Senegal, un’altra Africa

Un Paese dinamico, vivace, accogliente, tollerante, sicuro. Un mondo di colori accesi e natura prorompente. Un’esperienza di viaggio in Senegal seguendo l’itinerario segnato da luoghi, cose  e parole che ne tratteggiano l’anima e ce lo fanno comprendere.

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Teranga: l’inizio, lo start, il termine chiave per guidare il nostro passo.  Più di una parola, è l’essenza del Senegal. Soprattutto oggi è l’accoglienza a marcarne la diversità. Il Senegal accoglie l’ospite con amicizia e in pace. Le religioni convivono e anzi si arricchiscono l’una con l’altra e non è raro che in  una stessa famiglia abitino diversi culti. In un momento di grandi tumulti,  prova di civiltà e tolleranza.

Vivante, termine francese ma perfetto per definire  un Paese che in pochi anni è tornato competitivo anche grazie ai miglioramenti del contesto internazionale e a misure di espansione forti, come la soppressione del visto di entrata per il turismo, la creazione di cooperative di sviluppo (molte al femminile), la crescita di infrastrutture ed eventi culturali.

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Dakar, è una città afro con una storica vocazione europea. Non si può dire bella, ma veramente interessante con mille progetti, iniziative e una vita fremente stimolata da numerose culture e nazionalità. Una città da vivere e sperimentare, dove ad ogni angolo si può trovare un mercato o una mostra. Nella vecchia stazione la biennale d’arte, a giugno l’Afro fashion week,  poi la settimana dell’architettura, e sempre eventi internazionali di danza, musica, teatro. Ristoranti dall’aspetto modesto ma con specialità locali buonissime, o decisamente “in”, come il Café Rome, frequentato dal meglio della society della capitale.

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Mercati: un po’ ovunque, ma soprattutto a Dakar, sono il piatto forte. Da non perdere Kermel, celebre per l’architettura; Sandaga, forse il più famoso, e HLM per i tessuti wax african print  e altri tipici. Un giro fra le bancarelle ordinatissime con frutta tropicale strepitosa, verdure appena colte e brillanti,  ibisco seccato per preparare la Bissap, dissetante bevanda nazionale o, come a Soumbédioune, fra pesce saltellante e bambini vocianti, è un’esperienza da non mancare. Così come perdersi fra le pezze sgargianti dai disegni originali wax magari contrattando secondo l’uso  per spuntare il prezzo migliore.

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Bellezza e tragedia. Un traghetto in 20 minuti porta all’Ile de Gorée,  simbolo mondiale della tratta degli schiavi e tappa imperdibile, patrimonio dell’Umanità.  Bastano un paio d’ore alla Maison des Esclave per immaginare quel che hanno subito moltitudini di uomini, donne e bambini. Ed entrare almeno un poco in una tragedia che ancor oggi si ripete con le stesse o altre forme  e lascia strascichi nel mondo. Ma l’isola ha anche tanto fascino e potendo fermarsi una notte se ne percepisce la grazia languida (qui possiede una casa l’Aga Khann).

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Lago Retba, conosciuto da  tutti come lago Rosa, dal colore che in alcuni giorni è intenso o quasi viola per giochi di luce, alghe e parte ferrosa del sale affiorante. Da vedere anche per la raccolta del sale, le dune sull’oceano da attraversare in 4×4 fino al traguardo della storica Paris-Dakar. Da non perdere il bagno galleggiante nell’acqua salmastra, vero tonificante per la pelle.

Baobab e mangrovie. Albero maestoso, plurimillenario, possente, leggendario, simbolo delle savane africane è il punto di riferimento per l’orientamento e  fulcro della vita sociale dei villaggi. Foreste di Boabab si incontrano lungo le strade sterrate, ma anche a delimitare, con le acacie, le oasi sabbiose del delta dei fiumi.  Fino a quando non inizia la zona umida delle mangrovie che nascondono fenicotteri  rosa, aironi, pellicani.

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La Petite Cote, lagune, spiagge, ostriche.  Si estende Da Dakar per 120 km, protetta dalla penisola del Capo Verde che attenua gli effetti del vento. E’ una successione di spiagge e piccoli villaggi di pescatori dove rilassarsi e praticare sport acquatici. A nord paesini fermi nel tempo, frequentati dai Dakarois, autentici e  ospitali, come Toubab Dialow. Scendendo s’incontra la riserva naturale della Somone, bellissimo ecosistema fra il mare  e il fiume. Ospita allevamenti di ostriche, da degustare con un calice di vino bianco fresco  a cura di un simpatico bretone lì trapiantato. Saly Portudal può essere considerata la St. Tropez senegalese; dagli anni ’80 è meta turistica privilegiata e punto di partenza per visitare l’interno del paese, i tipici villaggi, e incontrare le diverse etnie.

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L’isola delle conchiglie. Un piccolo territorio separato dalla terraferma da un breve braccio di laguna. In questo punto fra terra e mare si sono accumulate nei secoli tonnellate di conchiglie. Sono gli scarti del mercato della pesca così florido da formare nel tempo la base, poi edificata e abitata, dell’isola chiamata Fadiouth. Un ponte la collega a Joal;  su questo lembo di terra convivono tranquillamente cattolici e musulmani. Tanto che nel piccolo cimitero posto su un’altra  isoletta adiacente ci sono tumuli di entrambe le religioni: l’esempio più concreto di quanto questo Paese sia tollerante e accogliente.

Joal, Senghor e la negritudine. Joal è il paese di nascita  di  Leopold Sedar Senghor, primo presidente del Senegal indipendente, nonché poeta e scrittore che ha governato democraticamente dal 1960 al 1980. Una storia atipica la sua. Cattolico e di etnia Serere, fu presidente di una repubblica a larga maggioranza islamica e composta dal 40% circa di Wolof, la stirpe principale del Senegal. Seppe rispettare, almeno in parte, le regole democratiche, portando il Paese verso una vera forma di governo repubblicana e multipartitica. Senghor diede anche un forte contributo, dal punto di vista strettamente africano, al concetto di “negritudine”, termine coniato dal poeta caraibico Aimé Césaire.
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Mbour è un porto di pesca artigianale molto attivo, crocevia principale verso le città del sud del Senegal. Se volete gustarvi un quadro originale e suggestivo andate al mercato del pesce, dove i filetti di “capitain” (quasi l’emblema della cittadina) vengono essiccati a sole o affumicati all’aria in un vortice di uomini, colori e aromi che vi porterà indietro nel tempo. E l’arrivo al tramonto delle coloratissime piroghe con il pescato è quasi un girone dantesco, ma dal fascino indescrivibile.

Au revoir. Arrivederci. Bastano poche semplici cautele per evitare problemi sanitari. L’unico vero rischio se già non si è stati contagiati,  è quello di contrarre il famoso mal d’Africa. Ancora non si è partiti e già si vorrebbe tornare. Funziona così, e chi ne soffre lo conosce bene.

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Dove dormire: c’è una buona rete di strutture nel Paese, in alcune zone più turistiche e a Dakar anche hotel di alto livello; in altre zone c’è meno offerta, ma soluzioni interessanti ovunque.

A Dakar. Indirizzi da segnare sono Radisson blu, Terrou Bi Hotel , King Fahad Palace

A Toubab Dialaw. Per backpaper un buon posto è Begue Pokai family hotel a  Toubab Dialaw, villaggio sull’oceano a 60 km da Dakar, anche ideale punto di partenza per visitare questa parte del Paese. Poche camere, alcune con servizi in comune, atmosfera rilassata, conviviale e un’idea di viaggio differente.

A Saly

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Si può scegliere di affittare un’intera villa come le Petit Paradis all’ interno del complesso residenziale Domaine des  Cauris,  in prossimità delle spiagge e del centro. 4 camere matrimoniali con bagno privato , piscina privata, BBQ, aria condizionata, servizio di giardinaggio 24/24. Prezzi: 250 euro al giorno, 1500 euro la settimana, incluso cameriera dalle 10 alle 16. Possibilità di locazione di Suv Bmw x 5 in dotazione alla villa euro 500 alla settimana.

Per chi preferisce i piccoli hotel a gestione locale c’è il Grazia Maria, con 14 camere con bagno e aria condizionata, e due appartamenti; piscina, terrazza attrezzata. La proprietaria, che ha abitato molti anni in Italia, unisce la tradizione locale alla nostra. Ottima cucina, su richiesta. Vicino alla spiaggia, in una zona tranquilla.

Di livello alto è il Le Lamantin Beach Resort & Spa, un 5 stelle situato sulla Petite Côte lungo la grande spiaggia di sabbia dorata.  Ha 146 camere disposte in diversi edifici in un bel giardino ricco di fiori, erbe e varie piante aromatiche. Le camere sono tutte spaziose, ben arredate ed equipaggiate con un design che coniuga comfort e decorazioni tipiche. D’ispirazione africana, tutti gli arredi sono fabbricati da artigiani senegalesi. Una bella Spa, diversi ristoranti (uno sulla spiaggia privata), un piccola marina, area giochi per bambini: insomma quasi un mondo a parte.

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Cucina: la cucina senegalese è piuttosto raffinata anche se gli ingredienti principali sono quelli di quasi tutta l’Africa occidentale costiera: pesce, riso, molluschi, pollo, agnello, tante verdure e la meravigliosa frutta locale fra cui, in stagione, predominano i mango. Bevanda nazionale la Bissap, fatta con l’ibisco. Molto dissetante, così come quella di semi di baobab. E non dimenticate di provare la birra locale Gazel.

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Must: la domenica mattina da non perder l’aperitivo sulla laguna di Somone, Ngaparou, a 10 minuti da Saly con ostriche, vino bianco e pane appena sfornato  con farine selezionate e particolari alle olive, cipolle, baobab, più biscotti e torte preparati da un tedesco trapiantato qui. Le ostriche invece sono allevate da un simpatico e inconfondibile bretone. Da degustare anche cozze, coquilles St. Jacques, ricci.

Ristoranti:

a Dakar – oltre al Cafè Roma,  frequentati da senegalesi ed expat sono La fourchette e Amnesia

a SalyAfrican Lounge café restaurant. Aperto da poco, ha già conquistato una clientela d ‘élite. Solo cucine africane, ma di livello. Da assaggiare il Tieboudien, pesce, con verdure e riso, un piatto tipico senegalese buonissimo; il Dibi, costolette d’agnelle e, per iniziare , il Crabe farci. Tarte tatin al mango per golosissimo dessert. Il proprietario è un italiano che ha un ristorante con lo stesso nome a Parigi sugli Champs Elysees, molto apprezzato.  African Lounge si trova sulla strada principale di Saly, poco prima dell’Hotel Lamantin. E’ immerso in un bel giardino, con tavoli e divani, bar, piscina e zona ristorante coperta.
Sempre a Saly, Bigaro Dos, particolare, semplice e originale, grigliate la domenica

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Laguna di Ndangame:  fate una sosta a Les Cordons Bleus, anche questo semplice e molto piacevole.

Come andare: si raggiunge in 6 ore di volo diretto da Milano Malpensa a Dakar con Meridiana 3 volte la settimana con tariffe a partire da € 277 , dicembre 2016) a tratta comprese spese e tasse aeroportuali. Dal 2015 non c’è necessità di visto di entrata, serve solo il passaporto in corso di validità.

Info Utili

Quando andare:  sempre, ma il clima in inverno è ottimo

Salute: non sono necessarie vaccinazioni, ma attenzione agli insetti. Proteggetevi sempre con repellenti, in particolare nella stagione umida, periodo in cui sono comunque consigliati trattamenti antimalarici.

Le lingue ufficiali sono il francese e il wolof, ma vengono parlati molti dialetti

Religioni: è il regno della tolleranza, con il 90% di culto musulmano, poi cattolici e animisti.

Moneta: è il CFA. 1 euro  è pari a circa 655 CFA

Comunicazioni: telefonia e internet molto sviluppati. Si possono facilmente acquistare schede telefoniche e Internet locali.

“La negritudine è il patrimonio culturale, il valore e soprattutto lo spirito della civiltà negro-africana. La negritudine è una qualità del sentire che l’uomo nero porta con sé costantemente, è la matrice della sua identità umana profonda non solo una forma di orgoglio razziale su cui costruire la rivolta all’oppressione bianca” disse Senghor in un intervista del 1965.

Info: Africa Connection Tours 

Testo di Teresa Scacchi, foto di Teresa Scacchi e Mark Perna|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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