Sri Lanka oltre l’orrore

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A Kandy nel Tempio del Dente del Budda i devoti portano fiori di loto come offerte

Il dolore è il passato. Dal 1983 al 2009 la guerra civile fra le Tigri Tamil, gruppo militare separatista di Liberazione dei Tamil Eelam (LTTE), e il governo centrale dello Sri Lanka, fra la minoranza tamil indù e la maggioranza cingalese buddista. Un conflitto che in ventisei anni ha causato la morte di circa 80.000 persone. Pasqua di sangue il 21 aprile di quest’anno con un bilancio terribile degli attentati rivendicati dall’Isis nelle chiese cattoliche e negli hotel frequentati dai turisti stranieri di Colombo, Negombo e Batticaloa: 253 morti e 500 feriti. La speranza è il futuro. Sri Lanka è un paese profondamente provato, colpito al cuore. Ma non per questo vinto dalla barbarie omicida. Pronto al riscatto e a far prevalere la democrazia, la libertà, la pace, la tolleranza religiosa e lo sviluppo secondo i suoi padri fondatori che nel 1948 lo affrancarono dal dominio coloniale inglese.

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L’Hotel Cinnamon a Colombo coinvolto negli attentati

“C’è la voglia di riscatto, di guardare al futuro, di isolare gli estremisti, di tornare alla normalità”, sostiene Jude Marsalin, Management Assistant dello Sri Lanka Tourism Promotion Bureau. Che lancia un appello: “Il turismo è il nostro petrolio ed è il più importante volano della nostra economia dopo l’industria del tè, di cui siamo il terzo maggiore produttore al mondo. In questi ultimi anni abbiamo potenziato e sviluppato infrastrutture, strutture ricettive e comunicazioni secondo gli standard internazionali. I numeri parlano chiaro e attestano la bontà delle nostre scelte: due milioni e mezzo di turisti nel 2018. Il paese sta tornando progressivamente alla normalità. Sono stati attivati rigidi controlli per garantire la massima sicurezza a tutti, turisti compresi.

Che speriamo continuino a scegliere lo Sri Lanka sempre più numerosi per le loro vacanze. Non lasciateci soli”. Quest’appello l’ho sentito ripetere dalle molte persone che ho incontrato: non solo dagli addetti del settore turistico, ma anche dai venditori dei mercati, dai giovani, dalle madri di famiglia, dai camerieri, dagli impiegati degli uffici e delle banche, dagli autisti degli autobus, dagli studenti. E questo Giardino dell’Eden continua a sedurre i molti viaggiatori che non si sono fatti intimorire dagli attentati, non hanno disdetto le prenotazioni fatte nei mesi scorsi e continuano ad affollare spiagge, parchi nazionali, cittadine, villaggi, siti storici e templi.

Sono partito il 25 aprile, superando anch’io paura e dolore per la carneficina che esaltati hanno compiuto in nome di Allah. Ho fatto bene ad andarci perché ho ritrovato lo Sri Lanka del mio primo viaggio fatto nel 1982, in quel tempo di pace quando la parola dell’Illuminato era condivisa da tutti i suoi abitanti e il buon governo di Sirimavo Ratwatte Dias Bandaranaike, leader del Partito della Libertà, prima donna al mondo a ricoprire il ruolo di primo ministro, avviava il paese sul cammino della democrazia e dello sviluppo. Ho visto come le misure di sicurezza realizzate con efficacia dal governo hanno portato, nei giorni successivi, il paese alla normalità. Militari e poliziotti, presenti giorno e notte nelle strade, negli hotel, negli aeroporti, sui treni, ovunque, sono stati gli “angeli custodi” che hanno realizzato questo miracolo.

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La Stazione ferroviaria di Colombo, nessuno in strada solo i militari di guardia

Il primo giorno dopo il mio arrivo ho percorso le strade della capitale Colombo, quasi deserte, senza problemi, sostando oltre il cordone di sicurezza a decine di metri dall’Hotel Shangri-La, chiuso dopo l’attentato subito. Insieme a molti fedeli ho pregato per le vittime e offerto insieme a loro fiori di loto, simbolo di pace e fratellanza, a Budda, a Gesù, ad Allah e a Shiva. Templi, moschee, chiese e pagode erano affollate da devoti delle molte religioni che testimoniano la spiritualità di questo paese.

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A Kataragama, in preghiera davanti allo Stupa del Tempio

Dappertutto, anche nei più sperduti villaggi, garrivano al vento bandiere bianche e nere, simbolo del lutto che aveva colpito lo Sri Lanka. Per ricordare a tutti le vittime innocenti. A Galle, cittadina incantata nella punta sud-occidentale dell’isola, avvolta dalla struggente saudade lusitana dei Portoghesi che l’hanno conquistata nel 1505, mi sono fermato in raccoglimento a leggere gli striscioni esposti dinanzi alla bianca moschea Meeran Masjid e all’imponente Cattedrale di Santa Maria Regina del Santo Rosario che ricordavano la strage di Pasqua. Nel Kiri Vehera, che fa parte del complesso templare di Kataragama, venerato dai buddisti, dagli indù, dagli indigeni vedda e dai musulmani, a 13 km dal famoso Parco Nazionale di Yala, ho pregato con i fedeli vestiti di bianco, girando attorno all’enorme stupa candido. Qui insieme a loro ho ricevuto l’acqua e la cera benedetta da un monaco che mi ha poi legato al polso destro un nastro bianco in segno di lutto. Che porto ancora con me, per non dimenticare gli innocenti trucidati dagli integralisti islamici. Ma anche, come mi ha sussurrato il monaco, “per essere sempre solidale con lo Sri Lanka e confidare nella pace e nella fratellanza”.

Informazioni: Sri Lanka Tourism Promotion Bureau

Di Pietro Tarallo Foto di Massimo Bisceglie |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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