Almerigo Grilz: reporter al fronte in mostra a Trieste

Fino al prossimo 3 luglio il “Civico Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez” di Trieste ospiterà  “Gli occhi della guerra”, una mostra dedicata ad Almerigo Grilz, uomo politico, giornalista e primo inviato di guerra italiano caduto su un campo di battaglia dalla fine del secondo conflitto mondiale.

La rassegna, inaugurata lo scorso 19 maggio in coincidenza con il trentennale della morte del giovane reporter, include ben novanta pannelli con 35 anni di reportage che iniziano dall’invasione israeliana del Libano nel 1982 per giungere alle sanguinose guerre in Siria ed Irak che stanno segnando drammaticamente i giorni nostri. Oltre alle foto di Grilz, scattate nel corso di una breve ma intensa attività in diverse zone calde del mondo, sono esposte anche le immagini realizzate in tempi recenti dai suo colleghi, e soprattutto cari amici, Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, curatori dell’evento. Questo  appuntamento, infatti, vuole essere un vero e proprio tributo dedicato a tutti i giornalisti che hanno perso la vita sul fronte dell’informazione per raccontare le tragedie, a volte dimenticate, causate dai conflitti.

Il  lavoro di Grilz

Grilz non esaltava la guerra ma desiderava seguirla in prima persona così da poterla raccontare in modo obiettivo; il suo scopo, infatti, era quello di portare l’attenzione del mondo  sui veri drammi vissuti dalle popolazioni coinvolte, loro malgrado, nei conflitti.

In un certo senso, però, anche lui era un soldato. Un soldato agli ordini dell’informazione libera e ligio al dovere, la cui solo arma era rappresentata dalla sua fedele cinepresa. Almerigo da sempre dimostra una passione smisurata per i reportage, che è la molla che lo spinge a girare il mondo per raccontare conflitti lontani e, a volte dimenticati.

Numerosi sono i suoi viaggi in diversi teatri bellici; nel 1982 racconta la guerra in Libano mentre l’anno seguente, insieme ai già citati Biloslavo e Micalessin, entra nell’Afghanistan occupato dai soldati dell’Armata rossa dando vita alla celebre ”Albatross Press Agency”, un’agenzia di reporter freelance che fornirà preziosi servizi come articoli, foto e filmati, ad alcune delle più importanti testate italiane ed internazionali.

Successivamente Almerigo si avventura in Cambogia per documentare le ostilità tra i guerriglieri del sanguinario Pol Pot e le truppe governative appoggiate dal Vietnam. C’è ancora lui al confine tra Birmania e Thailandia quando iniziano gli scontri tra la minoranza etnica dei Karen e le truppe di Rangoon.

In seguito, sarà testimone anche della lotta armata tra Iran e Iraq e della rivolta portata avanti dai ribelli rossi nelle Filippine; nel 1986, inoltre, diverrà il primo cronista  al seguito della Renamo, i miliziani anticomunisti del Mozambico. Proprio in questo Paese tornerà anche l’anno seguente ma un tragico destino è in agguato; il 19 maggio, infatti, mentre filma una violenta battaglia nella città di Caia viene colpito mortalmente alla testa. Gli uomini della resistenza nazionale recuperano il suo corpo e, vista l’enorme difficoltà nel trasportarlo in altro luogo, lo seppelliscono vicino ad un grande albero, punto dove ancora oggi riposa.

La mostra

Nella rassegna “Gli Occhi della guerra”sono esposte sia le foto di Grilz scattate  in Afghanistan, Etiopia, Filippine, Mozambico, Iran, Cambogia e Birmania, che quelle più recenti ad opera dei suoi colleghi.

Accanto alle immagini sono proposti  anche i video servizi  sui Paesi ancora oggi, purtroppo, sconvolti dalla violenza come Afghanistan, Libia, Siria ed Iraq. Tra i documenti esposti spiccano i cosiddetti “Diari del giovane Grilz”, registri nei quali un adolescente Almerigo disegnava scene di battaglie storiche e descriveva gli avvenimenti della sua amata Trieste; non meno interessante è la ricca selezione delle pagine più significative delle agende che il reporter utilizzava per annotare ogni momento dei suoi lavori sui campi di battaglia, arricchendo il tutto con mappe incredibilmente dettagliate.

Il pubblico potrà anche sfogliare le bozze di “Almerigo Grilz – avventura di una vita al fronte. Dalla passione politica al giornalismo”, un fumetto che verrà pubblicato a settembre.

A suggello di questo percorso lungo 30 anni non può mancare  “L’Albero di Almerigo”; girato nel 2002 proprio in Mozambico, è uno struggente documentario nel quale si racconta, passo dopo passo, la ricerca e il ritrovamento dell’albero ai piedi del quale riposano i resti mortali del giornalista italiano.

Grilz non era un incosciente avventuriero sprezzante del pericolo, anzi: in una intervista, visibile alla mostra, rilasciata ad Ambrogio Fogar per il programma tv “Jonathan dimensione avventura” parla con passione e razionalità del suo lavoro e dei continui rischi legati  ad esso. Senza dimenticare quanto annotava in un diario alcuni mesi prima di morire: «Mi sporgo fuori per filmarli: non è facile, occorre stare appiattiti a terra perché le pallottole fischiano dappertutto. Alzare troppo la testa può essere fatale».

La sua esistenza si spegne, a 34 anni, in una infuocata giornata di primavera. Anche se dimenticato da tanti, il suo lavoro e le testimonianze uniche raccolte sui vari fronti  di guerra resteranno documenti che hanno fatto la storia.

Testo di Gabriele Laganà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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