Uzbekistan, il fascino della storia si specchia nelle madrasse

È il profondo cuore dell’Asia, dove per secoli si sono intrecciati i destini di popolazioni diverse, dove buona parte del mondo si dava appuntamento a Samarcanda. Il fascino dell’Uzbekistan emana anche dalla capacità di convivenza, almeno apparente, tra genti etnie e religioni diverse. Oggi, un Islam moderato e persino laico, antiche comunità ebraiche, una minoranza cristiana e una di buddhisti, ciascuno con i propri luoghi di culto, prosperano l’uno a fianco all’altro.

Nella sua lunga permanenza al potere l’ex presidente Islom Karimov – che ha gestito il passaggio dell’indipendenza dalla Russia – è riuscito a mantenere un sostanziale equilibrio nei rapporti interni e la sua politica ecumenica è stata seguita anche dal suo successore, Shavkat Mirziyoyev. In Uzbekistan, quindi, stanno bene. Negli ultimi anni, poi, le istituzioni del paese hanno impresso un’accelerata alla politica estera, con un accentuato carattere di diplomazia economica e del turismo. Russia e Cina restano i principali partner economici sia in termini di commercio sia d’investimenti diretti, ma il paese continua a guardare soprattutto all’Europa per quanto riguarda il settore del turismo.

Popolo ospitale – Nel passato l’Uzbekistan non si stava molto tranquilli: imperi nomadi, il regno dei Sasanidi, l’ascesa dell’Islam, le scorribande di Gengis Khan, l’epopea Timur Barlas – il temuto Tamerlano – e infine i russi segnano la storia nervosa e turbolenta di queste terre. Eppure guardando i volti di questo popolo, con gli occhi luminosi e sorrisi aperti e cordiali, non c’è nessuna ostilità, anzi: può capitare di essere invitati a bere una tazza di te o a una festa semplicemente perché si passa di lì. Evidentemente non ne possono più di guerre, dominazioni, imperi.

Distanze impegnative – La relativa gioventù dell’Uzbekistan nel settore turistico è bene evidente in alcuni punti: ad esempio negli alberghi. Anche se gli hotel sovietici sono un ricordo e stanno sorgendo nuovi alberghi a ridosso delle zone centrali – a Khiva, per esempio, un’antica madrassa è stata riconvertita in hotel, un autentico gioiellino – in alcune strutture lo standard delle stanze di non è mai lo stesso, alcune sembrano a 2 stelle altre a 5. Bisogna essere fortunati. Gran parte del territorio è occupato da un deserto pianeggiante, nella zona orientale s’innalzano delle montagne di un certo rilievo: non è facile da girare da soli, l’alfabeto non aiuta, le distanze sono impegnative e le strade spesso ancora in costruzione.

Sicuro e pulito – È un paese sicurissimo, pulito e controllato – a volte anche troppo – da diversi punti di polizia e ben collegato: Uzbekistan Airways, la compagnia di bandiera, serve circa 50 destinazioni domestiche ed internazionali, tra queste Milano e Roma con Tashkent e Urgench servendosi aeromobili Airbus o Boeing.

La cucina è sostanziosa, varia e seducente (il piatto nazionale è il plov, riso, verdure e carne) forse alla lunga invadente per il massiccio uso di agrodolce e aglio sempre in agguato. Il vino, almeno a mio parere, è da evitare, veramente terribile, buona la birra locale e bevete solo acqua in bottiglia, perché se è vero che non servono vaccinazioni la prudenza è più che consigliata.

I maestosi monumenti custoditi benissimo dalle città fanno pensare di essere tornati indietro di secoli, solo a Tashkent, la capitale che porta evidenti segni sovietici nelle architetture, c’è quel po’ di frenesia e traffico che ci ricorda essere la città più popolosa del Paese. Altrimenti l’Uzbekistan ha ritmi dolci dettati dalla steppa, rumori e colori li trovi nei bazar, retaggio levantino molto marcato

Tra bazaar e madrasse – Buchara, che sorge in un’oasi ed era un punto di incrocio strategico per le vie carovaniere, è una sorpresa continua; Shahrisabz è forse il luogo più vero, la città natale di Tamerlano dove le vestigia del suo palazzo hanno il fascino silenzioso della rovina; Khiva – al confine occidentale con il Turkmenistan – per 300 anni mercato di schiavi, custodisce tesori preziosi e dove perdendosi nei meandri della città antica si torna indietro nel tempo. E poi c’è lei, Samarcanda, una delle città più belle del mondo: piazza Registan, una summa di madrasse e moschee dove le loro maioliche turchesi le legano al cielo terso dell’Asia. Il bazar a ridosso del suggestivo mausoleo di Bibi Khanym, moglie del Tamerlano, è un’esplosione di odori, sapori, colori, grida e risate.

Fieri della loro storia – Assolutamente da visitare il sestante inventato da Ulug Bek (nipote di Timur) e la meravigliosa necropoli Shah-i-Zinda, letteralmente «la tomba del re vivente», dove ci sono più di quaranta monumenti di architettura islamica, tra cui undici mausolei e tre moschee di cui una risalente all’XI secolo.

Davanti a queste meraviglie si capisce perché l’Uzbekistan va fiera del suo passato di sette secoli fa, delle conquiste antiche di Tamerlano, e non nomina mai i russi e l’Unione sovietica che fino a poco più di vent’anni fa governava questo paese a modo suo, imponendo lingua e tradizioni russe, assai poco amate dai giovani e ancora meno dagli anziani, il cui ricordo di quel periodo cupo è ancora troppo presente.

Testo di Luca Pollini |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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