Barriera di Milano, che non è a Milano

Giustamente, quando si pensa a Torino, si parla del Museo Egizio e della Mole. Sono splendidi tutti e due, ma qui c’è molto di più.

Se ne sono accorti anche dall’altra parte del mondo. L’anno scorso a gennaio, infatti, il New York Times, compila la classifica dei cinquantadue posti al mondo da scegliere per una vacanza. Torino è trentunesima. Capite, il New York Times. Buttalo via. Nella loro descrizione, oltre a raccontare dei luoghi più conosciuti della mia città, questa importante testata giornalistica suggeriva di fare un giro in Barriera di Milano.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: Barriera di Milano non è a Milano.

Negli anni della sua fondazione, questa zona separava la campagna dalla parte nord del capoluogo piemontese. Chi entrava in città, doveva attraversare dei varchi detti appunto barriere: quella più settentrionale era proprio in quello che oggi è Corso Vercelli e dava verso il capoluogo di regione lombardo. Da lì, il nome.

Negli anni del Dopoguerra, Barriera era un approdo per chi saliva dal sud. Prima ancora, per quelli che venivano da Cuneo, i piemontesi più poveri. Loro facevano gli operai alla CEAT, situata in via Leoncavallo, oppure alla Fiat Grandi Motori.

Barriera di Milano non è nemmeno distante dal centro. Vi faccio un esempio: se prendiamo come riferimento Piazzetta IV Marzo, che se ne sta bellissima dietro a Piazza Castello, in meno di mezzora a piedi sarete in uno dei quartieri meno conosciuti di Torino.

Facciamo una passeggiata, vi va?

Per prima cosa, vi porto a prendere almeno un caffè ai Bagni Pubblici di via Agliè. Lì, incontreremo probabilmente il sorriso sempre dolce di Erika, la proprietaria di questo punto d’incontro e di riferimento per nuovi e vecchi cittadini. La struttura è una delle nove Case di Quartiere presenti a Torino: non solo ospita giornalmente eventi culturali di vario genere (come presentazioni di libri e serate di musica), ma offre la possibilità di partecipare a corsi di lingua, di yoga, di serigrafia e molto altro.

Uscendo, vi chiedo poi di guardar bene via  Agliè.  Gli ingressi della maggior parte delle abitazioni sono porticine alte e strette. Inoltre, all’inizio di questa strada quasi impercettibile, c’è un’iscrizione vinaccia in stile Liberty. Dice “Casa costruita dal 1 marzo al 31 agosto 1904”. Si tratta di una delle prime case da reddito erette in questa zona.

A Barriera di Milano succede anche che lo stesso posto abbia due nomi. Per dimostrarvelo, continuiamo verso Piazza Foroni, che per i suoi abitanti è Piazza Cerignola. E da Cerignola viene l’uso di festeggiare, una volta l’anno, la madonna di Ripalta che troneggia su un lato di questo luogo unico a Torino che diventa, per un giorno, la piazza del Duomo della cittadina pugliese.

Qui ci si viene anche per il mercato, che ti parla attraverso i suoi profumati ed animati banchi, carichi di olive e lampascioni e fave, e cime di rapa quand’è stagione, ma anche di catalogna cimata e di broccoli, e di peperoni. Gli ambulanti sono quasi tutti pugliesi, mentre quasi l’intera manovalanza arriva qui dal resto del mondo.

In realtà, non è per niente una piazza. Si tratta di uno slargo, formato da due strade che si incrociano: è una specie di bottiglia, se la guardiamo dall’alto.

Davanti ad una bottiglia di solito ci si parla, si ride, ci si racconta. Ci si avvicina. Ecco cosa è Barriera, per me: un incontro continuo con le sue “boite”, i suoi ballatoi, le sua case di ringhiera.

Barriera di Milano è anche una serie infinita di case popolari strutturate benissimo: alcune, di color sabbia, hanno dei giardini privati spaziosi e dei parcheggi sicuri. Chissà come sono contenti i bambini che possono giocare lì dentro. In via Duprè, ci sono anche delle piccole villette mono-familiari. A vegliare su di loro ci sono molti alberi e uno dei tanti murales di Millo, che insieme ad altri artisti come Karim Sherif, ha dato un volto colorato e sognatore a facciate cieche di moltissimi edifici in questa parte di Torino.

A questo punto, sarà quasi ora di cena, no? Ce l’ho io, l’ultima idea per assaporare Barriera. Andiamo all’EDIT in via Cigna, inaugurato proprio in questi giorni. Si tratta di un’area di 2400 metri quadrati che ci proporrà piatti preparati da chef stellati,  birre artigianali e una caffetteria Lavazza che probabilmente ci ricorderà altri parti del mondo, come il Chelsea Market a New York. L’EDIT rimane aperta fino a tardi, quindi facciamo con calma: godiamoci la cena qui. Cosa sceglierete voi dal menù?

Testo di Vanessa Marenco  |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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