Pristina: cuore balcanico ad un’ora di volo da Verona

La voce del muezzin che chiama i fedeli al alāt al-maghrib, quarta preghiera della quotidianità islamica, si diffonde fra le palazzine bianche di Film City grande base NATO a due passi da Pristina.  

I brividi corrono lungo la schiena: ti senti come il Tenente Montini di Mediterraneo, lui che considera un segno del destino essere stato inviato in Grecia (da civile è professore di greco al Ginnasio), tu che i Balcani li hai sempre studiati con interesse e che ora sei lì, dove turchi ottomani ed esercito serbo si scontrarono nella storica battaglia della Piana dei Merli.

Occidente e Oriente che si incontrano, si tendono la mano e che si lasciano alle spalle gli orrori della pulizia etnica, provando a superare secoli e secoli di divisioni e di odi in nome di una prosperità che si palesa manifesta con moderne autostrade e una futuristica università. Un angolo di mondo in continua trasformazione a poco più di un’ora di volo dall’Italia, ma che ancora l’Italia non conosce:

“Sei pazzo?” “Ma non erano in guerra?” “E che ci vai a fare?” sono le prime parole che la gente ti rivolge quando accenni al viaggio nel giovane stato balcanico.

No, il conflitto è terminato da quasi 20 anni e l’impegno multinazionale della NATO ha dato i suoi frutti con una stabilità politica e una convivenza civile fra albanesi e minoranza che, oggi, vela i ricordi dei carri armati, dei mitra e delle bombe un tempo propinati di continuo dalle edizioni dei TG. Eppure, in pochi si sognerebbero di visitare il Kossovo.

Un vero peccato perché, dalla collina su cui sorge Film City, Pristina offre il suo primo biglietto da visita: uno skyline d’eccezione, edifici moderni, altri in cantiere; la torre campanaria della Cattedrale di Santa Madre Teresa circondata da minareti, quasi a voler testimoniare la forza e le perseveranza delle anime religiose kosovare a vivere insieme pacificamente.

Fa freddo ma il formicolare della gente, il traffico, i pensieri che si perdono in passi veloci lungo le rrugë* magari senza badare alla grande statua di Bill Clinton che la popolazione ha dedicato al 42° Presidente USA nel decennale della guerra in Kosovo. Omaggio ad un “salvatore”, dunque, perché l’intervento militare impedì alla Serbia di spezzare la ribellione kosovara e ora è celebrato con qualcosa che appare “strano” solo agli occhi di noi europei occidentali, che manifestiamo meraviglia rallentando con l’auto per godere di quel singolare spettacolo che si erge per tre nel bel mezzo della Capitale.

Alle undici del mattino la funzione sta per cominciare e la Cattedrale inizia a riempirsi di fedeli che si dispongono lungo ampie navate in stile neo-romanico, con lunghe file di panche in legno intarsiato. Un’aquila salta subito all’occhio: elemento decorativo che salda la bellezza e la forza elegante dell’animale connubio di due simboli, la rinascita nella cultura cristiana e l’emblema della nazione albanese. Un moderno ascensore permette di raggiungere la vetta del campanile e di scoprire Pristina da una posizione privilegiata: al di sotto c’è un mondo in fermento nel quale elementi dell’identità locale si fondono perfettamente con le aziende, i centri commerciali, i poli produttivi che la ricostruzione prima e la riapertura del Kosovo al mondo esterno poi hanno portato,  insieme all’attenzione degli imprenditori che scelgono il giovane stato come meta d’investimento.

Una nazione da visitare, quindi, uscendo anche da Pristina e godendosi la natura selvaggia dei parchi e delle foreste della repubblica balcanica, santuari zoologici come quello degli orsi, dove a fine ottobre alcuni esemplari di orso bruno, dopo un lungo periodo di degenza veterinaria, sono stati restituiti al loro naturale habitat per la gioia degli escursionisti e dei bambini che, nel 2017, hanno la fortuna di vedere in libertà animali decimati in tutta Europa da decenni di urbanizzazione e di caccia.

Piacere per gli occhi e per l’anima: l’Est Europa offre scorci e sorprese che solo un viaggiatore privo di paure e di pregiudizi può cogliere. Un po’ come ai tempi del terremoto 2016, quando d’improvviso intere regioni diventavano vittime di un’ “isteria turistica” capace di danneggiare tanto i comuni che provavano a risollevarsi dagli effetti del sisma, tanto quelli diametralmente opposti all’epicentro e neanche scalfiti dalle scosse. Ad ascoltare le opinioni espresse davanti ai microfoni, Umbria Marche Lazio e Abruzzo sarebbero diventate totali “zone rosse” nelle quali non mettere mai più piede. Ma se la vostra mente è dominata da sana curiosità e non da uggiosa premura, zaino in spalla e pronti a partire: la meta? Sta a voi: Italia appenninica e Kosovo vi aspettano per un tour rassicurante e alla faccia degli allarmisti.  

testo e foto di Marco Petrelli |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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