Alone petrarchesco sui muri del Linterno

La non breve parentesi di vita milanese di Francesco Petrarca può essere riassunta in due date: 1353 e 1361. Circa nove anni durante i quali il sommo poeta, scrittore, filologo, filosofo di universale fama, si è trovato alle prese – nella scelta della dimora per lui ideale (aria salubre, tranquillità) – con i problemi affrontati dai comuni mortali. Prima una casa prossima alla Basilica di Sant’Ambrogio, poi un’altra dalle parti di San Simpliciano, quindi una sistemazione nella Certosa di Garegnano e infine l’approdo definitivo del periodo milanese nella Cascina Linterno che lui chiamava Inferno. Petrarca era giunto a Milano, invitatovi dai Visconti (io sto con loro, ma non sotto di loro…) all’età di 49 anni, proveniente dalla provenzale Fontaine de Vaucluse, prossima ad Avignone. Nove anni di vita milanese, dunque, in questo luogo nel quale il poeta apprezza la solitudine e la conseguente serenità, come aveva da sempre desiderato. Qui compone il Canzoniere, le famose Rime, cura la stesura di numerosi saggi in lingua latina, intrattenendo inoltre una fitta corrispondenza con l’amico Boccaccio. La permanenza nella Cascina Linterno, lontana quattro miglia dal centro di Milano (che in quei tempi era poco più di un grosso borgo rurale) viene testimoniata da un incunabolo del 1474, conservato nella Biblioteca Trivulziana di Milano. La cascina “modernamente edificata” e stranamente denominata “Infernum”, assume con Petrarca il nome di “Liternum”, come quello della villa di Scipione l’Africano che sorgeva nei Campi Flegrei.

Tutti i “luoghi della memoria”, prima che divengano tali – e Villa Linterno risalta come luogo d’elezione della presenza di Francesco Petrarca a Milano – affrontano anni di abbandono, di incuria, sia per le vicende storiche che li coinvolgono, sia per la superficialità umana distratta da problemi molto terreni di quotidiana sopravvivenza. Villa Linterno non ha fatto eccezione, ma ha potuto contare sull’interessamento fattivo dell’Associazione CSE Petrarca Onlus negli anni precedenti e successivi al vincolo di tutela da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Sono stati anni di abbandono del pregevole edificio; anni nei quali non si è voluto comprendere come il complesso, di indubbia valenza storica grazie a Petrarca, avrebbe potuto rappresentare un polo culturale d’attrazione internazionale per gli studi umanistici e per la “riscoperta” della vita operosa del poeta. Non sono mancati rischi di possibili cadute nell’infido baratro di variegati interessi economici ed edilizi. Nel 2014 l’edificio è stato ristrutturato e i vari locali resi per conseguenza funzionali e fruibili, a scapito tuttavia di una parallela e doverosa attenzione per i pregi estetici e artistici; particolare questo che avrebbe sicuramente portato a compimento una definitiva valorizzazione dell’intero complesso.

L’analisi stratigrafica eseguita nel mese di marzo del 2014, richiesta dall’Associazione CSE Petrarca,  ha certificato che gli ambienti di Villa Linterno sono parte integrante di una dimora agreste di gran pregio risalente all’inizio del 1400; non andrebbe esclusa a priori la possibilità che – per mezzo di ulteriori e accurate introspezioni – si possa arrivare a determinare l’esistenza della cascina già all’epoca della permanenza del Petrarca a Milano (metà del 1300). Il “suggerimento” per ulteriori approfondite indagini viene espresso da Emanuela Bissoli e Laura De Nardi, restauratrici che hanno già “testato” (anche “tastato!) i muri della Cascina-Villa, ottenendo apprezzabili risultati: ne è prova la parete del locale n° 3 del primo piano che raffigura la Razza Viscontea, con la colombina e la corona, idea pittorica dedicata da Petrarca al giovane Gian Galeazzo Visconti, in occasione del suo matrimonio con Isabella di Valois. Cosa fare per scoprire tutto ciò che sicuramente c’è da scoprire? Emanuela e Laura hanno le idee chiare in proposito: occorre – come suggerito anche dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici –  programmare una campagna stratigrafica conoscitiva sulla totalità delle superfici, insieme a un progetto di recupero e valorizzazione dei dipinti esistenti. La campagna di saggi stratigrafici metterà a nudo l’essenza del fabbricato e le modificazioni avvenute nel tempo; mentre le analisi diagnostiche scopriranno cosa i muri contengono; vale a dire come sono stati fatti e modificati. Tutto questo consentirà di procedere ad un completo restauro pittorico delle superfici interne e ad una valorizzazione finale della villa. Lo spirito del Petrarca ne gioirebbe, dato che amava molto Milano e si vide costretto a lasciarla per i rischi che le ricorrenti epidemie di peste comportavano.

Libertas Dicendi n°216 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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