Bangladesh delta del mondo

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Bangladesh barche da pesca sul Delta

Forse non tutti sanno che il Bangladesh ha la spiaggia sabbiosa più lunga del mondo, la Cox’s Bazar con ben 120 km di fine sabbia sul Golfo del Bengala. Mentre le Sunderbans che si estendono sul delta del Gange sono le foreste di mangrovie più grande del mondo, condivise col vicino stato indiano del Bengala, con cui condivide anche il nome che significa proprio “Paese del Bengala” pur essendo uno stato indipendente. La famosa tigre che popola le Sunderbans in India si chiama Panthera Tigris e in Bangladesh raddoppia e si chiama Panthera Tigris Tigris. Ma visitare le Sunderbans significa trovarsi spesso davanti a scimmie e gazzelle e a un un‘infinita varietà di fauna e flora.

Iqbal Ahmed il Console Generale a Milano del Bangladesh

Il paese che prima era territorio del Pakistan nel 1971 è diventato indipendente. Da allora era noto per il suo alto tasso di natalità e di povertà: su un territorio corrispondente alla metà dell’Italia vivono 170 milioni di persone. Iqbal Ahmed, il Console Generale a Milano, intervistato da Latitudes,  ci spiega che attualmente viene considerato da un punto di vista economico un vero “development miracle”. La sua crescita eccezionale in meno di un decennio porta ottimisticamente a predire uno sviluppo da record. Si prevede che da paese a reddito medio nel 2021, passerà a paese completamente sviluppato nel giro di un ventennio. Il Bangladesh produce juta, borse e motociclette, ma ha un patrimonio naturale ancora tutto da scoprire per il turismo internazionale. Se fino a qualche decennio fa le strutture di collegamento (strade, ponti e aeroporti) erano scarse,  adesso il paese è pronto ad accogliere i turisti.

Ma cosa c’è da vedere? Abbiamo detto delle  spiagge e delle Sunderbans che da sole varrebbero il viaggio, ma c’è molto altro. Per cominciare una miriade di siti archeologici del periodo medievale poco conosciuti, ma di grande interesse artistico e architettonico. Come ad esempio il bellissimo sito di Mahasthangarh nella zona di Bogra.

Il turismo religioso  è molto sviluppato proprio grazie  alla quantità di monasteri buddisti sparsi nel territorio del paese fra cui il mirabile  Paharpur nella regione del Noagoan. Il monastero, con ben 177 celle monastiche, ha una grandiosa struttura quadrangolare sovrastata al centro da uno spettacolare tempio piramidale. Da visitare anche le piantagioni di tè che si estendono in una parte notevole del territorio e risalgono alla periodo della dominazione britannica.

Il Bangladesh è per sua natura eco-friendly e l’eco-turismo è una sua vocazione predominante. Una delle cose da fare è la crociera sul delta del Gange con traghetti attrezzati. Si trovano in loco agenzie che organizzano viaggi e permanenze nei villaggi e nelle case dei locali perché la cosa più interessante per un turista occidentale è andare ad abitare con loro. Vedere come affrontano la vita col poco che hanno e capire perché la maggior parte dei bengalesi rimane nel paese. La forza del Bangladesh è la gente, la loro accoglienza, il loro modo di vivere accontentandosi di poco, ma con grande allegria.

E per finire alcuni dati pratici. Il periodo migliore per andare in Bangladesh è da ottobre a gennaio per il clima mite e asciutto con temperature attorno ai 20 gradi.

Per vedere i grandi festival bisogna andare in aprile. Il capodanno bengalese cade il 14 aprile ed è riconosciuto come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. In quei giorni l’intero paese è coinvolto in feste coloratissime dove partecipano milioni di persone.

Dall’Italia volano quotidianamente verso il Bangladesh le compagnie aeree Turkish (con scalo Instanbul),  Emirates (con scalo Dubai) e Qatar (con scalo a Doha).

Il visto per entrare nel paese va richiesto al consolato di Roma o di Milano e viene rilasciato nel giro di una settimana. Ha validità di 3 mesi e costa 60€. Per gli italiani che arrivano a Dacca senza visto c’è la possibilità di ottenere in loco un visto di 15 giorni al costo di 50$.

Info su

Consolato Generale del Bangladesh 

Bangladesh Parjatan Corporation

Testo di Eugenio Bersani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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