Lanzarote, sulle tracce di Manrique

Lanzarote è l’isola più antica delle Canarie  ed emerge dalle acque dell’Oceano Atlantico a circa cento chilometri dalle coste nordoccidentali dell’Africa, di fronte alla distesa infinita del deserto del Sahara marocchino, poco sopra il tropico del Cancro. Il suo clima risulta più caldo e secco rispetto al resto delle Canarie e piacevolmente ventoso per la brezza proveniente dall’Atlantico. Il paesaggio si presenta primitivo e misterioso per via delle eruzioni del XVIII secolo che seppellirono interi villaggi, modificandone significativamente la topografia, caratterizzando lo sfondo con sfumature di nero, dovute alla lava solidificata che sommerse ¼ del territorio, e di rosso per via dalla terra quasi priva di vegetazione. Isola quasi completamente desertica, con solo qualche sporadico giardino roccioso ben curato, pietre vulcaniche ricoperte da licheni, qualche palma, tanti fiori e rari alberi secolari, è stata dichiarata dall’Unesco “Riserva Mondiale della Biosfera”.

Lanzarote è il luogo dove la natura e l’arte si fondono con le architetture organiche di César Manrique, l’artista di fama internazionale che a partire dalla fine degli anni ’60 riqualificò molti luoghi della sua isola natale mettendo in relazione la dimensione dell’uomo con la straordinaria bellezza della natura. Con questo intento è riuscito a promuovere una ferrea tutela ambientale dell’isola in cui gli interventi umani si armonizzassero coi paesaggi unici di Lanzarote.

Chi sceglie pertanto di prenotare una vacanza in questa isola deve sapere che è essenziale mettere in valigia le scarpe da trekking: sarebbe sprecata se il vostro intento è quello di starvene esclusivamente sdraiati al sole a poltrire. Quindi cominciamo un itinerario tra paesaggi mozzafiato, arte e cactus.

Camminare tra i vulcani

Il nostro percorso comincia dalle alte scogliere di Los Hervideros: le onde si infrangono contro le pietre vulcaniche formando dei sentieri naturali, i vulcani in lontananza e un suggestivo gioco di grotte dalle quali proviene una sinfonia marina causata dalla risacca. Scendendo lungo la spiaggia di El Golfo la vista del laghetto naturale dal colore verde smeraldo vi lascerà senza parole.

Ma il cuore di Lanzarote è incastonato tra i famosi vulcani che danno origine al Parco Nazionale del Timanfaya: proseguendo lungo la strada che solca il disteso deserto di lava, ci troviamo all’ingresso della Montañas de Fuego. Il nome del posto lascia prevedere lo spettacolo che si presenta davanti ai migliaia di turisti che assistono alla “prova del fuoco”: gli addetti ai lavori, come prova dell’alta temperatura del sottosuolo che ancora si avverte in superficie, fanno ardere dei fasci di paglia e fanno emergere dei veri e propri geyser davanti agli occhi increduli dei visitatori. Dal centro ristoro dell’Isolotto di Hilario si gode una vista spettacolare, molto simile a quella che dovrebbe esserci su Marte! La Ruta de los Volcanesè stato un progetto di César Manrique che nel 1968 ha voluto tracciare questa via tra la lava nel completo rispetto della natura e preservando gli elementi vulcanici. Percorrere la via non è particolarmente entusiasmante, dato che c’è il divieto assoluto di scendere dall’autobus, senza il quale sarebbe impossibile visitarla.

Se trovate la natura in superficie di vostro gradimento, non potete certamente perdere le profondità di questa terra così affascinante. La Cueva de los Verdes è un tunnel vulcanico scavato fino al mare che con i suoi sei chilometri è tra i più lunghi al mondo, ma è percorribile solo per uno. Nel luogo dove girarono il film “Viaggio al centro della terra” del 1952 – tratto dal celebre romanzo di Jules Verne –  i giochi di grotte, ponti e stafiliti (formazioni rocciose simili alle stalattiti) illuminati in modo scenografico da luci artificiali ideate dall’artista (uno spettacolo unico che farebbe superare a chiunque il problema di claustrofobia) raccontano un passato di pirati e leggende.

Alla fine della nostra camminata tra le profondità della terra, ci vuole proprio un buon caffè con hielo (caffè caldocon un cubetto di ghiaccio) al Jameos del Agua. Al termine del tunnel vulcanico Manrique creò questo centro di aggregazione con bar, ristoranti, un auditorium scavato nella roccia e una piscina, molto simile ad un’oasi.

Passione di Manrique per il riciclo

Manrique era veramente innamorato della sua terra, trasformando ed esaltando la natura in tutte le sue forme e modificando l’opera dell’uomo in modo che si amalgamasse con essa. Con questo principio l’artista riqualificò l’area di un vecchio mulino ideando il Jardin de Cactus. Questa opera, emblema di come l’artista concepiva l’integrazione dell’architettura nel paesaggio, è costituita da un curatissimo giardino roccioso di tre ettari composto da oltre mille specie di cactus provenienti da tutto il mondo e in cui vengono coltivati i fichi d’india e allevata la cocciniglia.

Sempre con il concetto di riutilizzare le cose abbandonate o in disuso, Manrique volle riutilizzare delle vecchie cisterne di navi per erigere nel 1973 il Monumento del contadino, il simbolo dell’agricoltura (che dopo il turismo è la seconda fonte economica dell’isola) e del riciclo.

L’opera architettonica più spettacolare di Manrique e, secondo me, di tutta Lanzarote è incastonata nella roccia dei Riscos de Famara, la scogliera di cinquecento metri a strapiombo sul mare che affaccia su quel tratto di oceano più settentrionale dell’isola, chiamato el Rio, che divide Lanzarote dall’isola de La Graziosa. Dal Mirador del Rio si gode una delle viste più suggestive di tutta Lanzarote e dove è inevitabile scattare foto con il grandangolo.

Per concludere il nostro itinerario sulle tracce di CésarManrique visitiamo i luoghi dove visse l’artista: la casa e la fondazione. La Fondacion Manrique, situato nel piccolo villaggio di Tahiche,è stata la casa dell’artista fino al 1987. Unica nel suo genere, è stata costruita sulla base di cinque bolle vulcaniche: la natura prende il sopravvento con delle immense vetrate che si affacciano sulla circostante distesa di lava e con giochi architettonici, come i salotti sotto i buchi lasciate dalle bolle vulcaniche e da pezzi di lava che entrano dalle finestre.

La Casa-Museo César Manriquesi trova nel paese di Harìa immersa in una lussureggiante giardino di palme. Manrique l’acquistò negli anni ’70 come una masseria abbandonata e, dopo averla accuratamente restaurata (come solo lui sapeva fare), vi abitò dal 1987 fino al 1992, anno della sua morte. Entrando in questa casa sembra di essere ospiti di César: arredata come allora con mobili, soprammobili e con fotografie che lo ritraggono con i suoi cari e con personaggi illustri in giro per il mondo. Mai come in questo caso riuscì ad avvicinarsi al linguaggio dell’architettura tradizionale riconsiderata da un punto di vista moderno, nel quale risaltano l’estetica e il comfort.

Per informazioni: turismo Lanzarote e Spain Info 

Testo di Beatrice Caldovino |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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