Giancarlo Salvador, il ‘duro’ dei Deserti

Cosa chiede il turista? Svago, divertimento e soprattutto le ‘comodità’ dell’all inclusive. Ma esistono anche viaggi diversi e impegnativi che, a fronte di qualche logico e tutto sommato accettabile sacrificio, riescono a dare molto di più di ciò che promettono: contatti prolungati con luoghi naturali di eccezionale bellezza; stati d’animo che non si pensava di poter provare; esperienze e incontri speciali per la loro unicità. È il turismo nei luoghi della terra più remoti e non di rado impervi e difficili da raggiungere; il turismo che chiede buona salute, spirito di adattamento, desiderio di conoscenza. Per affrontare viaggi di questo tipo occorrono uomini speciali; uomini che organizzano, guidano, partecipano, insegnano, grazie all’esperienza accumulata e affinata nel corso di numerosi viaggi. Uno di questi uomini è Giancarlo Salvador, veneziano. Giancarlo, sin da quando ha iniziato nel 1978 con il tour operator Kel-12, ama circondarsi di ‘Veri Viaggiatori’. A maggior ragione ora che è titolare di Harmattan, la compagnia che prende il nome dal vento del deserto che lui descrive così: ‘è il vento africano più vento di tutti. Foriero di novità, di odori e sapori lontani, sinonimo di cambiamento. Forza invisibile eppur palpabile, alito possente del Sahara che spinge la sabbia eterna del deserto ad avvolgere le contrade del golfo di Guinea, stendendo una morbida coltre su tutto il Sahel. Vento rovente, sintesi di passioni brucianti, coniugazione perfetta tra Africa bianca e Africa nera, tra sabbia e laterite, filo d’Arianna tra la morte e la vita, tra il nulla e l’uomo’. Ricordo di avergli chiesto, mentre con un paio di Tuareg sorseggiava tè seduto sulla sabbia algerina, cosa significasse per lui il deserto, questo nulla pieno di tutto chiamato Sahara. Gli anni passano veloci, ma le parole di Giancarlo rimangono nella memoria, sempre vive, così come le ha pronunciate.

‘Il deserto. Sahara primo amore, che ti succhia il cervello, che ti ruba la vita. Sahara gran pezzo di donna, da amare e da odiare. Sahara senza mezzi termini: o tutto o niente, o gioia o dolore, o vita o morte. Spesso mi sono chiesto perché mai il deserto sia così sconvolgente, così unico, così profondamente intrigante. Insomma: perché ogni volta che ci si trova in mezzo alle dune, nelle infinite piane o tra i fantastici pinnacoli d’arenaria, ci si sente immancabilmente travolti dalle emozioni. Forse è dovuto al fatto che nulla di ciò che è il deserto fa parte delle nostre esperienze, della nostra memoria genetica. Il verde, la foresta, le praterie, le montagne sono parte della nostra vita, del quotidiano. Il giallo polenta imperante, gli ammassi di dune grandi come il mare, il nulla attorno a noi per 360°, il silenzio perfetto rotto solo dal martellare assordante del nostro cuore, sono invece fattori estranei alla sfera dell’esperito, sconosciuti e per questo spesso rifiutati. Quante volte ho chiesto, anche ad amici, ‘vi andrebbe di fare un giro nel Sahara’? La risposta è arrivata immediata: ‘perlamordiddio’. Insomma, la solita paura dell’ignoto, la mancanza di punti di riferimento. O forse l’angoscia di trovarsi soli con sé stessi, il timore di scoprire i propri limiti’.

‘Il deserto. Chi lo incontra e lo prova è perduto. Perché il deserto è un amante insaziabile che ti ruba l’anima. Deserto è la libertà di andare a zonzo, ovunque. Nel deserto non ci sono recinzioni, reticolati, proprietà private,ma piste e strade che si devono abbandonare, tracce che si possono anche ignorare. Si è padroni di sé stessi, si può decidere se andare a destra o a sinistra, a nord o a sud, dove in quel momento ti porta l’istinto, la voglia di scoprire, di curiosare, di ‘perdersi’. Deserto è annientarsi negli spazi infiniti, il nulla abbacinante attorno, il vuoto. Con la magica sensazione di essere soli, fruitori esclusivi di un contatto reale, personalissimo e del tutto privato con la Grande Mamma nelle cui viscere, prima o poi, ritorneremo. Deserto, ancora, è mancanza totale di punti di riferimento, per cui il monte che spunta lontano, all’orizzonte, in realtà viene raggiunto dopo appena duecento metri ed è grande solo come un bimbo. È il mondo fasullo in cui dune e montagne si specchiano in mari e laghi vicini eppur irraggiungibili, reame aberrante di Fata Morgana che, con i suoi colpi di bacchetta magica, crea flutti congelati in un mare immobile, saliscendi vertiginosi di onde solidificate’. Questo è il deserto, il Sahara, nelle parole di Giancarlo Salvador. Un giorno, alla ricerca di un proverbio, di uno spunto di saggezza per poter descrivere il Mali, si sentì rispondere con la massima serietà dall’uomo che aveva interpellato: ‘ventre plein, négre content’ (pancia piena, negro contento).

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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