Nicaragua quando il caffè porta lo sviluppo

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Matagalpa è una città che si trova nella parte Nord del Nicaragua.

Se la parte centrale del Paese è caratterizzata da temperature torride, qui le montagne hanno vette che raggiungono i 2000m di altezza: il clima fresco e la vegetazione rigogliosa fanno da casa perfetta a molte specie di mammiferi ed uccelli.

Matagalpa è insediata in una valle, come la maggior parte delle città Latino Americane è caotica, trafficata, sempre in movimento. La popolazione è di circa 100,000 abitanti, quanto le nostre città di Ravenna o Ferrara. Al contrario di quanto si possa pensare, la vera anima di questa regione si trova tra le montagne.

Qui si produce il caffè Nicaraguense, la cui esportazione in Europa è fondamentale per la sopravvivenza economica dell’intero Paese. La quota d’esportazione è infatti di circa il 30% tra i generi alimentari.

La pianta del caffè è stata importata a scopo decorativo nella metà del 1700, solo verso il 1840 è cominciata la vera e propria coltivazione volta alla vendita.

Il caffè che tutti conosciamo si divide in quattro principali varietà: Arabica, Robusta, Liberica ed Excelsa. In Nicaragua e per precisione nelle province di Matagalpa, Jinotega e Nuova Segovia, si produce una qualità di Arabica pregiata e conosciuta in tutto il mondo. Il magnifico gusto di questi chicchi è dovuto alle propense condizioni naturali quali un terreno vulcanico fertile, il clima umido tropicale e la vegetazione rigogliosa che aiuta la crescita delle delicate piante di caffè.

Dopo aver gustato un ottimo caffè in uno dei negozi specializzati della città, inizia la visita li dove tutto il processo ha inizio.

Sembra così strano che delle persone abbiano volontariamente scelto di vivere nel bel mezzo della foresta pluviale. Le piante, il muschio, gli alberi ti avvolgono in una presa che è a tratti accogliente, altre volte soffocante, ricordandoci che siamo solo una piccola parte di un sistema che vive, o sopravvive, indipendemente dalle nostre decisioni.

L’unico collegamento alla città è un sentiero che si snoda tra alberi, piante e fango per diversi chilomentri. Antonio però mi dice “E’ un buon posto, il clima è fresco e c’è lavoro.”

La disoccupazione in Nicaragua è infatti una delle piaghe del paese e, durante la stagione della raccolta, dalla città le persone si spostano nelle piantagioni per lavorare. Queste persone, per raggiungere la finca, si incamminano con la luna ancora nel cielo attraverso sentieri che  conoscono a menadito inerpicandosi tra piante di caffè , dalle foglie lucide ed i fiori bianchi. Alti sopra le loro teste gli alberi di banano assicurano l’ombra necessaria per ottenere sane e gustose ciliegie che, in un processo che dura un anno solare, verranno raccolte a mano e spolpate per arrivare al chicco che verrà fatto seccare e tostare.

La pianta di caffè di qualità Arabica, può raggiungere altezze di 8-10 metri ma viene tenuta molto bassa nelle piantagioni per rendere più facile la raccolta. La fioritura delle piante avviene tra maggio e giugno, il raccolto delle bacche, va da ottobre a dicembre. L’esportazione avrà invece inizio a Settembre.

Le bacche crescono a grappoli sui rami e maturano con velocità differenti. Per questo la raccolta è lenta e minuziosa: i contadini staccano una ad una solo le bacche perfettamente rosse e mature, con delicatezza per non mettere a rischio la salute della pianta. A volte tornano sulla stessa pianta anche tre o quattro volte, con intervalli differenti. I lavoratori vengono pagati a fine giornata, per ogni sacco di caffè consegnato.

Dopo la raccolta, le bacche vengono lasciate in grandi recipienti ed andranno a cadere in un macchinario che rimuove la pelle e la polpa del frutto, traendone il bianco chicco di caffè.

In ogni bacca ci sono due dei chicci che siamo abituati a vedere: sono disposti con la faccia piatta a contatto formando quindi un piccolo ovale. I chicchi ottenuti vengono fatti seccare al sole e in un secondo momento tostati.

Prima del tramonto i lavoratori del Pueblo Los Nogales tornano nelle loro case in cui, da pochi mesi, è avvenuto un grande cambiamento: è arrivata la corrente elettrica e con essa il governo ha anche messo a disposizione fondi e materiali per costruire delle case di cemento, più spaziose e sicure delle casupole fatte di fango e sterpaglia.

Le abitazioni, di 60mq circa, hanno un totale di 3 stanze che verranno usate come camere da letto. Non c’è bagno perché mancano le fogne e non c’è nemmeno la cucina per evitare incidenti di intossicazione da fumi, piuttosto frequenti. C’è però una porta con la serratura, il che permette alle persone del pueblo di poter lasciare casa senza che nessuno debba stare di guardia. Ci sono diverse finestre, con i vetri, materiale con cui queste persone non hanno dimestichezza. Quando ho chiesto ad Antonio di aprirne una per avere maggiore luce nella casa, sembrava che stesse maneggiando un prezioso manufatto di cristallo.

Questi piccoli villaggi stanno ricevendo sostegno dal governo e da varie organizzazioni per diversificare le colture e produrre caffè di qualità che possa competere nei mercati internazionali. Oltre all’elettricità e alle case di cemento armato, il governo sta anche lavorando alla costruzione una strada asfaltata che collegherà il paese con la città, rendendo il passaggio più agevole. Il caffè, quello che prepariamo al mattino o che gustiamo al bar, con quel profumo che fa subito casa, è anche motore di sviluppo per piccoli villaggi come il pueblo Los Nogales.

Testo e foto di Claudia Chiatellino | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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