Fano, un City Brand tutto compreso

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L’accesso alla rocca malatestiana di Fano ©Settemuse.it

Per quale motivo – si saranno chiesti gli abitanti di Fano – le nostre automobili devono avere la targa PU (Pesaro-Urbino) e non semplicemente PS (Pesaro) o, meglio ancora, PF (Pesaro-Fano)? Pensieri innocenti, quasi oziosi, nei quali si mescolano a scelta: rispetto per il capoluogo, conscio del rossiniano blasone; invidia contenuta per la piccola Urbino, regina del Montefeltro; ma poi le considerazioni sfumano nel ridicolo non solo perché le targhe attuali hanno lettere e numeri e non si sa da quale provincia arrivino, ma anche perché sono altri i piccoli e grandi vanti che ogni città di questa zona può mettere sul piatto: contenute invidie comprese. Sotto il profilo geografico, Fano è una città tutto sommato sfortunata. Avrebbe tutti i “numeri” (storici, paesaggistici, umani) per essere considerata una sede di provincia a pieno titolo, ma le ambizioni sono rimaste tarpate dalla vicinanza di altre città e altri centri tutti in schiera lungo l’Adriatico: Rimini, Riccione, Cattolica, Gabicce: protagoniste assolute del fantasmagorico vacanzificio estivo; Pesaro, nella turris eburnea della sua musica immortale; persino Marotta dalle casalinghe spiagge formato famiglia; infine Senigallia e Ancona, la città del Cònero, storicamente proiettata verso lidi dalmatici e orientali.  Cosa restava a Fano per emergere, per crearsi una propria identità? Quello che c’era da fare, Fano l’ha fatto sino in fondo, potendo contare su trascorsi storici di tutto rispetto e sulla vitalità di una società al passo con l’era del web.

Basterebbe, per nobilitare Fano nel tempo del City Brand, ricordare che è la città delle bambine e dei bambini ed è l’unica in Italia ad avere un consiglio comunale permanente formato da bambini; al grido gioioso di “scusate il disturbo, stiamo giocando per voi!”, nei giorni scorsi Fano ha chiuso al traffico alcune strade per consentire ai giovanissimi di giocarvi liberamente; giochi nel rispetto delle regole stradali, secondo i suggerimenti della Fondazione Michele Scarponi rispetta la vita; lui, campione del pedale, sapeva cosa vuol dire percorrere le strade e i pericoli che ne derivavano. Ha scritto Guido Piovène nel suo celebre Viaggio in Italia dei primi anni Cinquanta: “Fano è una città di belle piazze, chiese e palazzi. Anche qui, col Palazzo Malatestiano, ha lasciato un’impronta il Quattrocento, che è lo stile della regione, e sempre quasi lo stile degli animi e del paesaggio”. Piovène ricordava anche Fabio Tombari, scrittore e insegnante del Novecento, che, con le sue Cronache di Frusaglia (1927), avvenimenti di un paese immaginario fra Appennino e Adriatico, aveva saputo dare sapore di favola alla vita semplice dei luoghi. Persino il sommo Dante sapeva che a Fano vivevano i “migliori”! Nel canto 28 dell’Inferno, ammonisce i messeri Guido e Angiolello sul rischio di venir mazzerati (annegamento in sacchi piombati) da Malatestino I° Malatesta, tiranno di Rimini; le cronache non dicono come sia andata a finire.

Qualcosa di riminese, di romagnolo, è tuttavia rimasto a Fano: un dialetto gallo-piceno dalle cadenze emiliane-romagnole (basta ascoltare Valentino Rossi!) che toccano il diapason dell’allegria in occasione del famoso Carnevale, con i carri cittadini e le esibizioni acquatiche nel canale Albani e nelle darsene del porto. Camminare in distensione è il modo migliore per entrare in sintonia con Fano. Ovunque aleggia la perfezione stilistica di Vitruvio e della sua Basilica; per contro si può godere dell’ossimorica spaziosità-raccolta della Chiesa di San Francesco, edificio senza tetto come la celebre Abbazia di San Galgano; una chiesa reale e praticata è il Duomo, dedicato a Santa Maria Assunta, fondato nel XII secolo e in seguito ampliato e modificato. Fano scivola poi nella storia con il suo famoso e lontanissimo Atleta, la statua di bronzo attribuita allo scultore greco Lisippo – forse più correttamente alla sua Scuola – rinvenuta nel 1964 al largo della costa marchigiana e conservata ora nella collezione Getty in California ma, si spera, di futura riacquisizione. Il percorso si fa romano con l’Arco di Augusto, vero simbolo della città rivitalizzato dal moderno City Brand. L’occhio vuole la sua parte: ecco allora piazza XX Settembre con il Palazzo della Ragione e la Fontana della Fortuna; ecco ancora la Rocca Malatestiana: massiccio emblema di solidità e potere, visibile testimonianza dell’Italia delle Signorie. Il finale di gita non appaia blasfemo: cosa può esserci di meglio che gustare un delizioso brodetto in uno degli eccellenti ristoranti del centro storico? Con il brodetto, si completa la momentanea simbiosi con una città che offre quanto c’è di meglio: la piacevolezza del vivere semplice e sereno.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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