Avvento, la tradizione dei Falò

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Un falò in piazza, simbolo della festa dell’Immacolata

L’8 dicembre, si è celebrata la festa cristiana dell’Immacolata Concezione. Contrariamente alla comune ed erronea credenza, questa ricorrenza non riguarda il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, bensì la concezione della Beata Vergine Maria nel grembo di sua madre, Sant’Anna. È comunque una festa che nasconde significati diversi, legati a rituali di culture più antiche che risalgono addirittura al VII secolo, quando le Chiese d’Oriente iniziarono a celebrare Sant’Anna, generando per secoli vivaci controversie teologiche, durate sino alla metà del XVII secolo. Scomparsa ogni opposizione all’interno della Chiesa cattolica, l’8 dicembre del 1854 Papa Pio IX dichiara ufficialmente come dogma l’Immacolata Concezione. Una festa di purificazione, dunque, celebrata in questa data in molti luoghi della penisola ricorrendo, oltreché a cerimonie religiose, al rituale originariamente pagano di bruciare grandi cataste di legna: la festa dei Falò. Non è questo l’unico periodo dell’anno nel quale si bruciano i falò: c’è il 16 gennaio (Sant’Antonio Abate), l’8 maggio (San Michele Arcangelo), il 24 giugno (San Giovanni Battista). I falò dell’Avvento vantano comunque una consolidata tradizione un po’ ovunque in Italia, ma soprattutto nelle regioni centro meridionali della penisola.

Cominciamo dall’Umbria e dalle Marche. Passa il tempo ed è probabile che consuetudini popolari vengano meno, proprio perché oggi la vita è “connessa” in continuazione e l’atto del ‘cliccare’ ha sostituito gesti antichi, rituali e aspettative. Ma nelle campagne di queste due regioni, che vantano radicate tradizioni contadine, nella sera dell’8 dicembre non è impossibile ritrovare la luce dei focaracci, covoni di arbusti e legna dati alle fiamme a tramonto inoltrato; questo per celebrare la traslazione della Casa della Vergine Maria da Nazareth a Loreto. Per tale motivo i fuochi dell’Immacolata sono anche detti fuochi della Venuta. La festa, originaria del XII secolo, è stata diffusa in tutta la regione nel XVII secolo dall’opera del frate cappuccino anconitano fra Tommaso. Spostandosi nel non lontano Abruzzo, per la precisione nella cittadina teramana di Atri, è ancora il fuoco protagonista della processione che viene tenuta nella notte fra il 7 e l’8 dicembre. I fedeli, muniti di grosse torce di canne, i cosiddetti faugni, raggiungono la cattedrale dove si celebra la messa in onore dell’Immacolata. Curiosa e parimenti notevole è l’origine del termine dialettale ‘faugni’; una evidente volgarizzazione del latino fauni ignis che conduce, a ritroso nel tempo, a riti pagani. In Abruzzo c’è inoltre la Festa delle farchie nel comune di Fara Filiorum Petri, nella quale si bruciano dei grossi fasci di canne legati con rami di salice rosso.La festa dell’Immacolata è per l’Italia l’inizio dei preparativi per il Santo Natale e nessuna regione è attiva in tal senso quanto la Puglia.

L’accensione di fuochi, accompagnati da libagioni e degustazioni gastronomiche, dà vita ai falò pugliesi (fanòje  in dialetto)che avrebbero la funzione simbolica di asciugare i panni del Bambin Gesù. Nel barese e nel leccese, la gente assiepata attorno ai fuochi usa mangiare delle frittelle devozionali, le pettole: si tratta di piccole frittelle fatte con pasta di pane, fritte e poi intinte nel miele. A Maglie, in provincia di Lecce, l’8 di dicembre è tradizione osservare il digiuno. L’unico cibo ammesso è la puccia, un piccolo pane condito con formaggio, pomodoro e olive nere; usanza antica importata dai coloni greci.La preparazione dei falò è da sempre compito, meglio sarebbe dire divertimento, di ragazzi e bambini pugliesi che diversi giorni prima della festa vanno in giro per raccogliere legna di scarto, pedane e vecchi mobili, che accantonano nel luogo individuato per la sistemazione del falò. Interessante è la sagra della pettola che si svolge a Manfredonia: la pasta del pane viene fritta e zuccherata; quando le mini frittelle sono ancora calde vengono bagnate nel vin cotto e mangiate con l’accompagnamento di fichi d’India maturi. I fuochi dell’Immacolata simboleggiavano, secondo alcuni, la distruzione del peccato originale e il simbolico consumarsi del vecchio anno, con tutto il male che vi si era accumulato. Ma, in misura ancora maggiore, il rito voleva rappresentare un atto propiziatorio legato all’abbondanza della terra, prodiga di frutti e di messi favorevoli. Alla fine delle festose cerimonie, c’era sempre qualcuno che raccoglieva le braci dei legni bruciati per portarseli a casa e metterli nel braciere: sia per scaldare il letto nelle freddi notti di dicembre, sia come semplice atto di devozione, semplice e sincera.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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