Leonardo e la Botanica

Il 2 maggio del 1519cinquecento anni fa – Leonardo da Vinci moriva ad Amboise, in Francia. Fra pochi giorni e per un periodo di tempo che vedrà la fine del corrente anno, l’Italia e il mondo intendono onorare e festeggiare, con un’infinita gamma di manifestazioni (mostre, dibattiti, proiezioni, tavole rotonde ecc.) il genio inarrivabile di questo toscano nato in un piccolissimo paese e vissuto, grazie alla sua prodigiosa attività creativa, fra le corti più importanti d’Europa. Come avrà mai fatto, questo personaggio di modeste origini, a sviluppare un’esistenza così anomala rispetto alle consuetudini di vita e di lavoro del suo tempo, è un mistero che ha affascinato generazioni di studiosi e di “esperti” dei diversi rami dello scibile umano. Leonardo ha praticato con successo diverse discipline e ha primeggiato in ciascuna di esse. È stato pittore, scultore, studioso di musica e scrittore; i suoi studi di architettura e ingegneria sono noti e le sue intuizioni e realizzazioni sono raccolte nel museo milanese che porta il suo nome. Al servizio dei potenti ha agito come scienziato con studi di idraulica, geologia, astronomia; si è interessato di costruzioni belliche (difesa e offesa) per i litigiosi signori del suo tempo, ma è stato anche attento alle dinamiche del volo degli uccelli per possibili apparecchiature che consentissero il volo umano. Nei periodi di pace delle corti nelle quali ha occupato incarichi di assoluto rilievo, si è anche cimentato come scenografo; suoi grandi amori sono stati lo studio e il disegno del corpo umano e quindi dell’anatomia, oltre all’osservazione della natura e conseguentemente della botanica.

Leonardo, che diceva di sé essere omo sanza lettere, era un profondo conoscitore della natura e del mondo botanico. Non a caso le celebrazioni del cinquecentenario di Palazzo Reale e del Castello Sforzesco (Sala delle Asse) porranno in rilievo – grazie ai lavori di restauro appena conclusi – le tracce dei disegni preparatori con carbone a secco o pennello che riproducono sfondi paesaggistici straordinari, notevoli per la precisione botanica, frutto delle attente osservazioni del genio. La botanica, per Leonardo, era intimamente legata alla natura e lui immaginava entrambe come forze attrici e creative poste idealmente su un enorme pentagramma musicale; collocazione visiva che solo la sua mente era in grado di tradurre in messaggi speciali: i ritmi di crescita delle erbe, delle piante, gli adattamenti naturali ai cambi di ambiente, clima, alle manipolazioni dell’uomo. Tutto per Leonardo aveva un collegamento logico che rispondeva ai disegni del soprannaturale: le ramificazioni dei vasi sanguigni dei suoi studi di anatomia erano simili ai vortici d’acqua e di nuvole tempestose dei suoi quadri e disegni, così come i grovigli delle piante e delle erbe osservate nei campi.

Una delle prime osservazioni di Leonardo nel campo della botanica riguardava la crescita degli alberi, lo sviluppo del fogliame; sottostavano a regole matematiche perché non c’era sovrapposizione tra foglia e foglia e ciascuna aveva un suo personale accesso alla luce del sole. Stesso discorso per i tronchi degli alberi; Leonardo è stato il primo ad intuire che l’età delle piante era determinata dai centri concentrici contenuti nel tronco e il primo a scoprire che il nutrimento degli alberi derivava dalla terra e dall’acqua che, attraverso le radici, convogliavano la linfa vitale verso l’alto, lungo il tronco e le deviazioni dei vari rami. Queste osservazioni, proprio perché parliamo di un genio, lo hanno condotto ad una ulteriore scoperta: togliendo una pianta dalla terra che la conteneva e immergendola unicamente nell’acqua, questa non cessava di crescere; la sua conoscenza dell’idraulica e della fluidodinamica gli avevano aperto la via ad una tecnica nuova: la coltura idroponica. Le piante crescevano più lentamente, ma non morivano. Leonardo amava leggere e capire i classici così come consultava erbari scritti da altri; ma lo faceva con spirito critico e concludeva quasi sempre che l’osservazione diretta della natura era la via migliore per formulare nuove ipotesi, per sperimentare soluzioni diverse. Molti degli studi botanici risalgono al periodo di permanenza alla corte di Ludovico il Moro; in particolare Leonardo si recava spesso nella cascina agricola chiamata Sforzesca, a Vigevano; una delle residenze estive degli Sforza. Non è dato sapere se in seguito, alla corte di Francia, abbia proseguito con le sue osservazioni botaniche. Qualunque incarico abbia avuto e qualunque risultato abbia in seguito prodotto, tutto è valso a dargli la fama universale che da secoli l’umanità gli riconosce.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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