia indelebile.

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La terza tappa è decisamente speciale, impegnativa sotto ogni punto di vista, sicuramente anche da quello logistico. Dopo 9 ore di treno si arriva alla stazione di Lao Cai praticamente all’alba e, giusto per svegliarsi un po’, ci sono almeno altri 50 chilometri da percorrere su una strada che si inerpica fino a 1.600 metri, con una serie di curve e tornanti da giro d’Italia. Arriviamo a Sa Pa, uno dei quei luoghi di cui ci si innamora a colpo d’occhio senza saperne il perché. Un tempo era un villaggio remoto ed isolatissimo, ma nel 1993, quando le autorità hanno aperto le porte al turismo, è divenuta una cittadina chiassosa e affollata, ingarbugliata e trafficata, ma con un fascino assolutamente unico. Le montagne, fatte di un susseguirsi di terrazzamenti di risaie capaci di cambiare colore e aspetto a seconda dei mesi, sono una vera mecca per i fotografi, ma non solo. Per gli amanti del trekking le montagne del nord che circondano Sa Pa presentano un’infinita serie di percorsi che permettono di entrare in contatto con le oltre 50 etnie che popolano la regione: viet, cinesi, khmer e chan, ma anche altre minoranze come gli hmong neri o i dao rossi. Eravamo venuti in perlustrazione in Vietnam lo scorso ottobre, ma non avremmo mai pensato di ritrovare Mai. È una hmong, dice di avere 90 anni, non ha neppure un dente in bocca ed il suo volto segnatissimo dal tempo è una fitta matrice di rughe. Eppure è bellissima. Ci riconosce e ci sorride, ci abbraccia con affetto. E ci mostra con orgoglio i suoi lavori, gli abiti intrecciati e coloratissimi e quel vecchio telaio in legno con il quale continua a lavorare, tenendo sempre vicina a se la nipotina di 2 anni. Per gli uomini e per le giovani donne la vita non è tanto facile. Il lavoro nei campi è estremamente duro e le risaie, per produrre raccolti abbondanti, hanno bisogno di tempo e di braccia. Il Vietnam è il secondo paese al mondo per l’esportazione di riso, un alimento decisamente importante, visto che per il 50% della popolazione mondiale e per il 90% di quella asiatica rappresenta una fondamentale fonte di nutrimento. “Il riso è vita” fu lo slogan coniato dalla FAO qualche anno fa.

Il bello del Vietnam è anche la sua poliedricità. Mare e montagne, pinnacoli e villaggi remoti, popoli ed etnie. Viaggio ed avventura. Ma non un’avventura mirata all’autocelebrazione, quanto piuttosto una scoperta interiore in grado di arricchire la sete di conoscenza.

Facciamo tappa ad Hoi An, un luogo in netta contrapposizione a Sa Pa, una città del passato che vive perfettamente nel presente, restando in equilibrio con la sua storia e le sue tradizioni. Hoi An racconta tanto dei suoi grandi trascorsi, quando nel I° secolo era addirittura il porto più grande di tutto il sud-est asiatico. Nel 1999 è entrata di diritto a far parte del patrimonio Unesco proprio per l’ottimo stato di conservazione del suo porto commerciale, ma anche per la caratteristica alquanto rara secondo cui l’architettura tradizionale si integra, quasi fondendosi, con l’influenza stilistica straniera. L’esempio più evidente è il ponte giapponese, l’unico ponte coperto al mondo al cui interno si trova un tempio buddista. E poi pagode, case di mercanti, porticati francesi e case tegolate in legno, decorate con tavole laccate. Ad Hoi An si gira benissimo anche a piedi, il centro è a misura d’uomo ed ha un fascino tutto particolare, un luogo un po’ alla Terzani (se mi consentite il paragone), mistico, dove si respira profondamente il profumo di Asia, prima che i turisti si sveglino. Un giro di giostra, un luogo incredibile anche per questo, capace di trasformarsi al tramonto in uno spettacolo romantico e suggestivo fatto di luci, colori e mille riflessi. Le calme acque dell’Hoai iniziano a movimentarsi sempre di più, decine di barchette e centinaia di lanterne rosse accese scivolano lentamente fra le acque, accendendo la scena. Per almeno due ore la città cambia volto, presa d’assalto da migliaia di turisti e moltissime sono le coppie di sposi vietnamiti che scelgono questa destinazione per il loro album di ricordi.

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Per le tappe successive ci si sposta nel profondo sud del Vietnam, alla scoperta di una delle regioni più sorprendenti da visitare, quanto meno per noi viaggiatori occidentali. É qui che si scopre il paese in una veste totalmente nuova, un aspetto ben diverso sia da un punto di vista orografico, di clima, ma anche di persone, rispetto al nord e alle regioni centrali. Ci spostiamo di 180 chilometri rispetto a Saigon per entrare a Can Tho, nel cuore del delta del Mekong, il fiume più importante dell’Indocina che inizia il suo lungo viaggio dall’altopiano del Tibet per concludersi dopo ben 4.800 chilometri nel Vietnam del sud, dando vita ad una straordinaria rete fluviale. A Can Tho il caldo è torrido, il sole di mezzogiorno toglie ogni energia e viene da chiedersi come facciano i vietnamiti a muoversi in scooter indossando, sotto il casco, mascherina e cappuccio. Di per sé il centro del capoluogo non è poi così speciale, parliamo di una città con più di un milione di persone che è la quinta del paese per numero di abitanti. A Can Tho ci si sveglia di primissimo mattino per vivere il brulicante andirivieni del mercato galleggiante di Cai Rang dove nelle centinaia di imbarcazioni, piccole e grandi, si vende un po’ di tutto, essenzialmente pesce, frutta e verdura. Qui in realtà non c’è un orario di lavoro vero e proprio, i venditori vivono sulle loro barche 24 ore su 24 e se alle 2 di notte arriva un cliente è più che benvenuto.

Time flies” dicono gli inglesi, eppure, anche se non ce rendiamo conto, siamo già arrivati al termine della nostra avventura. Rimaniamo sempre nel profondo sud del Vietnam, non molto distanti dal confine con la Cambogia, spostandoci di un centinaio di chilometri rispetto a Can Tho, cercando così di esplorare un po’ meglio la straordinaria aerea del delta del Mekong.

La provincia di Ben Tre è posizionata in mezzo ai due rami del Tin Giang River, che a sua volta è uno dei due maggiori affluenti del Mekong. Qui l’acqua non manca e l’abbondanza di irrigazione rende l’intera provincia una delle maggiori zone di produzione di riso di tutto il Vietnam. Il modo migliore, per non dire l’unico, per visitarlo è la barca e, lasciato uno dei tanti moli di attracco di Ben Tre, nel giro di una mezz’ora si entra in un dedalo di canali sommersi da una foltissima vegetazione. Al centro delle attività, pesca a parte, la noce di cocco spicca su tutto. Si vedono gusci ovunque, ammassati a centinaia di migliaia sui barconi o impilati lungo le coste in attesa di essere trasportati. I mestieri sono i più strani e originali, con l’impasto di argilla si fabbricano i mattoni e poi si mettono a cuocere. C’è chi fabbrica stuoie e tende frangisole con il metodo tradizionale, infilzando pazientemente, per ore e ore, un ramoscello essiccato fra le piccole spirali. E c’è chi con il cocco produce ottime caramelle, tagliando un impasto morbido e dolciastro. Invece del cane da guardia qualcuno tiene un pitone in gabbia, un serpente di 3 anni e 3 metri e mezzo di lunghezza di “appena” 40 chili.

Le abitazioni dei villaggi sono in bilico fra acqua e terra e a volte risulta difficile capire se è la terra che galleggia sull’acqua o se è il fiume che si insinua nel terreno.

Girare in moto in questa autentica giungla è una delle emozioni più belle di tutto il viaggio anzi, la più bella in assoluto. L’importante è gustarsi ogni istante di questo viaggio, lasciandosi avvolgere e rapire dalla natura. Non è un addio, ma un arrivederci, Vietnam!

Testo e foto di Luca Bracali |Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com

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INFO UTILI

Info utili:

InformazioniVietnam Tourism

Viaggio organizzato: Asiatica

Come arrivare: con Thai Airways , una delle migliori compagnie aeree al mondo. Vola da Milano e da Roma su Bangkok con arrivo al Suvarnabhumi Airport. Da qui si prosegue con un volo di circa 1 ora e si arriva a Ho Chi Min.

Quando andare: in Vietnam il clima è subtropicale al nord e tropicale al centro-sud. Esistono due distinte stagioni: quella umida (da maggio a novembre), durante la quale si verificano quasi quotidianamente intensi acquazzoni di breve durata, e quella secca (da dicembre ad aprile), con clima caldo e umidità non eccessiva. La temperatura media rilevata durante tutto l’anno è di circa 28 gradi. Si tende sempre ad evitare la stagione umida per limitare la presenza di pioggia durante il proprio soggiorno; tuttavia bisogna considerare che i colori durante la stagione umida sono molto più belli e brillanti.

Fuso orario: 6 ore in più rispetto all’Italia, 5 quando da noi vige l’ora legale.

Documenti: Passaporto con validità di oltre sei mesi munito di visto da richiedere all’Ambasciata vietnamita di Roma. Oppure rivolgendosi alle agenzie specializzate nell’emissione di visti.

Vaccini: nessuno è obbligatorio. Come suggerisce il buon senso quando si viaggia in paesi come il Vietnam occorre però prestare molta attenzione all’acqua e al cibo. Le infezioni intestinali possono essere ricorrenti in particolare durate i mesi delle piogge. In Vietnam esiste il rischio di contrarre il tifo, l’epatite A, l’epatite B. Per queste malattie può essere utile sottoporsi a vaccinazione.

Lingua: il vietnamita è la lingua ufficiale. Abbastanza diffuso l’inglese.

Religione: buddhista, taoista, confuciana. Esistono inoltre minoranze cristiane e musulmane.

Valuta: la valuta vietnamita è il Dong. 1 Euro è pari a circa 25207 Dong. Nelle città è diffuso l’uso delle carte di credito ed è possibile prelevare denaro contante in uno dei numerosi sportelli automatici presenti nelle città e nei maggiori alberghi usando il nostro bancomat.

 

 

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